Le brame cinesi sull’Africa sono ben note ma, nel Maghreb in particolare, la sfida si riduce a due grandi nazioni, Marocco e Tunisia, che si contendono il ruolo di hub di Pechino nell’area. Nonostante l’emergenza di questi mesi, il lavorio della diplomazia non ha smesso di coltivare questi legami, soprattutto con Tunisi. A questo proposito, la Belt and Road Initiative (Bri) lanciata da Xi Jinping nel 2013, sembra ancora essere uno degli strumenti di partenariato più efficienti e affidabili che consente a Tunisi di mantenere una cooperazione economica stretta e sostenibile, nonostante l’importante stress test a cui è stata sottoposta in questi mesi.

Perché Tunisi ha aderito alla Belt and Road Initiative

La Tunisia, che vanta l’economia più aperta e diversificata del Maghreb, ha scelto la “Via della Seta” per potenziare commercio e investimenti esteri. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Tunisia, e rappresenta i due terzi delle esportazioni del Paese: diversificare il proprio mercato commerciale, dunque, mai come oggi è una priorità.

All’atto della firma, avvenuta nel luglio del 2018, gli accordi comprendevano progetti per lo sviluppo del porto di Zarzis, la costruzione di un ponte che collega Djerba, la principale isola turistica della Tunisia, a Djorf nella regione di Medenine (ricca di minerali) e la costruzione di una ferrovia di 140 km che collega la regione costiera di Gabes, un hub per le industrie di trasformazione petrolchimica e fosfatica, a Zarzis. A questo potenziamento infrastrutturale i due Paesi aggiunsero il progetto di un impianto automobilistico gestito dalla società statale cinese SAIC Motor Corporation Limited, che avrebbe costruito ed esportato automobili nella regione del Mediterraneo e in Africa. A completare il quadro anche un accordo di cooperazione sul turismo che prevedeva piani per l’apertura di una rotta aerea, con l’obiettivo di attrarre più turisti cinesi in Tunisia e di espandere il settore turistico del Paese nordafricano, un importante percettore di valuta estera.

L’idea di base degli accordi era quella di fare di Tunisi uno snodo fondamentale per la triangolazione dei rapporti tra Cina, Africa ed Europa.

Quattro progetti fondamentali

Come ha sostenuto l’ambasciatore tunisino in Cina Dhia Khaled alcune settimane fa, dal 2018 sono stati intrapresi numerosi progetti bilaterali legati a sviluppo umano, empowerment economico e consolidamento dell’amicizia tra le due nazioni che vanno ben oltre le mere relazioni economiche e che, nel futuro immediato, saranno snodi fondamentali per il futuro del Paese. Fra questi ce ne sono almeno quattro che vanno tenuti d’occhio.

Si deve citare innanzitutto il policlinico universitario di Sfax, nel sud della Tunisia, già costruito nell’ambito della Bri. Un grande progetto che consentirà al sud della Tunisia, con i suoi circa 3 milioni di abitanti di accedere a servizi medici aggiuntivi: la pandemia di COVID-19 ha dimostrato quanto sia fondamentale avere strutture sanitarie in grado di svolgere non solo l’ordinario ma di affrontare anche grandi emergenze. Altro punto di intervento è quello legato ai giovani, tema che è sempre stato preso in alta considerazione nell’ambito della cooperazione tra Tunisia e Cina. A questo proposito, è in programma un grande progetto per la costruzione di un incubatore giovanile a Ben Arous (un sobborgo di Tunisi). Uno spazio adeguato per coltivare progetti e mettere alla prova il proprio know-how. Intelligenza artificiale e Ict sono altri due punti che creano un perfetto connubio tra le esigenze della Bri e gli obiettivi di sviluppo tunisini: un passo importante per questa ragione sarà l’istituzione di un centro di calcolo ad alte prestazioni insieme al centro di calcolo tunisino Al Khawarizmi (che opera sotto l’egida del Ministero dell’istruzione superiore e scientifica Ricerca) e la China Academy for Science and Technology. Il centro sarà uno dei più importanti in Africa e contribuirà a rafforzare la cooperazione anche trilaterale con Paesi terzi. Fiore all’occhiello di questa visione bilaterale sarà l’Accademia Diplomatica della Tunisia. L’accademia offrirà corsi di alto livello e formazione per diplomatici tunisini, ma anche per i loro colleghi provenienti dal resto dell’ Africa e Paesi arabi. Si prevede che promuoverà la Tunisia come centro diplomatico nella regione e migliorerà notevolmente i programmi di formazione per diplomatici tunisini altamente qualificati. Le grandi aziende cinesi stanno facendo del loro meglio per progettare e costruire un’accademia che fornirà le premesse per una grande e importante istituzione e rifletterà i veri legami di amicizia che esistono tra Tunisia e Cina.

La differenza di prospettiva tra Tunisi e Pechino

Cosa è la Cina per la Tunisia e cosa è la Tunisia per la Cina? Al di là del facile gioco di parole, queste due domande sono fondamentali per capire il futuro di questi rapporti che di certo non sono nati con la Bri. La Cina ha compiuto un ingresso energico nel Maghreb e, sebbene il suo impegno con la Tunisia possa potenzialmente sostenerne la crescita economica, l’industrializzazione e lo sviluppo sociale, in particolare attraverso l’acquisto di materie prime e la costruzione di infrastrutture, ci sono poche prove che ciò stia accadendo in maniera efficiente. L’emergenza coronavirus ha poi rallentato progetti e scambi, sebbene le generose donazioni medicali di Pechino a Tunisi siano state un segno forte in questi mesi (nonostante la Tunisia registri poco più di 1200 casi e 50 decessi).

La Tunisia (come il Marocco) ha un importante valore geopolitico agli occhi di Pechino a causa della sua posizione in Africa, del proprio ruolo nel mondo arabo-musulmano e della sua vicinanza all’Europa. Non solo, ma da alcuni anni Tunisi sta cercando di implementare il proprio dialogo politico e commerciale con il resto d’Africa, caratteristica funzionale ai bisogni di Pechino. Da parte sua, Tunisi vede la cooperazione con la Cina come un’opportunità irrinunciabile per ridurre l’influenza occidentale nel contesto della globalizzazione multicentrica e guadagnarsi il diritto di uscire dalla periferia del Mediterraneo. Dall’altra parte, come altri attori esterni impegnati nel Maghreb, la Cina deve affrontare l’instabilità dei regimi qui esistenti. Gli sconvolgimenti politici, infatti, possono minacciare i suoi interessi in qualsiasi momento, come è avvenuto in Libia nel 2011, e spingere Pechino a compiere un passo indietro o a compromettere la propria neutralità nelle vicende mediorientali. E la Tunisia come reagirà?

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