Il nome di Celine Gauer era ignoto alla stragrande maggioranza degli europei, non solo nell’opinione pubblica ma anche all’interno dei gruppi dirigenti dei Paesi dell’Unione, prima che la Commissione di Ursula von der Leyen la nominasse a capo della task force creata per gestire le procedure di vidimazione dei finanziamenti legati al Recovery Fund messo in campo dall’Unione Europea negli scorsi mesi.

La Gauer, dal 16 agosto, guida un gruppo di lavoro di fondamentale importanza per le politiche europee dei prossimi anni. Coronando in questo modo un cursus honorum che per un quarto secolo l’ha condotta a una lenta e silenziosa ascesa negli apparati di potere di Bruxelles. La Recovery and resilience task force è stata istituita per aiutare gli Stati membri a redigere piani di ripresa e resilienza dopo la pandemia di coronavirus. La burocrazia comunitaria e gli apparati di Palazzo Berlaymont, sede della Commissione, avranno il potere di ultima istanza di valutare e vidimare le richieste degli Stati per aiuti sotto forma di prestiti e sussidi a fondo perduto che governi come quello italiano vogliono iniziare a richiedere già nelle rispettive leggi di bilancio.

La scadenza per la presentazione dei piani è fissata nel 30 aprile 2021. Tuttavia, gli Stati che volessero accedere a un finanziamento anticipato sono incoraggiati a presentare le bozze dei piani dal 15 ottobre prossimo, unitamente alle leggi di bilancio previsionali. Una fonte diplomatica di Bruxelles sentita da Adnkronos fa notare che per i membri dell’esecutivo Ue “l’interazione anticipata con i servizi della Commissione è fortemente incoraggiata: la discussione con l’esecutivo può avere luogo sin d’ora per la preparazione delle bozze. La Commissione è in costante contatto con tutti gli Stati membri a tutti i livelli su questa materia”. Non si può negare che dal punto di vista della Commissione la richiesta appaia logica, dopo che per molte settimane i vari esecutivi si sono, in nome della salvezza dell’Unione, azzannati e combattuti con forza per decidere quelle che ritenevano essere le più importanti priorità per la ripresa economica del Vecchio Continente: perdere la barra del timone proprio ora lascerebbe l’Unione preda della guerra tra bande e dello sdoganamento completo della battaglia politica sull’erogazione dei fondi. Paesi come l’Olanda assaporano i poteri speciali come il “freno d’emergenza” e sono pronti a sfruttarli come arma per rilanciare l’ideologia dell’austerità. La scelta di una donna come la Gauer è, in questo senso, giustificata dalla sua natura di figura apolitica e completamente “tecnica”.

Per gli Stati questo significa che la Commissione è pronta a evocare a sè un gran numero di poteri di scrutinio. Il Recovery Fund, da loro finanziato con l’extra-contribuzione, sarà gestito materialmente dalla task force della “zarina” Gauer, che darà le carte e detterà i tempi. Pensiamo all’esempio dell’Italia: Roma chiede in maniera anticipata e completa i pre-finanziamenti, ma dovrà affrontare la richiesta di contropartite sotto forma di promesse di riforme strutturali e modifiche normative. Questo, è bene sottolinearlo, senza che nei prossimi anni l’Italia cessi di essere un contributore netto del bilancio europeo: da un attuale situazione che vede Roma contribuire nettamente con 22 milioni di euro al giorno al bilancio comunitario si passerà a una contribuzione netta di 14,5 milioni grazie ai 19 miliardi di esborso netto (su 208 tra prestiti e aiuti) che l’Italia riceverà tra il 2021 e il 2027. Meno di tre miliardi di euro netti all’anno di guadagno in cambio del trasferimento di grandi competenze e poteri di scrutinio a una super-funzionaria alla guida di una task force Ue: nel Recovery Fund sembrano emergere logiche e equilibri di potere ben noti all’Europa del recente passato, e che vanno valutati prima di mettere a terra i progetti che l’Italia richiederà di finanziare per rilanciare la sua economia.

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