A volte tre indizi non bastano per fare una prova, a maggior ragione se stiamo parlando di Corea del Nord, uno dei Paesi più misteriosi del mondo. Eppure, gli ultimi indizi che arrivano da Pyongyang hanno fatto (ri)suonare cupi campanelli di allarme in merito alla situazione economica che starebbe attraversando l'”altra Corea”. Partiamo dai dati certi, o quanto meno da quelli verificati dal governo nordcoreano.

Secondo quanto riferito dalla Korean Central News Agency (Kcna), Kim Jong Un ha “duramente criticato” le agenzie economiche del Paese in occasione di una riunione del Politburo del Partito del lavoro. L’accusa è piuttosto importante: le suddette agenzie non avrebbero adottato una gestione “scientifica” delle politiche. Le critiche di Kim sono state interpretate da esperti sudcoreani come una stretta alla disciplina dell’establishment economico nordcoreano.

E tutto ciò in vista di un raro congresso del Partito del lavoro che Kim intende organizzare all’inizio del mese di gennaio, per la prima volta da quattro anni a questa parte. A quanto pare, il congresso farà da cornice alla presentazione di un nuovo piano di sviluppo economico quinquennale. La stessa Kcna ha riferito che, durante la citata riunione del Politburo del 29 novembre, Kim ha “discusso e studiato, tra le voci chiave dell’agenda, un rapporto sui preparativi per l’Ottavo congresso del Partito del lavoro”.

Rischi economici

L‘interscambio commerciale della Corea del Nord con il suo principale mercato di riferimento, la Cina, è crollato del 70 per cento nel corso del 2020, a causa della chiusura dei confini decretata da Pyongyang per far fronte alla pandemia di coronavirus. Lo ha riferito in modo chiaro la stampa sudcoreana, riportando gli ultimi dati forniti dalla Korea International Trade Association del commercio (Kita). Nei primi nove mesi del 2020, l’interscambio commerciale di Corea del Sud e Cina è ammontato a 530 milioni di dollari, in calo del 73 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Gli scambi commerciali della Corea del Nord con la Russia sono invece aumentati del 15 per cento nel medesimo periodo. Le esportazioni nordcoreane verso la Cina sono crollate del 70 per cento annuo, a 46 milioni di dollari; le importazioni, invece, hanno subito una contrazione del 73 per cento, a 490 milioni di dollari. Il commercio tra i due paesi asiatici ha esibito segnali di ripresa nei mesi di maggio e giugno, per poi subire una nuova battuta d’arresto a partire da luglio. Dopo l’irrigidimento del regime sanzionatorio internazionale a carico di Pyongyang, nella seconda metà del 2017, il commercio tra Corea del Nord e Cina aveva subito una contrazione del 57 per cento nei primi tre trimestri del 2018.

Giro di vite

Dopo una sfilza di dati arriviamo agli altri due indizi che potrebbero preannunciare un eventuale terremoto economico. Il Financial Times ha scritto che la Corea del Nord avrebbe dato il via a un giro di vite sui mercati monetari. Questo, oltre ad aver già provocato la morte di un commerciante di valuta – pare sia stato giustiziato un pezzo grosso di Pyongyang –, a detta dell’intelligence sudcoreana starebbe a significare che Kim ha intenzione di stringere la presa sull’economia dopo anni di parziale e progressiva liberalizzazione.

Ultimo indizio: l’esecuzione del mercante avrebbe fatto seguito a un apprezzamento del won nordcoreano (la moneta usata in Corea del Nord) nei confronti del dollari americano di quasi il 20% negli ultimi mesi. Se la notizia dovesse essere confermata, si tratterebbe di una delle più ingenti fluttuazioni di denaro mai avvenute a Pyongyang da molti anni a questa parte.

I tre punti potrebbero voler significare una preoccupante instabilità dell’economia nordcoreana. Già, perché uno dei tratti distintivi della politica economica di Kim Jong Un coincideva proprio nell’incoraggiamento delle relazioni di mercato tra imprese e individui. Il trend, adesso, starebbe gradualmente per essere interrotto. Molteplici i motivi di una simile stretta: si va dal contraccolpo economico provocato dalla pandemia di Covid-19, che pure ha interrotto il commercio con la Cina, alle solite sanzioni. Insomma, la liquidità nelle casse dello Stato sembrerebbe essersi ridotta. E Kim avrebbe deciso di stringere il controllo sul mercato valutario per affermare la propria leadership in un momento complesso e, al tempo stesso, per evitare spiacevoli contraccolpi.

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