I rapporti fra Polonia e Russia non sono mai stati idilliaci nel corso della storia, ma l’ascesa preponderante del partito della destra nazionalista Diritto e Giustizia (PiS) ha plasmato profondamente gli affari politici nel paese centro-europeo, facendo dello scontro con il vicino russo uno dei punti-chiave della propria agenda estera.

Per vincere questa piccola battaglia egemonica combattuta ai confini dell’Unione Europea, la Polonia ha elaborato una strategia geo-energetica mirante all’emancipazione del paese dalla dipendenza da gas russo entro il primo quarto degli anni 2020. Se il piano dovesse funzionare, potrebbe fungere da modello per tutti quei paesi insofferenti verso il monopolio energetico del gigante russo Gazprom, rivoluzionando per sempre i rapporti di forza fra Bruxelles e Mosca.

La strategia del gas: meno Russia, più diversificazione

Nel 2022 scadrà il contratto di lungo termine di fornitura energetica che attualmente lega Varsavia a Gazprom, ed il governo di PiS sta lavorando arduamente affinché entro tale data il paese raggiunga una sicurezza energetica basata sull’autoproduzione e sulla diversificazione, cessando la dipendenza sedimentata dal gas naturale russo – che nel 2017 ha soddisfatto il 54% della domanda interna polacca – in maniera tale da non rinnovare l’accordo.
Per raggiungere l’ambito proposito, la Polish Oil and Gas Company (POGC) ha concluso una serie di storici contratti di approvvigionamento nell’ultimo triennio con Stati Uniti, Qatar e Norvegia, sullo sfondo di concomitanti sforzi per il rilancio della produzione energetica nazionale, con fonti tradizionali e rinnovabili, e per il potenziamento delle capacità del terminale per il gas liquefatto di Świnoujście da 5 a 7,5 miliardi di metri cubi annuali.

Gli accordi bilaterali più importanti son stati siglati fra il 2018 e quest’anno con le americane Venture Global Calcasieu Pass e Venture Global Plaquemines LNG, hanno durata ventennale e garantiranno alla Polonia una fornitura annuale di oltre 3 milioni e 500mila tonnellate di gas liquefatto l’anno.

Il progetto più ambizioso della strategia energetica polacca è, però, il gasdotto Baltico. La struttura trasporterà il gas raccolto nel Mare del Nord via Danimarca e, nei piani del PiS, dovrebbe essere sfruttata per fare della Polonia un hub energetico regionale dal quale potranno rifornirsi i paesi Visegrad, grazie ad una capacità di trasporto annuale di 10 miliardi di metri cubi. La capacità è stata scrupolosamente studiata per consentire di sostituire completamente le importazioni di gas russo. I lavori dovrebbero iniziare entro fine anno e terminare entro ottobre 2022.

A partire dal 2024, la somma dei contratti pattuiti dalla Pogc con norvegesi, qatarioti e statunitensi, consentità al paese di ricevere un flusso costante e regolare di almeno 12,5 miliardi di metri cubi di gas liquefatto annualmente – una cifra di cui si può comprendere il pieno significato solo comparandola all’attuale quantità di gas liquefatto ricevuto, che è di 3,5 miliardi di metri cubi.
Il gas naturale dalla Norvegia e il liquefatto da Stati Uniti e Qatar saranno superiori a quanto demandato dal fabbisogno nazionale, e il dispensabile sarà utilizzato per creare un piccolo mercato energetico, libero dal monopolio russo e da prezzi inflazionati, con la Polonia al centro.

Il gas della libertà

Secondo Rick Perry, il segretario per l’energia dell’amministrazione Trump, gli Stati Uniti ambiscono ad incrementare gradualmente e significativamente la capacità d’esportazione di gas naturale liquefatto nei paesi europei come parte di una strategia di più ampio respiro tesa a ridurre l’influenza russa sul Vecchio Continente.

In questo contesto si inquadra l’avvicinamento con la Polonia che, in virtù del ruolo-guida esercitato nell’area baltica e nell’alleanza Visegrad, potrebbe segnare l’inizio di una rivoluzione energetica senza precedenti che garantirebbe a Washington un primato nel mercato europeo del gas prima di oggi impensabile e impraticabile.

Per queste ragioni, Perry ha ribattezzato il gas liquefatto statunitense come il “gas della libertà“, sostenendo che si tratti dell’ennesimo strumento con il quale il suo paese starebbe nuovamente salvando l’alleato europeo, prima minacciato dall’asse nazifascista, poi dall’impero sovietico e oggi dalla Russia di Vladimir Putin.

Il rovescio della medaglia

Il gas liquefatto statunitense potrebbe rappresentare una valida alternativa a quello naturale russo nel prossimo futuro, ma non oggi. I motivi di ciò sono principalmente due: il prezzo superiore ed anelastico rispetto a quello praticato dalla Russia, il costo non-economico imposto da Washington per il suo acquisto. Il primo punto non sembra rappresentare un problema per la Polonia e per coloro che vorrebbero seguirla, come i paesi baltici e la Bulgaria, ma il secondo riguarda l’intera Unione Europea.

Infatti, la Polonia è solo un mezzo con cui l’amministrazione Trump vorrebbe raggiungere un fine di gran lunga più rilevante: la parziale estromissione della Russia dal mercato energetico europeo. Perry ha dichiarato che l’obiettivo ultimo resta il Nord Stream 2, la cui costruzione è fortemente osteggiata negli Stati Uniti e che potrebbe essere causa di sanzioni per coloro che sono coinvolti nel progetto.

Le minacce dell’amministrazione Trump sembrano aver sortito l’effetto sperato, spingendo Germania, Grecia e Croazia, che sono i principali punti di snodo dei gasdotti transcontinentali, ad avviare o ad annunciare lavori per la costruzione di terminali per l’importazione di gas liquefatto.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage