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Il 15 aprile Andrea Orcel si è insediato come nuovo amministratore delegato di Unicredit in sostituzione di Jean Pierre Mustier e tutti gli occhi del sistema finanziario italiano e di buona parte di quello internazionale sono puntati sulle mosse che inaugureranno il nuovo corso del secondo gruppo bancario italiano.

Il “Cristiano Ronaldo” della finanza

Il Financial Times ha dedicato un ampio e dettagliato ritratto al banchiere italiano 58enne, che nel 1998 da dirigente di Merril Lynch fu tra i registi della manovra di consolidamento bancario che diede vita al gruppo di Piazza Gae Aulenti e in seguito ha lavorato con gruppi come Banco Santander Ubs conquistandosi una nomea di specialista in operazioni di fusione e acquisizione (M&A) e l’appellativo di “Cristiano Ronaldo della finanza” per la sua abilità nelle questioni tecniche e la sua competitività.

Il Ft è particolarmente colpito dal fatto che per la prima volta due romani, Orcel e l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, presidente designato, guideranno uno dei gruppi-guida della finanza milanese ed è interessato dalle prospettive con cui Unicredit si muoverà nel panorama finanziario italiano rilanciando la sfida a Intesa San Paolo che negli ultimi anni con una serie di mosse strategiche (annessione delle banche territoriali fallite tra il 2015 e il 2016, Opa su Ubi, affare Euronext) ha scalzato la rivale come primo gruppo bancario nazionale. Mentre Mustier, nella sua gestione focalizzata principalmente sul consolidamento patrimoniale e sul taglio dei “rami secchi” del business, lascia in eredità una banca meno esposta sul fronte dei crediti deteriorati ma impantanata sul piano del cash flow e del rendimento operativo.

Unicredit e Intesa, destini divisi

Affari Italiani ha infatti fatto notare che Unicredit “nel decennio 2010-2020 ha visto ben 4 anni in perdita per un totale di 37,8 miliardi di euro di passivo”. Oltre il doppio dei 18,5 miliardi di utili dei rimanenti esercizi, per un conto complessivo di quasi 20 miliardi di perdite. “Tutto ciò mentre Intesa sfornava i suoi 29 miliardi di profitti netti. Non deve quindi stupire che UniCredit e Intesa che vantano valori di patrimonio netto simili intorno ai 60 miliardi siano giudicati dal mercato in modo assai differente”, con Intesa che capitalizza circa 45 miliardi di euro contro i 20 della rivale. Per colmare questo divario Orcel è stato chiamato da Unicredit, remunerato da uno stipendio che lo pone al vertice della classifica degli ad bancari europei (7,5 milioni di euro l’anno, il doppio di Carlo Messina di Intesa), portando la sua esperienza e la sua visione per metterla al servizio delle necessità di Unicredit di fare scelte decisive.

Cosa farà Orcel?

La benedizione della Bce e del capo della vigilanza europea Andrea Enria all’accelerazione dei processi di fusione e consolidamento bancario aumenta le opzioni sul tavolo del neo-Ad, che passano anche per la possibilità di un matrimonio tutto meneghino con Banco Bpm.

E se nella fase finale dell’era Mustier sembrava oramai destinata a esser messa in naftalina l’ipotesi che sia Piazza Gae Aulenti a accollarsi il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena dopo il ritorno sul mercato del gruppo toscano oggi controllato dallo Stato, ora gli scenari sono in continua evoluzione, essendosi formato il duo Padoan-Orcel al comando. Stando alle indiscrezioni secondo cui nelle scorse settimane nell’agenda del neo-ad sarebbe spuntato un incontro con il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera bisognerà capire se Orcel, che ha fatto da advisor di Mps per l’acquisto di Antonveneta, e Padoan, che ne ha mediato il salvataggio pubblico, potranno spingere per rilevare Mps e darle un nuovo slancio industriale o se Piazza Gae Aulenti cercherà scenari in cui ottenere una maggiore redditività.

Intesa, del resto, ha costruito un gruppo di taglia europea unendo un profilo di banca commerciale e la possibilità di conquistare un radicamento nei territori con le sue azioni di acquisto e assimilazione a una postura strategica di grande gruppo di investimento a contatto con le imprese desiderose di internazionalizzarsi, di rafforzare la loro capitalizzazione, di muoversi su un’ottica di medio-lungo periodo. Unicredit necessita di riconquistare una ratio operativa; va valutata anche la prospettiva che Orcel si inserisca nella partita di Mediobanca, animata negli scorsi mesi dalle mosse del finanziere Leonardo Del Vecchio e su cui circolavano addirittura le voci di un’Opa del gruppo di Piazza Gae Aulenti.

Il gruppo di Piazzetta Cuccia, ex salotto buono della finanza milanese, da advisor di numerosi grandi gruppi porta con sé un capitale informativo e relazionale unico nel panorama italiano e anche senza un’operazione di acquisto spingerlo verso una sinergia sempre più stretta con Unicredit potrebbe essere nell’interesse di Orcel. Il “Ronaldo” dei banchieri potrà scegliere con attenzione quali partite giocare e quali invece trascurare. Ma dovrà chiarire, in primo luogo, la rotta di Unicredit a cavallo tra la finanza milanese e quella internazionale, il tessuto imprenditoriale italiano e le nuove politiche europee. Scegliere se dare priorità al profilo di banca commerciale o a quello di banca di investimento, se impegnarsi nella valorizzazione delle risorse proprie o procedere ad Opa e M&A, e di conseguenza calibrare mosse che restituiscano fiducia a uno degli attori dell’importante dualismo bancario italiano.

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