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“Serve un’Italia unita nel desiderio di tornare a crescere e credere nel suo futuro”. Mario Draghi dall’Emilia-Romagna rivendica il lavoro fatto finora dal suo governo e preme perché le basi della ripresa nazionale, che l’esecutivo vuole consolidare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, si rafforzino ulteriormente. Parlando a Spezzano di Fiorano, in provincia di Modena in occasione di una visita agli impianti industriali di un complesso produttivo del distretto ceramico modenese il premier ha sottolineato che “gli investimenti e le riforme del nostro Piano non impegnano solo il governo nazionale. Coinvolgono tutti i livelli di governo territoriale e ogni energia produttiva del Paese”.

Dalle dichiarazioni di Draghi traspare una volontà chiara: ribadire la rinascita post-pandemica come grande sforzo nazionale in cui istituzioni, forze politiche, enti locali, imprese e lavoratori devono credere. Nella visita in Emilia-Romagna Draghi ha toccato le varie anime del tessuto produttivo italiano: dapprima gli impianti produttivi della provincia emiliana, tra Fiorano e Sassuolo, patria di uno dei distretti principali tra i tanti che hanno valorizzato i territori del Paese; in seguito, il Tecnopolo di Bologna, che ospiterà il Centro Meteo europeo e il supercomputer Leonardo, tra i primi al mondo per capacità di calcolo, dando un contributo fondamentale al Paese e all’Unione europea sulla ricerca e innovazione per vincere sfide decisive come transizione ecologica e trasformazione digitale. Passato, presente futuro assieme: la pandemia, virus acceleratore, ha presentato il conto di diverse sfide e limiti sistemici del Paese, ma ha anche dimostrato la vivacità delle forze produttive e la tenacia della fibra sociale del Paese. Ora pronto a impegnarsi nella ricostruzione.

E agli imprenditori della ceramica Draghi ha voluto mandare un messaggio rivolto, in prospettiva, a tutto il tessuto produttivo nazionale. Ritenuto fondamentale presidio per la rinascita: se l’Italia non è andata economicamente a fondo “il merito è dei tanti distretti produttivi nazionali come il vostro, che in questi mesi difficili hanno sostenuto l’economia e oggi sono protagonisti della ripresa”. Una ripresa che ieri, nelle sue considerazioni finali annuali, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco riteneva potersi trasformare in crescita robusta, superiore al 4% già nell’anno in corso. Visco ha elogiato il fatto che l’Ocse riconosca a Roma margini di crescita al 4,5% per il 2021 e avvertito che, sebbene resteranno settori in difficoltà come il turismo e la ristorazione, l’impressione è che l’Italia e il suo tessuto economico siano avviati verso un trend di ripresa sicuramente favorito dalle misure governative messe in atto e dalle misure europee.

Draghi e il “draghiano” Visco, suo successore alla guida di Via Nazionale, sono parimenti concordi sul fatto che il sentiero della ripresa vada consolidato e puntellato. Permettendo all’Italia di riformare il suo sistema burocratico-amministrativo in senso più funzionale al servizio ai cittadini e alle loro attività. Rafforzando il trend avviato con le nomine pubbliche che prevede uno Stato sempre più centrale ed efficiente nella vita pubblica e, come ricorda Visco, depositario di un ruolo complementare a quello dei privati cittadini e dell’impresa.

“L’opportunità che ci viene data oggi”, gli ha fatto eco Draghi “non è tornare a una costruzione istituzionale che era quella prevalente prima della pandemia, perchè noi prima della pandemia crescevamo molto poco e il grande timore che abbiamo è che, finita la pandemia e avviatasi una forte ripresa, questa non sia duratura e torniamo su quel sentiero di crescita molto modesto degli ultimi anni”. Il premier ammette il ruolo di perno per una transizione di sistema che il suo esecutivo ricopre e la natura catalizzatrice delle riforme e delle politiche poste in atto e in programma per consolidare il sistema-Paese come produttore di innovazione, talenti, competenze, valore aggiunto nelle catene del valore globali. In tal senso, le statistiche incoraggianti devono incentivare a promuovere miglioramenti laddove il percorso di crescita è più tortuoso. La recente revisione effettuata dall’Istat sull’andamento del Pil nel primo trimestre è un dato che consolida le aspettative di una ripresa che potrebbe superare, nel 2021, il 4,5% come sottolineato da Banca d’Italia e Ocse; ma, come ha fatto notare Confcommercio, molto resta ancora da fare in termini di rilancio dell’occupazione e dei consumi privati.

Il Pnrr può, in questo contesto, rafforzare notevolmente con la sua impronta keynesiana la produttività e l’occupazione nei settori strategici. Ma dovrà essere accompagnato da un processo di riforme che sappia ridurre gli oneri e le incertezze burocratiche che possono frenare le opere del futuro. Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, ha ad esempio detto che un reset di molti oneri burocratici è fondamentale per rendere Roma una protagonista nel mondo delle rinnovabili. Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione, si è invece detto fiducioso sul fatto che il sistema-Paese sia sulla strada giusta per lasciarsi alle spalle questi mesi difficili e costruire un’Italia nuova, definendo “una rivoluzione gentile, ma ferma” il previsto programma di accelerazione della macchina statale che dovrà supportare il Pnrr in un’intervista a Repubblica. Brunetta ritiene che “siamo alla vigilia di un nuovo boom economico” che deve essere governato con un trittico di riforme: definizione della ” governance del Pnrr, semplificazioni e reclutamento della nuova Pa con concorsi veloci, digitali e trasparenti con al centro il merito”. Insomma, l’Italia deve saper tornare a correre trasformandosi. Draghi e Visco sono concordi su questa linea. I ministri hanno chiare in mente le riforme strutturali da compiere. La scommessa è che una volta avviata, la macchina della ripresa viaggerà da sé sull’onda del ritorno alla normalità e delle nuove energie che si libereranno nel Paese. Alla politica il compito di vigilare perchè il motore non si ingolfi.

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