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L’economia italiana si trova di fronte a un momento decisivo per la sua ripartenza dopo il duro colpo della pandemia di Covid-19 e in una fase in cui la macchina della ripartenza è in rodaggio. I dati sulla ripresa della produzione industriale e sul rilancio del Pil, vicino a una previsione di crescita del 5%, fanno sperare in un primo riassorbimento delle ferite del 2020; il governo Draghi progetta l’applicazione concreta del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dei nuovi investimenti pubblici; manovre come il Superbonusche possono rilanciare un settore chiave quale l’edilizia, sono state rafforzate; le partecipate pubbliche investono in progetti strategici di medio-lungo termine e hanno in Cassa Depositi e Prestiti un “polmone” sicuro per finanziamenti e per il coordinamento operativo; le banche, da Intesa a Unicreditsi mettono in posizione per passare dal tamponamento della crisi al sostegno al rilancio.

Tutto questo va però messo a sistema con la necessità di trasmettere a livello collettivo un crescente senso di sicurezza e fiducia sulle capacità dell’Italia di rimettersi in moto. Nella consapevolezza che sul profilo economico i danni della pandemia si sommano a quelli del lungo decennio di recessione e stagnazione che ha prodotto un depauperamento del Paese e delle sue capacità produttive.

L’economia è prima di tutto un fattore umano. I progetti di investimento, le manovre strategiche, i piani di lungo periodo devono potersi sostanziare, alla base della piramide, nell’attivazione di processi concreti, del circuito del credito, del mercato del lavoro. Tutti contesti fortemente dipendenti dalle sensazioni e dal clima percepito in generale dagli agenti economici. Per questo in una fase cruciale come quella attuale monitorare le sensazioni dei cittadini e delle imprese sullo stato dell’economia è vitale per comprendere che temperatura segni il “termometro” della fiducia.

I dati sembrano incoraggianti. Una recente indagine di Ipsos e Osservatorio Legacoop segnala che si sta rafforzando nel Paese la convinzione che la direzione imboccata sia quella giusta. Il numero degli ottimisti riscontrati nel campione intervistato (42%) ha sorpassato quello dei pessimisti (39%) contando che a fine 2020 il trend era all’opposto, con un distacco di quasi quaranta punti percentuali (“ottimisti” al 22, pessimisti al 61%).

Cosa spinge questo trend? Sicuramente ha inciso il cambio di governo, la percezione di un cambio di passo sull’economia e gli investimenti, il superamento della Spoon River dell’era giallorossa. Ma ha anche avuto un ruolo l’accelerazione della campagna vaccinale, vero e proprio fattore abilitante del ritorno alla normalità. Da non sottovalutare la presenza di un clima di fermento e di un’ansia di ripartenza generalizzata in diversi comparti della vita pubblica del Paese. “In Italia, la fiducia è l’ingrediente principale di ogni grande progetto, e in questo momento, dallo sport all’economia, dalla vita sociale alla cultura, sembra davvero che il Paese ci creda – sottolinea a Repubblica il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti – e abbia voglia di guardare lontano, dopo questa incredibile e brutta esperienza”.

Il clima generale è sicuramente in miglioramento, e ora andrà consolidato. Sanando le possibili fratture che si creeranno nel Paese per le diverse velocità della ripresa tra i settori e monitorando ogni possibile scenario di crisi. Compito del governo Draghi sarà ampliare l’agenda e il perimetro della sua azione tenendo conto di quanto ancora bisogna fare per sviluppare a tutto campo il Paese.

In primo luogo, andrà monitorata l’influenza che sarà esercitata sui tre settori più sotto osservazione nella fase estiva, turismo, ristorazione e trasporti, da parte delle nuove misure sanitarie legate al “Green pass” e dalle dinamiche di propensione al consumo delle famiglie italiane in una fase d’incertezza. Una somma crescente di entrate per questi comparti può voler dire un forte risparmio in termini di tempi, energie e risorse per il governo.

In secondo luogo, bisognerà evitare preventivamente il rischio di un autunno caldo causato dalla sovrapposizione tra nuove crisi industriali, licenziamenti e possibili nuove fasi di chiusura anti-pandemica in grado di generare ulteriore sconforto tra la popolazione e le imprese.

Terzo punto decisivo sarà la mobilitazione di una quota crescente di risparmio privato al servizio degli investimenti e della crescita. “La propensione al risparmio delle famiglie, nel 2020, è salito al 15,8%, quasi il doppio del 2019”, nota l’Huffington Post. “E la tendenza è andata avanti anche nei primi mesi del 2021: soldi fermi sottratti a consumi e piccoli investimenti, per timore di incertezze nell’immediato futuro, che riguardano lavoro, salute, avvenire dei figli (le nostre famiglie continuano a essere un gigantesco ammortizzatore sociale per le nuove generazioni)”.

Si potrebbe riproporre ora quanto prospettato a inizio crisi da esperti del calibro di Giulio Tremonti, Paolo Savona e Giovanni Bazoli, favorevoli alla creazione di strumenti di mobilitazione del risparmio a servizio della crescita con forme di “prestito nazionale” che potrebbero tornare utili anche a Cdp e agli enti collegati. L’operazione-fiducia può e deve passare attraverso il lancio di messaggi forti al sistema-Paese: l’Italia è sulla via della ripresa, ma tante famiglie e imprese ancora, legittimamente, vivono una fase di profondissima incertezza. A cui l’azione del governo dovrà dare una chiara risposta.

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