In Francia il capitalismo o è politico e strategico o non è: sotto il punto di vista della promozione degli interessi di lungo corso della Republique “i confini tra pubblico e privato non sono mai esistiti”, come ha sottolineato acutamente Alessandro Aresu. Questo vale soprattutto per il settore cruciale dell’aerospaziale e della Difesa, che nel pieno della crisi economica la presidenza della Repubblica e i suoi apparati hanno blindato in maniera coriacea.

Emmanuel Macron e il suo ministro dell’Economia Bruno Le Maire conoscono il valore di aziende come Airbus, Safran, Dassault e Thales. Colossi in cui la presenza di Parigi è forte su ogni versante. Su quello del capitale, innanzitutto. Lo Stato francese controlla un terzo del capitale di Safran, specializzata nella componentistica e nell’elettronica, e oltre il 10% di quello del consorzio Airbus, esteso a Germania e Spagna, che a sua volta ha partecipazioni strategiche in Dassault e Thales. In una fase cruciale come quella del coronavirus, in cui il comparto aerospaziale vive la crisi più grave della sua storia recente, lo Stato deve sempre di più farsi stratega per tutelare una filiera che garantisce la tenuta delle forze armate nazionali, la sua proiezione geopolitica e una considerevole quota del suo export ad alto valore aggiunto.

L’organicità di una strategia si è dispiegata a gran velocità. Per i quattro player del settore Parigi ha stanziato dieci miliardi di euro, che serviranno a garantirne la liquidità, prevenire i licenziamenti (Airbus teme un taglio di 20mila unità al personale nel settore), rafforzare la filiera specie sotto il profilo dell’innovazione e prevenire scalate straniere ai campioni nazionali. Una scelta “sovranista”, come sovranista è sempre stata la Francia di fronte a minacce esistenziali alla tenuta della sua economia.

L’obiettivo della Francia è chiaro: sfruttare la capacità operativa del suo Stato e della sua industria militare per resistere alla marea montante della crisi, tenere botta nei duri mesi che seguiranno e programmare una rinascita graduale nella consapevolezza che mai Parigi farà andare a fondo o si farà soffiare il controllo e la direzione di aziende tanto cruciali.

Allargando il campo visivo, si può constatare come la Francia disponga delle leve politiche e negoziali per poter estendere la tutela dei suoi asset nazionali anche al contesto comunitario. Non è da escludersi che, posta di fronte a una possibile minaccia alla sua industria militare, Parigi eserciti pressioni per azzerare lo status quo in un settore delicato come la cantieristica navale, ove la fusione tra Fincantieri e Naval Group ha aperto una partnership con l’Italia che deve ancora evolversi in una collaborazione a tutto campo. Sarà cruciale capire come la Commissione europea valuterà l’offerta del gruppo triestino per la francese Chantiers de l’Atlantique, partecipata da Naval Group, dopo che il 13 marzo scorso Bruxelles aveva sospeso l’esame chiedendo alle due società maggiori informazioni sull’impatto che l’operazione di acquisto potrebbe avere sulla concentrazione del settore.

Il commissario europeo alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager, ha dichiarato che uno dei motivi per sospendere l’indagine era l’insorgere dell’emergenza Covid-19, ma anche che i responsabili della concorrenza hanno ancora “qualche difficoltà a capire quale sarà la ricaduta, quali saranno i risultati di mercato”. Quindi, pensa che “ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che il caso si avvii a una conclusione”, e qui potrebbe eventualmente inserirsi Macron. I temporeggiamenti politici dell’Italia, come l’incapacità di parte del mondo politico di tenere distinto nel rapporto con l’Egitto il caso di Giulio Regeni dalla fornitura di due fregate al Cairo, potrebbero convincere Parigi della convenienza di continuare col massimo grado di autonomia possibile. Per conquistare quote di mercato e egemonizzare un settore ove il rapporto con l’Italia, a più riprese, è stato predatorio: il tentativo di Parigi di inglobare Avio, nel marzo scorso, lo testimonia. Se il governo italiano o freni interni rallentassero Fincantieri, perché non approfittare del momento e mantenere il timone del settore della Difesa navale?

La Vestager appartiene alla grande famiglia del gruppo liberale comunitario Renew Europe, e Macron, qualora volesse ottenere lo stop alla procedura di acquisizione, potrebbe esercitare un deciso ascendente sfruttando la centralità del suo movimento En Marche! su un dossier tanto rovente: la capacità strategica di Parigi si manifesta anche attraverso la spinta a tutelare su ogni tavolo l’interesse nazionale, anche sul fronte europeo. Abilità che troppo spesso l’Italia ha trascurato di coltivare.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE