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Credit Agricole Italia rilancia l’offerta per l’acquisizione di Credito Valtellinese e mette sul piatto una vantaggiosa rivalutazione del prezzo ad azione, aumentandolo del 16% da 10,5 a 12,2 euro per azione, valore che potrà toccare quota 12,5 euro (+19%) se al termine del periodo d’offerta verrà superata la soglia di adesioni del 90%. La valutazione massima dell’ex banca popolare con sede a Sondrio, in questo caso, sarebbe pari a 875 milioni di euro.

Il colosso francese ha puntato ad un accordo con l’istituto valtellinese dopo che nell’autunno scorso sembrava cosa fatta il matrimonio con Banco Bpm, ritenuto dalle due parti mutualmente vantaggioso. La preferenza è stata invece data a una soluzione diversa: a novembre la branca italiana della banca francese guidata da Giampiero Maioli ha manifestato la sua volontà di acquisire la totalità dell’istituto di credito della Valtellina, formando in questo modo il sesto gruppo bancario italiano per numero di clienti (oltre tre milioni di consumatori). Ad attrarre Credit Agricole, in particolare, la solidità dei conti di Creval, che nel 2020 è stata ulteriormente rafforzata.

Nel 2020 Creval ha registrato un utile netto di 113,2 milioni di euro, più del doppio rispetto ai 56,24 milioni contabilizzati nell’esercizio precedente, complice la vendita dell’attività di crediti su pegno dal valore di 33 milioni di euro lordi, e nonostante un calo del fatturato da 617,42 a 594,33 milioni di euro (-3%). In sostanza, Creval converte in utile il 19% del suo fatturato e il risultato sale fino a sfiorare il 34% se guardiamo il margine operativo prima di imposte e altri costi vari (201,09 milioni di euro).

Inoltre non va sottovalutata l’attività con cui il Credito Valtellinese ha promosso negli ultimi anni il mondo delle startup innovative e del fintech – settore in cui l’Italia, al momento, è avanguardia europea insieme alla Germania – contribuendo dunque alla creazione di competenze e valore aggiunto per il tessuto finanziario e imprenditoriale nazionale su cui Credit Agricole ha messo l’occhio.

Il gigante francese, che in Italia fattura 2 dei circa 34 miliardi di euro generati a livello globale, ha dunque messo l’occhio sulla piccola, solida e dinamica banca di Sondrio per rafforzare una presenza operativa che in Italia è stata certificata nel 2019 dalla ridenominazione della storica Cariparma, fondata nel 1860, in Credit Agricole Italia e dall’annessione sotto la sua amministrazione degli istituti acquisiti negli anni dal gruppo di Montrouge, come FriulAdria e Carispezia. Credit Agricole è una realtà ben inserita nel tessuto italiano, e mira ad unire i legami con la casa madre francese, terza banca d’Europa, con una graduale diffusione su base territoriale. Sondrio dunque in quest’ottica appare destinata ad essere nei piani di Credit Agricole come la nuova Parma, città in cui il gruppo ha ereditato gli osmotici legami dell’antica Cariparma col tessuto imprenditoriale e le istituzioni economiche e sociali cittadine (il controllo di un’ampia quota del locale polo fieristico ne è un chiaro esempio).

L’indubbia eccellenza di finanza artigiana rappresentata da Creval, esponente di un territorio che con il mondo delle banche popolari e della finanza istituzionale ha sempre avuto un rapporto sinergico, ha portato Credit Agricole a rivalutare notevolmente l’offerta quando il cda del gruppo di Sondrio guidato da Luigi Lovaglio ha respinto al mittente l’offerta iniziale di 10,5 euro ad azione. Equita Sim, advisor del Credit Agricole, ha fatto notare che la nuova offerta valuta le azioni del Creval a un rapporto prezzo/utile atteso al 2021-2022 pari, rispettivamente, a 18,4 e 12,4 volte, ben sopra il risultato del miglior attore sul mercato italiano, Intesa San Paolo, ogni cui azione oggi è valutata circa 11 volte l’utile atteso per l’anno in corso.

Credit Agricole ha rilanciato conscia del fatto che una sponda diretta alla rivalutazione sarà garantita dalla possibilità di poter usufruire ex lege di un contributo di matrice pubblica. “La Legge di bilancio 2021”, nota Il Sole 24 Ore, “ha introdotto infatti un potenziale incentivo ai processi di aggregazione aziendale realizzati attraverso operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda”, consentendo “a trasformazione in credito d’imposta del valore delle perdite fiscali” dei gruppi coinvolti a prescindere dal fatto che le Dta (le imposte attive differite) siano iscritte o meno in bilancio. Ebbene, Credit Agricole detiene in bilancio 136 milioni di euro di Dta, mentre Creval arriva a 261 milioni di euro, di cui ben 180 fuori bilancio. Il computo totale fa 397 milioni di euro che, al netto dai 65-66 milioni di euro che secondo Il Sole 24 Ore il gruppo francese dovrà spendere per completare la fusione, porta a un potenziale beneficio di 331 milioni di euro in sconti fiscali di cui la banca d’Oltralpe potrà beneficiare. Oltre un terzo del valore assegnato a un istituto solido, in salute e pienamente operativo.

Di fatto, la generalità della norma può facilitare l’ennesimo esempio di dinamismo finanziario francese sul suolo italiano. Il polo Credit Agricole-Creval può rafforzare ulteriormente gli interessi transalpini in Italia e creare un travaso di competenze in ambito di gestione del credito e nuove tecnologie fintech di cui il Paese potrebbe, in futuro, pagare le conseguenze. Ironia della sorte, tutto questo avverrebbe in parte a spese dello Stato e in perfetto rispetto della normativa e degli obiettivi europei che spingono per il consolidamento bancario. L’ennesimo esempio dello sbilanciamento dei rapporti di forza tra i due versanti delle Alpi.

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