Nella giornata del 18 novembre è stato reso pubblico dalle autorità russe un progetto miliardario per la realizzazione nell’Estremo settentrione di una maxi-rete per l’internet ad alta velocità. La rete sarà estesa da Murmansk a Vladivostok, coprirà una lunghezza di oltre 10mila chilometri quadrati, e giocherà un ruolo-chiave nell’aumento dell’appetibilità e della strategicità della rotta del mare del Nord.

L’internet da un miliardo di dollari

L’annuncio dell’Agenzia Federale dei Trasporti Marittimi e Fluviali (Rosmorrechflot) è particolarmente importante. Il costo del progetto sarà interamente a carico dello Stato, che prevede una spesa iniziale di 850 milioni di dollari, e vedrà anche il coinvolgimento del Ministero dei Trasporti e della Rosmorport, la compagnia pubblica che si occupa della gestione dei porti.

I tre enti collaboreranno in maniera congiunta alla posa di cavi in fibra ottica che attraverseranno 12.500 chilometri di acque artiche, collegando il porto di Murmansk con il porto di Vladivostok, garantendo all’utenza, a lavori conclusi, una velocità di connessione di 52-104 terabite al secondo. La posa dei primi cavi è prevista nel corso del 2021 e i lavori dovrebbero durare cinque anni, ossia fino al 2026.

Obiettivo del progetto mastodontico è la “costruzione di un’infrastruttura per la produzione e il trasporto [dei combustibili fossili] che fornisca un’alternativa alla comunicazione satellitare alle latitudini settentrionali”. La rete, in breve, servirà uno scopo preciso: migliorare drammaticamente le tempistiche nella trasmissione di informazioni tra i porti e le loro utenze, in particolare le compagnie che si occupano di trasportare merci di alto valore, come petrolio e gas, lungo la rotta del mare del Nord.

La rotta del mare del Nord

Fino ad oggi impraticabile a causa della presenza dei cosiddetti ghiacci perenni, la rotta del mare del Nord potrebbe diventare realtà nei prossimi anni per via degli sconvolgimenti ambientali causati dal surriscaldamento climatico globale, aprendo alla definitiva realizzazione del passaggio a nord-est. Quest’ultimo è un sogno che affonda le origini in epoca pre-zarista – fu originariamente proposto dal pensatore e diplomatico russo Dmitriy Gerasimov nel 1525 per trasformare la Terza Roma nel punto di connessione fra l’Atlantico ed il Pacifico – e che ha ossessionato a lungo lo zar Pietro il grande, il padre della Russia contemporanea, il quale organizzò persino delle spedizioni fra il 1725 ed il 1730 per mappare il polo nord e scoprire eventuali punti scoperti dai ghiacci, sfruttabili per consentire il transito di navi commerciali.

Puri e semplici sogni, almeno fino a quando il cambiamento climatico non ha reso possibile un evento straordinario, soltanto tre anni fa’: l’attraversamento della rotta marittima del Nord da parte di una metaniera russa, la Christophe de Margerie, senza l’ausilio di mezzi rompighiaccio. La nave, che trasportava gas naturale liquefatto, ha completato la tratta Norvegia-Corea del Sud in soli 19 giorni, ossia impiegando il 30% in meno rispetto alle tempistiche obbligate della circumnavigazione dell’Asia meridionale.

Da quella data ad oggi è stato un percorso interamente in salita: il Cremlino ha varato un piano per lo sviluppo dell’Artico – includente formule per lottare contro lo spopolamento e una graduale ri-militarizzazione di quei lembi di terra che, a ghiacci sciolti, potrebbero assumere la forma di veri e propri punti di strozzamento (choke points) – e i livelli di traffico marittimo nella rotta del mare del Nord sono aumentati senza sosta, registrando un incremento del 78% dal 2018 al 2020.

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