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Una riunione di emergenza per discutere come proteggere le attività all’estero della Cina da ipotetiche sanzioni statunitensi simili a quelle recentemente imposte da Washington alla Russia in seuguito al conflitto ucraino. Nelle ultime ore, secondo quanto riportato dal Financial Times, oltre la Muraglia è andato in scena un importante incontro tra le autorità di regolamentazione cinesi e i vertici delle banche nazionali e degli istituti stranieri presenti nel Paese.

Il motivo di tanta apprensione è presto detto: i funzionari cinesi sarebbero preoccupati per l’eventualità che le stesse misure economiche adottate dagli Usa contro Mosca possano, in un futuro non troppo lontano, essere prese anche contro Pechino in caso di un conflitto militare regionale o di un’altra crisi.

Ricordiamo che l’amministrazione del presidente Xi Jinping ha mantenuto un fermo sostegno a Vladimir Putin durante la crisi ucraina, anche se le banche e le società cinesi rimangono diffidenti nel concludere affari con entità russe proprio per il timore di innescare sanzioni statunitensi.

In base alla ricostruzione del quotidiano finanziario, la riunione sarebbe andata in scena lo scorso 22 aprile e avrebbe visto, tra gli altri, la partecipazione di funzionari della banca centrale cinese e del Ministero delle finanze, nonché di dirigenti di dozzine di istituti di credito locali e internazionali come HSBC. Dal canto suo, il Ministero delle finanze ha dichiarato che all’incontro erano rappresentate tutte le grandi banche operanti in Cina.



Allarme rosso

Sia chiaro: a quanto risulta, almeno per il momento, non c’è all’orizzonte il rischio che gli Stati Uniti possano scatenare sanzioni contro Pechino analoghe a quelle annunciate nel tentativo di fiaccare l’economia russa. Eppure, anche e soprattutto alla luce delle numerose tensioni internazionali, la leadership cinese non può non prendere in considerazione lo scenario peggiore, se non altro per evitare di farsi cogliere impreparata nel caso di un improvviso tracollo diplomatico.

E allora, tornando all’incontro, le fonti sentite dal FT hanno fatto sapere che il vertice si è aperto con le osservazioni di un alto funzionario del Ministero delle Finanze che ha affermato che l’amministrazione di Xi è stata messa in allerta dalla capacità degli Stati Uniti e dei loro alleati di congelare i beni in dollari della banca centrale russa. In altre parole, la paura del Dragone è tanto semplice quanto comprensibile: cosa potrebbe succedere se quello che sta subendo la Russia dovesse un giorno toccare a noi?

I partecipanti non hanno menzionato scenari particolari, ma si pensa che un fattore di rottura possa consistere in un’eventuale invasione di Taiwan. “Se la Cina attacca Taiwan il disaccoppiamento tra le economie cinesi e occidentali sarà molto più grave del disaccoppiamento avvenuto tra le stesse economie occidentali e la Russia. Questo perché l’impronta economica della Cina tocca ogni parte del mondo”, ha dichiarato una delle persone informate sull’incontro.

Soluzioni e contromisure

Yi Huiman e Xiao Gang, rispettivamente presidente ed ex presidente della China Securities Regulatory Commission, hanno chiesto ai rappresentanti delle banche presenti come si potrebbe agire per proteggere gli asset cinesi all’estero, in particolare le sue riserve da 3.200 miliardi di dollari. Che fare? Come reagire?

Stando a quanto riportato dalle fonti sentite dallo stesso FT, alcuni rappresentanti degli istituti di credito presenti all’incontro hanno proposto di chiedere alle aziende esportatrici di scambiare tutti i loro proventi in valuta estera in renminbi, mentre altri hanno proposto di tagliare la quota pari a 50 mila dollari che i cittadini cinesi possono acquistare ogni anno per viaggi all’estero e l’istruzione. Non sarebbe percorribile invece, la possibilità di diversificare le riserve in yen giapponesi o euro. Alcuni, infine, hanno respinto l’idea che gli Stati Uniti possano permettersi di tagliare i legami economici con la Cina, dato il suo status di seconda economia più grande del mondo e le strette relazioni commerciali.

“Il sistema bancario cinese non è preparato al congelamento delle sue attività in dollari o all’esclusione dal sistema Swift” come avvenuto nel caso della Russia, ha detto un’altra fonte sentita dal FT, ed è per questo che la Cina starebbe iniziando a sondare tutte le ipotesi per scongiurare ogni possibile rischio.

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