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La chiamano “Dongbei“. È la regione che costituisce l’ossatura della Rust Belt della Cina. Si trova nell’estremo nord-est del Paese, al confine con la Russia e la Corea del Nord, ed è formata da tre province: Heilongjiang, Jilin e Liaoning.

Provate a ripeterle di seguito come una filastrocca, senza mai prendere fiato, e chiudete gli occhi: Heilongjiang-Jilin-Liaoning. Le onomatopee rimandano al metallo che tintinna, alle industrie pesanti che hanno animato quest’area per almeno tre decenni, dalla fine dell’occupazione giapponese (1945) alle riforme economiche varate da Deng Xiaoping (1978).

Il cuore pulsante della Cina di Mao Zedong batteva proprio qui, tra ricche miniere di carbone, riserve di petrolio e un sottosuolo pieno di minerali. Alla fine degli anni ’80, il Dongbei rappresentava il modello industriale e il motore del Paese. E poi? Con il graduale ingresso di Pechino nell’economia globale, la regione locomotiva del maoismo ha perso terreno, slancio e importanza, a discapito dei nuovi poli commerciali costieri e degli hub hi-tech del sud.

Risultato: il tracollo locale ha trasformato il Dongbei nella Rust Belt cinese, termine preso in prestito dalla cintura della ruggine statunitense, un tempo epicentro dell’industria pesante Usa e oggi regione depressa in declino economico.

I piani di Xi per la Rust Belt cinese

Il futuro della Rust Belt cinesi potrebbe, o almeno dovrebbe, cambiare molto presto. Il Partito Comunista Cinese (PCC) vuole che il nord-est del Paese si rivitalizzi, così da svolgere un ruolo rilevante nell’ambito della modernizzazione della nazione.

Non è un caso che Xi Jinping in persona abbia appena effettuato un viaggio nella provincia di Jilin per esortare i funzionari locali ad attuare quanto prima le ultime disposizioni strategiche decise dal Comitato centrale del PCC. E non è un caso neppure che Pechino abbia inviato nel Dongbei i migliori funzionari delle ricche province del Sud e delle zone costiere, incaricandoli di aiutare i quadri locali a sviluppare l’industria di qualità e l’informatica, il commercio, la scienza, l’istruzione e gli affari.

L’obiettivo è chiaro: invertire la costante emorragia della quota del pil delle province Heilongjiang,-Jilin-Liaoning, scesa dal 13,34% del 1978 al 4,8% del 2023. Un altro dato per capire meglio di cosa stiamo parlando. Nel 2003 il pil combinato delle tre province era pari al 73% di quello del Guangdong e al 168% di quello dello Henan. Venti anni più tardi, tuttavia, il prodotto interno lordo totale di Dongbei era sceso ad appena il 44% di quello del Guangdong ed era semplicemente paragonabile a quello dello Henan.

La Cina punta ancora sul Dongbei

In attesa che gli investimenti possano in qualche modo risvegliare l’intera regione, il Dongbei sta assistendo a un boom inaspettato in campo letterario e culturale. Moses on the Plain, un racconto del 2016 di Shuang Xuetao che offre un ritratto spietato della vita nel nord-est industriale della Cina negli anni ’90, ha ottenuto un grande successo, e ha ispirato un adattamento cinematografico nel 2021 e una serie televisiva nel 2023.

Molti narratori della regione hanno assistito in prima persona al declino della loro casa. Ban Yu, Zheng Zhi e lo stesso Shuang sono tra i romanzieri più importanti di questo realismo con caratteristiche cinesi, e sono tutti cresciuti nel Liaoning. Il “rinascimento del Dongbei” non può però soltanto passare attraverso la creazione di una Hillbilly Elegy (l’autobiografia scritta da J.D. Vance che racconta come si cresce in una città siderurgica depressa dell’Ohio, Usa) made in China.

Xi lo sa bene, e per questo continua a chiedere massicci investimenti nel nord-est, sia nell’hi-tech che in quello agroalimentare. Non solo: il Dongbei confina con la Russia e proprio la partnership con Mosca potrebbe spingere Pechino a utilizzare il triangolo Heilongjiang-Jilin-Liaoning per rafforzare i rapporti con Vladimir Putin. Chissà se l’integrazione tra l’Estremo Oriente russo e la Manciuria non inaugurerà una nuova era per una delle aree più arretrate dell’Asia.

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