Inutile, rischiosa, controproducente. Ma soprattutto un regalo alle banche tedesche e francesi a discapito dell’Italia. La riforma del Mes è una spada di Damocle che pende sulla testa di Giuseppe Conte, nell’occhio del ciclone perché accusato di averla avallata in piena autonomia senza metterne a conoscenza il Parlamento. Giorno dopo giorno arrivano nuovi particolari che contribuiscono a ricostruire il mosaico del Meccanismo europeo di stabilità, meglio noto come Fondo salvastati: quale immagine si sta formando? Dopo l’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Pierre Moscovici, la situazione si è fatta più chiara. La modifica del Mes, a detta del commissario agli Affari economici dell’Unione europea, è decisiva perché nel caso in cui dovesse essere bloccata salterebbe l’intera “rete di sicurezza del fondo di risoluzione delle banche”. In altre parole è ormai chiaro come il nuovo Mes possa essere concepito come uno strumento di sostegno per gli istituti bancari o, meglio ancora, come il primo step di un più complesso pacchetto di misure “per rafforzare l’unione monetaria in caso di choc”.

Mes: inutile e pericoloso

La riforma del Mes di cui tanto si parla in questi giorni è dunque solo il primo passo, perché all’indomani dell’eventuale approvazione, prevista a dicembre, faranno seguito le varie ratifiche nazionali. Qualcosa però non è chiaro, visto e considerando che sia il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, sia il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, hanno bocciato la trasformazione del Meccanismo europeo di stabilizzazione. Patuelli si è fatto portavoce del mondo bancario che, di fronte all’eventualità di una ristrutturazione del debito pubblico italiano a carico dei privati, minaccia l’ammutinamento: “Nessuno ci ha avvisati. Le banche non sono state informate sulla riforma del Mes. Se passa non compreremo più titoli di Stato”. Visco ha espresso altre perplessità: “Il rischio della ristrutturazione del debito è enorme. Anche solo annunciare la sua introduzione potrebbe innescare una spirale perversa di aspettative di default”. Insomma, un disastro. E a rimetterci sarebbe l’Italia. Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno messo al muro Conte. Il leader leghista lancia l’allarme: “Il Mes salverebbe le banche? Quelle francesi e tedesche. Il presidente dell’Abi e il governatore di Bankitalia sono preoccupati perché hanno capito che rischiamo un bis del disastro del bail in. Anzi, cento volte peggio”. Sulla stessa lunghezza d’onda di Salvini anche Di Mario: “Siamo molto preoccupati. Il presidente dell’Abi ha detto che con la riforma compreremo meno titoli di Stato e questo è un problema”. La patata bollente passa adesso nelle mani di Conte che, trovandosi di fronte un cerbero a due teste formato da Lega e Movimento 5 Stelle, potrebbe anche pensare a un rinvio della firma del Mes.

Un regalo alla Germania

Al di là del discorso politico, la riforma del Mes porta con sé solo danni e ben pochi benefici. Da Bruxelles ripetono che il Meccanismo europeo di stabilità sia uno strumento utile a mobilitare le risorse finanziare per metterle a disposizione di quegli Stati membri dell’Eurozona che dovessero trovarsi in seria difficoltà economica. Il problema è che per ottenere aiuto i governi devono obbedire a diktat esterni, e in più le banche in possesso del debito pubblico di quel dato Paese devono partecipare ai soccorsi. Ma non è certo finita qui perché il Fondo salvastati, finanziato dalla contribuzione diretta dei 19 Paesi investitori dell’Eurozona, ha una capacità di fuoco di circa 400 miliardi di euro, che più o meno corrisponde al 4% dei 10 miliardi rappresentati dal debito pubblico della stessa Eurozona. Oltre all’inutilità del Mes, c’è anche la pericolosità della riforma dello stesso. Già, perché in caso di attivazione, il Meccanismo europeo di stabilità implica che anche il settore privato debba contribuire al salvataggio di uno Stato in difficoltà. Tradotto: i detentori di titoli di Stato possono vedere evaporare capitale e interessi. Analizzando la questione da un altro punto di vista, quello tedesco, si capisce meglio a chi possa piacere il Mes. Alla Germania e alla Francia, che attraverso questo fondo sperano di accollare i debiti delle loro banche ai Paesi europei in panne. E l’Italia? Zero voce in capitolo.

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