Il cambiamento climatico è un fenomeno globale che sta colpendo in maniera uguale l’emisfero boreale e australe, l’Artide e l’Antartide, sebbene l’intensità dei suoi effetti perversi e perniciosi venga sentita maggiormente nelle aree più aride e vulnerabili alla desertificazione, dall’Africa subsahariana all’Iberia, passando per il Medio Oriente.

L’Asia centrale non è esente dal surriscaldamento globale, che, se non mitigato, rischia di esacerbare i conflitti di frontiera e di aggredire le fondamenta economiche degli –stan, basate sull’estrazione di risorse naturali e sull’esportazione di beni alimentari. La Banca Mondiale ha condotto una disamina del problema, evidenziando come le elevate temperature potrebbero lavorare in senso contrario alla stabilizzazione regionale a causa delle tensioni legate alle migrazioni climatiche, alla scarsità idrica e all’accaparramento delle ricchezze del suolo. Il Kazakistan, nella cognizione di questo scenario, ha formulato un’agenda per l’ambiente basata su rimboschimento, diversificazione energetica e riduzione scalare delle emissioni inquinanti.

Diversificazione energetica

Il Kazakistan ha manifestato un forte interesse nei confronti del surriscaldamento globale sin dai tempi di Nursultan Nazarbaev: nel 2015 l’adesione agli accordi di Parigi sul clima, nel 2016 l’annuncio di un piano per produrre il 50% dell’energia elettrica domestica da fonti rinnovabili entro il 2050, nel 2017 l’organizzazione dell’Expo di Astana incentrato sull’energia pulita e nel 2018 i primi passi (da gigante) nel potenziamento del settore fotovoltaico con il supporto russo e cinese.

Vastità del territorio, disponibilità idrica e condizioni meteorologiche offrono a Nur-Sultan il potenziale per una rendita di posizione basata sul mero leveraggio di acque, irradiazione solare e vento; perciò nell’agenda sulla transizione verde è stato dato spazio in egual misura all’idroelettrico, al fotovoltaico e all’eolico.

I numeri indicano che la defossilizzazione stia avvenendo piuttosto rapidamente: novantasette le strutture basate sull’utilizzo di rinnovabili attualmente operanti, ventuno delle quali lanciate nel 2019, ed elettricità da loro generata più che raddoppiata dal 2017 al 2019 – da poco più di un miliardo di kWh a quasi 2 miliardi e 500 milioni di kWh.

Il rimboschimento

Una transizione verde non accompagnata da congrue misure a tutela dell’ecosistema si rivelerebbe un palliativo in luogo di una cura; questa è la ragione per cui, sullo sfondo della costruzione en masse di centrali solari ed eoliche, nelle aree più fragili dello sterminato territorio kazako stanno venendo impiantati alberi ad un ritmo record.

Le cifre del piano di riforestazione, riferite all’anno 2020, sono autoesplicative: il ritiro della superficie forestale è stato fermato e la tendenza invertita –  crescita pari a 188mila ettari –, la nuova legislazione in materia di disboscamenti illegali ha ridotto i reati del 25% – sebbene il volume del traffico sia aumentato –, e, a condizione di mantenere l’andatura attuale, il 5% del territorio dovrebbe essere coperto da foreste entro la fine del decennio.

Nei prossimi cinque anni, ossia da qui al 2026, il piano di rimboschimento dovrebbe condurre alla piantumazione di un miliardo e settecento milioni di alberi in un’area di 842mila ettari. Le regioni che verranno toccate maggiormente dal piano sono il Turkestan, Qyzylorda e Zhambyl, ma piantamenti verranno effettuati anche all’interno delle riserve naturali, come quelle di Semey e di Ertis Ormani.

Cambiamento climatico a parte, la realizzazione di quello che è stato definito un “Kazakistan verde” potrebbe servire un altro obiettivo importante: il nutrimento dell’ecoturismo, un altro settore sul quale l’attuale dirigenza sta puntando molto al fine della diversificazione economica.

Le sfide

La realizzazione della transizione verde nei tempi e nei modi desiderati da Nur-Sultan sarà possibile soltanto in presenza di due condizioni: il mantenimento in essere dell’attuale clima di investimento – che nel 2019 ha permesso di attrarre dall’estero 613 milioni di dollari in progetti inerenti le rinnovabili – e la costruzione in simultanea di un’economia autosufficiente, ovverosia capace di fare fronte e sopperire alle eventuali interruzioni dei flussi in entrata.

Un’economia che poggia sull’estero è un’economia troncata, e un’economia troncata non può sostenere dei piani per il medio-lungo termine alla luce della volatilità dei mercati internazionali. Il Kazakistan, perciò, è chiamato a cogliere l’opportunità del momento, continuando ad attrarre il maggior numero possibile di investimenti stranieri, ma anche a premunirsi nei confronti dell’incertezza tipica del futuro, quindi formando una generazione di esperti in rinnovabili, accelerando la diversificazione economica e costituendo dei (vasti) fondi ad uso emergenziale.