Il Kazakhstan guarda al futuro con ottimismo. Il governo kazako è pronto a giocarsi due carte interessanti, che non solo miglioreranno ulteriormente la situazione economica del Paese, ma contribuiranno anche a rendere la nazione kazaka ancora più strategica agli occhi del resto del mondo. Innanzitutto, Nur Sultan ha completato con successo il suo piano di privatizzazione relativo al periodo compreso tra il 2016 e il 2020. L’annuncio è arrivato direttamente dal ministro delle Finanze, Yerulan Zhamaubayev.

Di che cosa si tratta? E perché una simile notizia è importante? Riavvolgiamo il nastro. Nel 2015 il Kazakhstan ha sviluppato un piano di privatizzazione con l’obiettivo di diminuire la partecipazione dello Stato nell’economia del Paese fino al 15% del prodotto interno lordo. Nel novembre 2018, Kazatomprom, l’operatore nazionale della Repubblica del Kazakistan per l’importazione e l’esportazione di uranio, metalli rari, combustibile nucleare per centrali nucleari – nonché il più grande produttore e venditore mondiale di uranio naturale – ha depositato il 15% delle sue azioni presso la Borsa di Londra e l’Astana International Financial Centre, raccogliendo 451 milioni di dollari.

Arriviamo quindi al presente: delle 806 società incluse nel piano quinquennale, ben 506 sono state vendute generando 629,5 miliardi di tange (ovvero 1,5 miliardi di dollari); 301 sono invece state riorganizzate o liquidate. “Nel corso del 2020 – ha detto Zhamaubayev durante una riunione del governo – sono state vendute 12 società per un totale di 241,6 milioni di dollari); 55 sono state incluse nel nuovo piano di privatizzazione per il 2021-2025”.

Apertura orientata al business

Al netto dei risultati già promettenti, nel 2021 KazPost e Samruk Energo saranno vendute a un investitore strategico; nel 2022, la holding prevede un’IPO (offerta pubblica iniziale) della compagnia aerea KazMunaiGas e Air Astana, oltre alla privatizzazione della compagnia aerea Qazaq Air e della compagnia mineraria Tau Ken Samruk. Infine, l’IPO della compagnia ferroviaria nazionale del Kazakistan Temir Zholy è prevista nel 2023. L’importanza di tutte queste privatizzazioni è fondamentale. Il Kazakhstan, infatti, è un Paese che per molti anni ha basato l’economia soltanto sulle entrate derivanti dall’estrazione del petrolio.

Da questo punto di vista, privatizzare le imprese statali è stato un passo importante per sviluppare un proprio mercato finanziario e, quindi, diversificare l’economia. Grazie a standard internazionali di regolamentazione, una borsa locale, tribunali arbitrali indipendenti e all’apertura di istituti finanziari internazionali, è stato gradualmente creato un mercato di capitali liquidi capace di attirare investitori locali e stranieri. Un’apertura ancora più decisa per far coincidere il business del Kazakhstan con quello del resto del mondo. Data la posizione strategica, in Asia centrale, e le sue enormi potenzialità, Nur Sultan si candida a diventare la prossima sorpresa economica del panorama globale.

La diversificazione dell’economia

L’altro aspetto da considerare riguarda il crescente interesse del Kazakhstan verso l’agricoltura. Nonostante i settori economici principali facciano rima con energia elettrica, prodotti chimici e petrolchimici e metallurgia ferrosa, l’economia di Nur Sultan si sta orientando in altri campi. In primis, l’agroalimentare. D’altronde, grazie al suo enorme spazio, il Paese impiega oltre l’80% del proprio territorio di 220 milioni di ettari in ambito agricolo ed è tra i primi dieci esportatori al mondo di grano a livello globale.

La progressiva diversificazione dell’economia kazaka ha spinto The Valley Irrigation, leader mondiale nelle tecnologie di irrigazione con sede negli Stati Uniti, a firmare un accordo di investimento con il Gruppo Kusto, una holding internazionale diversificata con sede in Kazakistan, e il Ministero dell’Agricoltura kazako. Secondo quanto riferito dal quotidiano The Astana Times, l’intesa prevede la costruzione di un impianto per la produzione di sistemi di irrigazione avanzati e la creazione di una rete di fattorie.

L’impianto dovrebbe produrre almeno mille macchine per l’irrigazione all’anno, al punto da soddisfare tanto le esigenze del mercato interno quanto l’export. Come se non bastasse, le tecnologie di irrigazione consentiranno al Kazakhstan di aumentare la resa delle proprie colture e ridurre il consumo di acqua di una percentuale compresa tra il 50 e il 70%. Progressi del genere potrebbero presto arrivare anche in altri settori