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La promozione di Moody’s spinge l’Italia: la finanza americana punta su Roma

La promozione di Moody's spinge l'Italia: la finanza americana punta su Roma e le agenzie ne prendono atto.

La finanza statunitense punta su Roma e Moody’s ne dà una sonora conferma: l’innalzamento del rating da parte dell’agenzia di New York, che ha alzato il punteggio dell’Italia sulla sostenibilità del debito pubblico per la prima volta dal 2002, è un volano per il sistema-Paese.

La spinta di Moody’s sul rating all’Italia

Il rating di Moody’s, che era un gradino sopra il livello “spazzatura”, sale a Baa2, e il governo di Giorgia Meloni incassa il quinto innalzamento del livello di fiducia con cui è prezzato il debito pubblico dopo quelli di Standard & Poor’s (12 aprile), Fitch (19 settembre), Dbrs (17 ottobre) e Scope (che ha alzato l’outlook il 31 ottobre).

Moody’s ha dichiarato di voler sostenere l’impegno del governo a ridurre il debito pubblico, tema messo da Meloni e dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti al centro del programma dell’esecutivo di centro-destra, con prospettive di riduzione del deficit sotto il 3% e di taglio del debito pubblico dall’attuale 137% del Pil al 130% del 2034, anno finale del report analizzato dall’agenzia di New York.

L’austerità di Meloni e Giorgetti

A settembre già Goldman Sachs, importante banca d’affari di New York, aveva indicato che nel 2026 l’esecutivo avrebbe portato il deficit di bilancio sotto il 3%. Nella manovra e già nel precedente Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) l’esecutivo ha messo l’aumento dell’avanzo primario, ovvero della differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto della spesa per interessi sul debito, al centro e la riduzione del debito è stata indicata come la priorità.

Del resto, Meloni e Giorgetti si sono impegnati con l’Unione Europea nel contesto del rinnovo del Patto di Stabilità nel 2023 a far raggiungere all’Italia una situazione più stabile dei conti pubblici tramite misure di austerità, tanto da indicare nel Piano Strutturale di Bilancio del 2024 il raggiungimento di un avanzo primario positivo come il conseguimento di “un obiettivo del Governo di natura morale prima che di contabilità pubblica“.

La spinta degli Usa sul debito italiano

Qui si inserisce la finanza americana, che ha oggigiorno nell’Italia un utile piede a terra nell’Europa continentale. Roma, in un contesto di consolidamento dei conti, è ritenuta una terra in cui fare business in maniera promettente. A suo modo, il debito pubblico italiano è “sponsorizzato” come buon prodotto d’investimento dal Dipartimento di Stato Usa che sul suo sito scrive che il fatto che “la proprietà nazionale è notevolmente elevata: circa il 15% del debito italiano è detenuto da investitori al dettaglio” protegga “l’Italia dalla volatilità internazionale, poiché i risparmiatori locali sono meno propensi a svendere obbligazioni durante le crisi”.

Inoltre, Foggy Bottom scrive che “le partecipazioni estere sono salite al 31% entro la fine del 2024 (dal 28% dell’anno precedente), raggiungendo il picco dell’era dell’euro di 771 miliardi di euro, a dimostrazione di una crescente propensione estera guidata dalla stabilità e da rendimenti interessanti, tra i più alti nel segmento investment grade”. Una promozione a pieno titolo che va di pari passo con l’interesse sempre più esplicito degli investitori americani per gli asset italiani.

I fondi Usa guardano all’Italia

Abbiamo dato conto delle manovre di colossi come BlackRock nelle banche italiane e in attori come Eni e Leonardo, o dell’attivismo di player del calibro di Kkr su Telecom e Enilive.

L’elenco prosegue anche sulla scorta di un vivace mercato di fusioni e acquisizioni a Piazza Affari (M&A) dietro cui si vede la mano della finanza Usa, sempre attiva a puntare sull’Italia in questa fase. Forse il taglio al debito pubblico e l’abbraccio con i grandi fondi e le agenzie di rating non erano la priorità degli obiettivi di chi ha votato Fratelli d’Italia e gli alleati alle elezioni politiche del 2022. Ma Meloni e il suo governo hanno scelto diversamente, operando con l’obiettivo di rassicurare i mercati internazionali e seguendo l’esperienza di governi come quelli di Mario Monti e Mario Draghi nell’approccio ai mercati globali.

La vera sfida sarà trasmettere la stabilità dei conti sotto forma di crescita dell’economia reale, ora che grandi dubbi sorgono su questo fronte in vista dell’imminente fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

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