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Durissimo affondo dello Spiegel, il settimanale tedesco più influente, contro l’atteggiamento dominante nel governo, nei media e nell’opinione pubblica della Germania nei confronti dell’Italia, in un articolo firmato da Thomas Fricke definito condizionato da “un’arroganza” che rischia di avere connotati “tragici” nell’ora più buia della crisi dell’Unione europea, travolta dalla pandemia di coronavirus e dalla minaccia di una recessione senza precedenti.

Angela Merkel è uscita vincitrice dal lungo round negoziale che in Europa ha visto la Germania mettere sul piatto la precocità della sua politica di contenimento della pandemia e la forza della risposta interna per orientare favorevolmente a Berlino gli esiti dell’Eurogruppo e del Consiglio europeo più recenti. Il pacchetto di misure Sure-Bei-Mes è stato anticipato, agli Eurobond si sono chiuse sostanzialmente le porte e anche il Recovery Fund si farà, ma ai tempi dettati da Berlino. Che non ha fretta e intende aspettare il 2021 per vederlo pienamente operativo.

Il problema è che per Paesi come l’Italia, che rischiano di venir travolti con maggior forza dall’onda anomala della crisi, l’attuale conclusione delle trattative è tutt’altro che soddisfacente, e la spada di Damocle del Mes pende ancora sulla testa di Giuseppe Conte e del suo governo: il rischio che l’Italia possa andare a sbattere e che la risposta Ue possa sul lungo periodo risultare incompleta nel suo contributo alla ripresa italiana si lega a doppio filo al pregiudizio dei Paesi del Nord Europa germanocentrico nei confronti dell’indebitamento pubblico di Roma e dei presunti rischi sistemici della sua economia. Pregiudizio che, a detta di Fricke si nutre anche della ricchezza di luoghi comuni sulla politica e la società italiana.

“L’Europa rischia di sprofondare nel dramma, non perché gli italiani sono fuori strada, ma a causa di una parte predominante della percezione tedesca”, sottolinea.  “Forse è per colpa dei tanti film sulla mafia”, scrive l’autore dell’articolo sul settimanale tedesco ironizzando sui rispettivi stereotipi tra i due Paesi, “forse è solo l’invidia per il fatto che l’Italia ha il clima migliore, il cibo migliore, più sole e il mare”.

Criticare il debito pubblico italiano è ritenuto da Fricke ipocrita per un Paese che dal giubileo sul suo debito bellico, concordato a Londra nel 1953, pose le fondamenta della sua rinascita come superpotenza commerciale e grande player economico. Il giornalista dello Spiegel rilancia quanto già sottolineato da eminenti esponenti politici tedeschi, come Gerhard Schroeder e Joschka Fischer, critici dell’eccessivo rigore della Germania sul debito pubblico dei Paesi europei. Logica conseguenza della sua analisi è l’apertura a strumenti come gli eurobond, che secondo Fricke sarebbero l’ultima spiaggia per la Germania per potersi presentare centrale e influente in Unione coesa: “Ancora i tedeschi hanno tempo di raddrizzare la curva dopo le contorte settimane scorse: altrimenti l’Unione europea nel giro di qualche anno non sarà più un’unione. In Italia come in Francia arriveranno al potere delle persone che, come adesso già fanno Donald Trump o Boris Johnson, non hanno nessuna voglia di stare al gioco: quel gioco sul quale la Germania da decenni costruisce il proprio benessere”.

Una visione chiara e netta, che testimonia come la centralità della Germania in Europa si nutra anche della vivacità del dibattito interno al Paese: la stampa mainstream non ha paura di indicare al governo i rischi della sua condotta, anche con termini duri come nell’articolo dello Spiegel. Fricke dice verità innegabili: l’eccesso di zelo di Berlino e di altri Paesi, come l’Olanda, è un reale pregiudizio alla stabilità dell’Europa. Forse il più pericoloso, dati i danni che l’austerità e il rigore da loro difesi hanno cagionato alla salute economica e alla reputazione dell’Unione nell’ultimo decennio.





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