Dall’inizio della seconda fase delle sanzioni Usa all’Iran, a novembre, la maggior parte dei Paesi europei ha sospeso l’importazione di petrolio iraniano. A novembre, il governo statunitense ha esentato dall’obbligo di applicare tali sanzioni otto Paesi: Italia, Grecia, Turchia, Cina, India, Corea del Sud, Giappone, e Taiwan. Tuttavia il ministro del petrolio iraniano Bijan Zanganeh non è comunque soddisfatto, e si è scagliato contro Grecia e Italia, colpevoli di aver continuato a non acquistare, nonostante l’esenzione di cui godevano.

“Li abbiamo chiamati tante volte, ma non vogliono rispondere”, ha detto Zanganeh, secondo Fars News, agenzia con sede a Teheran.

Entrambe, Italia e Grecia, erano storicamente partner commerciali forti dell’Iran: nel 2017 il 10 percento del petrolio iraniano è andato solo all’Italia, stando ai dati della U.S. Energy Information Administration (Eia). Ma con le sanzioni del 2012-2015, tutti e due i Paesi hanno bloccato tutte le importazioni, e continuano a fare lo stesso anche ora.

Nei mesi precedenti alle sanzioni, le esportazioni di petrolio sono dimezzate, calando di circa 0,8 milioni di barili al giorno. Dopo l’entrata in vigore delle sanzioni, il numero di barili esportati ogni giorno è sceso a meno di 1 milione, dai 2,8 milioni barili al giorno dell’inizio del 2018. Parlando delle sanzioni con i media Iraniani, Zanganeh ha paragonato questo fase delle sanzioni alla guerra tra Iran e Iraq degli anni Ottanta, ma affermando che questa è più difficile da affrontare.

Molte sono le ragioni che potrebbero aver spinto Paesi come Italia e Grecia a smettere di importare petrolio dall’Iran. Primo, l’esenzione dalle sanzioni concesse da Washington sono valide solo per sei mesi, e in questo lasso di tempo è previsto che gli stati in questione riducano gradualmente e infine blocchino le proprie importazioni. Per i Paesi europei, le esenzioni potrebbero essere state usate come un mero espediente per tenere l’Iran all’interno dell’Accordo sul Nucleare.

Dimostrando la volontà di opporsi alle sanzioni Usa, l’Unione europea ha lavorato per preservare il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), che era stato negoziato durante la presidenza Obama. Quando Trump è uscito dall’accordo e ha nuovamente imposto le sanzioni, i leader europei si sono affrettati a trovare un soluzione per far sì che l’Iran restasse economicamente motivato ad attenersi all’accordo, anche proponendo un nuovo sistema di pagamento.

A causa delle sanzioni, il trasferimento bancario Swift non funziona più verso le banche iraniane. Dunque, anche con le esenzioni, fare affari con l’Iran è diventato complicato, poiché persino il semplice atto di pagamento rappresenta ora una sfida logistica.

In vista delle sanzioni molte compagnie petrolifere hanno ridotto le proprie operazioni o le hanno annullate completamente, sapendo che avrebbero dovuto scegliere tra l’ottemperanza agli accordi e il rischio di perdere i propri rapporti commerciali con gli Usa. I Paesi che a cui sono state concesse le esenzioni probabilmente non sapevano nemmeno se queste sarebbero davvero entrate in vigore, rendendo un vero e proprio azzardo continuare a contare sul petrolio iraniano.

Con l’amministrazione Trump concentrata su Cina, Corea del Nord, e il muro lungo il confine meridionale, è abbastanza improbabile che il presidente decida di rivedere la questione iraniana nel prossimo futuro. È quindi più prudente per le compagnie petrolifere prepararsi ad altri due anni di sanzioni e di commerci ridotti con l’Iran.

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