Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Economia /

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha concordato, con voto unanime, il rinnovo della missione Unama in Afghanistan. La missione ha natura politica e si occupa di supportare il processo di pace e riconciliazione nel Paese e di monitorare e tutelare i diritti umani dei civili coinvolti nel conflitto armato. Si è rischiato, però, un veto della Cina che avrebbe messo fine alla Unama, che necessita di anno in anno una risoluzione del Consiglio di Sicurezza per poter continuare ad operare. Pechino aveva motivato questo possibile veto con il mancato riferimento, nel testo della risoluzione, alla cosiddetta Nuova Via della Seta, un grandioso progetto di matrice cinese volto a rilanciare i collegamenti infrastrutturali e le relazioni commerciali nella massa continentale euroasiatica. L’iniziativa è vista con sospetto da Washington, che ritiene i miliardi di dollari che saranno investiti in strade, ferrovie e infrastrutture marittime un tentativo di espandere l’egemonia cinese a livello globale. La controversia circa la missione Unama va dunque inserita in un quadro più ampio di schermaglie tra le due superpotenze mondiali, con Washington che ha esplicitamente rifiutato la menzione del progetto nel testo iniziale e Pechino che ha spinto in senso opposto finché non si è giunti ad una versione di compromesso.

L’Afghanistan nel mezzo

La Cina è fortemente interessata alle potenzialità economiche dell’Afghanistan, in particolar modo nel lungo periodo ed in seguito ad un’eventuale pacificazione del Paese. La nazione è ricca di oro, rame, cromite e questi minerali non sono mai stati adeguatamente sfruttati a causa delle guerre ricorrenti che hanno travolto Kabul da svariati decenni. L’Afghanistan rappresenta inoltre una porta di accesso privilegiata ai mercati delle altre repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale, nell’ottica di un ulteriore potenziamento della Nuova Via della Seta. Pechino non ha comunque intenzione di subentrare, militarmente, a Washington una volta che le forze armate americane avranno lasciato il Paese, sempre che questo accada nel breve o medio termine. Al momento è sufficiente che gli interessi economici cinesi siano tutelati e che Kabul non diventi un gigantesco campo di addestramento  per movimenti terroristici uighuri. Svariate imprese cinesi si stanno occupando di progetti estrattivi nelle aree rurali oppure partecipano al miglioramento ed alla costruzione di nuove infrastrutture, Pechino è uno dei principali investitori commerciali nel Paese e nel 2016 ha siglato un Memorandum di Intesa con il governo afghano. Questo Memorandum prevedeva l’elargizione di fondi per 100 milioni di dollari e dovrebbe rappresentare una piccola parte degli sforzi di Pechino per includere l’Afghanistan nella Nuova Via della Seta. La Cina ha mostrato forte interesse anche per la decisione di Kabul di espandere la propria rete ferroviaria, al momento carente. Una decisione che dovrebbe portare ad un miglioramento dello stato di infrastrutture della nazione,

La pace è indispensabile

La autorità cinesi, malgrado un rinnovato interesse, continuano a mostrare una certa prudenza verso l’Afghanistan. Il conflitto, ancora in corso, tra Stati Uniti e governo di Kabul da un lato ed i Talebani dall’altro impedisce qualunque tipo di investimento o progettazione a lungo termine. La stabilizzazione e la pacificazione della nazione rappresentano infatti le condizioni fondamentali ed anche minime per una partnership più consistente da parte di Pechino. Bisognerà vedere, inoltre, il livello di influenza che Washington manterrà su Kabul in seguito ad una possibile conclusione della guerra. L’Afghanistan, proprio per la sua posizione strategica, suscita l’interesse di molte altre nazioni confinanti e più lontane: dal Pakistan, all’Iran ed alla Russia e pertanto non sarà semplice per Pechino attrarre questo Paese nella sua orbita. Un altro fattore di cui tenere conto sarà la possibile composizione di un esecutivo afghano post-conflitto e se questo includerà anche esponenti dei Talebani o di altri gruppi e gli interessi di questi ultimi ad interagire con nuovi partner commerciali. Di sicuro c’è che il progetto della Nuova Via della Seta è pronto ad accogliere anche l’Afghanistan e che gli interessi di Pechino passeranno anche per Kabul. Ogni possibile sviluppo sarà però inesorabilmente legato alla situazione di sicurezza del Paese ed alla sua stabilità, che la Cina ha tutto l’interesse di preservare e tutelare.

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