Anche sul caso del coronavirus la Turchia di Recep Tayyip Erdogan riesce ad essere il “Giano bifronte” che è sempre stata nelle partite geopolitiche mediorientali e mediterranee. La Turchia alterna fasi di criticità, come la ricaduta nel lockdown in occasione delle celebrazioni di fine Ramadana dichiarazioni più ottimistiche da parte dei suoi leader; non manca di sfruttare come volano politico la pandemia, garantendo aiuti ai Paesi della sua sfera di influenza; ottavo Paese al mondo per contagi (oltre 145mila), non subisce per ora una conta delle vittime (oltre 4mila) paragonabile ai Paesi dell’Europa occidentale e, nonostante una situazione non stabilizzata, pensa al futuro.

La capacità di 40 posti di terapia intensiva ogni 100.000 abitanti e la fornitura di cure gratuite per tutti i malati di Covid-19 sono ritenuti dal governo di Ankara garanzie ideali per la fase presente: per il futuro, la Turchia punta a capire l’entità dei danni che saranno indotti dalla recessione globale in arrivo.

Erdogan rimane pensatore strategico, e nelle ultime settimane ha capito che prima dei grandi progetti mediterranei e mediorientali Ankara dovrà consolidare un’economia a rischio tracollo: e il turismo appare il viatico ideale per riprendersi da una crisi potenzialmente devastante. Nei primi tre mesi dell’anno, gli arrivi di turisti dall’estero in Turchia hanno fatto registrare un calo del 22,1% su base annua, un contenimento duro ma meno drastico di quello subito da altri Paesi del Mediterraneo, con 4,2 milioni di presenze, mentre il relativo fatturato a gennaio e febbraio è sceso dell’11,4%, per un totale di 4,1 miliardi di dollari. Il ministro della Cultura e del Turismo Nuri Ersoy ha preso da alcune settimane in mano l’agenda dell’offensiva diplomatica per ricostruire l’attrattività turistica della Turchia, ambita sia per la capitale culturale Istanbul che per le destinazioni marittime dell’Anatolia occidentale.

“Il ministero del Turismo”, nota Formiche, “ha lanciato una vera e propria “offensiva diplomatica” fatta di teleconferenze con 70 Paesi ritenuti particolarmente strategici”, tra cui si segnalano Germania, Gran Bretagna, Russia: in ballo il 10% del Pil turco. Da giugno, ha confermato il ministro del Turismo a tal proposito, verranno messi in campo protocolli per certificare la salubrità e la sanificazione dei luoghi turistici e saranno gradualmente riaperti i collegamenti aerei internazionali con i Paesi considerati meno a rischio.

“L’obiettivo è quello di informare sull’efficienza della Mezzaluna nell’affrontare la pandemia e al tempo stesso di mostrare come le località turistiche della costa Egea e della costa mediterranea si stiano organizzando non solo per accogliere i consueti flussi turistici, ma anche per garantire loro tutta la sicurezza sanitaria del caso”, in un duello economico e politico con la vicina e rivale Greciache ha finora resistito brillantemente al Covid-19, ma anche con Paesi come l’Italia, in cui il contagio è imperversato con durezza.

Il pressing diplomatico e politico turco per riattivare i corridoi turistici verso il Paese anatolico è comprensibile: i 35 miliardi di dollari annui di proventi turistici rappresentano una manna dal cielo per l’economia nazionale, che quest’anno si prevede esser messa alle corde dalla congiuntura negativa. “Dall’inizio dell’emergenza la spesa pubblica è cresciuta del 16% facendo aumentare il deficit di bilancio a oltre 6 miliardi di euro, mentre da gennaio a inizio maggio la lira turca ha perso circa il 17% del suo valore nei confronti del dollaro”, fa notare l’Ispi in un suo report: con cinismo e con energia, dunque, il governo di Erdogan mira a consolidarsi laddove gli spazi di ripresa sembrano essere meno aleatori. L’aggressività operativa è del resto propria della proiezione turca: che si parli di duellare per il gas naturale cipriotadi stabilizzazione della Libia e della Siria o di dinamiche economiche il discorso non cambia. La crisi in corso ha reso un elemento geopolitico il settore biomedicale prima e quello dei dispositivi sanitari poi: nei prossimi mesi dovremo assistere anche a una partita politica internazionale per il turismo? Le avvisaglie per uno sviluppo di questo tipo ci sono tutte.

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