La nuova età del rame: boom della domanda, prezzo record e guerra dei dazi

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Benvenuti nella nuova età del rame: ne parlavamo a maggio 2024, lo ribadiamo ora. Il metallo di largo consumo più scambiato da operatori e commercianti di materie prime è anche uno dei più attenzionati sul fronte industriale in questa fase critica.

Il rame è tornato a crescere: dopo esser sceso dai massimi storici di 11mila dollari a tonnellata toccati nella primavera scorsa, ha sfondato questo record nei giorni scorsi e ora si avvicina a una soglia di 12mila dollari a tonnellata che Kostas Bintas, responsabile globale di metalli e minerali presso il gruppo estrattivo Mercuria, ha detto superabile a stretto giro sulla scia di una “grande tensione sul mercato”.

Perché il prezzo del rame è in volo

Bintas, parlando al Financial Times, ha sottolineato che da inizio anno si stanno verificando due dinamiche convergenti tra loro: da un lato, la minaccia di dazi statunitensi sulla scia di quanto già fatto da Donald Trump su alluminio e acciaio (tariffe al 25% sulle importazioni) per effetto dell’emergenza di sicurezza nazionale dichiarata dalla Casa Bianca sul fronte delle forniture di rame; dall’altro la conseguente corsa degli operatori a stelle e strisce a fare preventivamente scorte, sommando le richieste a quelle storicamente dominanti del mercato cinese.

Il Ft nota che “gli acquirenti di metalli statunitensi continuano a cercare il rame, poiché non esiste una soluzione rapida per aumentare le forniture” e “le scorte di rame sono salite fino a raggiungere quasi il livello più alto a febbraio dal 2019”.

L’analista specializzato in materie prime Gianclaudio Torlizzi ha fatto notare che negli Usa “per gestire l’arrivo delle spedizioni, è stato prenotato ulteriore spazio nei porti di New Orleans e Baltimora” e le consegne sembrano essere a un record storico: “Tra le 100.000 e 150.000 tonnellate di rame raffinato potrebbero arrivare negli USA nelle prossime settimane. Se l’intero volume venisse consegnato nello stesso mese, supererebbe il record assoluto di 136.951 tonnellate, registrato a gennaio 2022”.

Al contempo, sono tutti da valutare gli effetti degli shock geopolitici in contesti come quello della Repubblica Democratica del Congo, tra i massimi produttori globali, che potrebbero inevitabilmente condizionare il mercato. Gli scenari sono complessi in un contesto in cui il mondo ha fame di rame per le connessioni elettriche e per l’industria della transizione energetica, a partire dall’auto elettrica, e la domanda sarà accelerata dai Paesi in via di sviluppo e dal nuovo pacchetto di stimolo economico allo studio in Cina. I dazi possono aggiungere pepe al mercato.

La nuova età dei metalli

L’International Wrought Copper Council prevede una crescita di quasi il 3% del mercato per il 2025, con una domanda globale di quasi 27 milioni di tonnellate di rame, per oltre la metà assorbita dalla Cina, ma al contempo stima un suo aumento del 50% da qui al 2040. La nuova “età del rame” è qui, e va di pari passo con una rinnovata corsa globale ai metalli, in un contesto in cui tutto diventa strategico.

Acciaio e alluminio per l’industria manifatturiera tradizionale, il rame per la transizione green, terre rare e altri metalli critici per le nuove tecnologie e molte altre risorse plasmano una competizione che è industriale, finanziaria e geopolitica al tempo stesso e vede in campo grandi multinazionali e sistemi-Paese. Garantendo continua alimentazione a un’instabilità ben riflessa dal prezzo di un altro metallo, l’oro, bene rifugio per eccellenza salito a oltre 3mila dollari l’oncia. La guerra globale per i metalli non si ferma. E presto l’effetto della competizione per la domanda e delle tensioni globali potrebbe ulteriormente spingere in su i prezzi in molti campi. Per il rame questo sembra un destino già scritto.