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La nuova corsa al nucleare: chi finanzia e chi produce le armi atomiche

Chi produce e chi finanzia la nuova corsa alle armi nucleari: dai grandi contractor ai fondi di investimento.
bomba atomica

Lo scorso gennaio il Bulletin of the Atomic Scientists, che nel 1947 ha istituito il simbolico “Orologio dell’Apocalisse” – noto come Doomsday Clock – per indicare quanto l’umanità sia vicina a una catastrofe globale, nelle scorse settimane ha dichiarato di aver posizionato questa sorta di barometro del nostro destino a 85 secondi dalla mezzanotte. Un anno fa era a 89. «Le intese globali, faticosamente conquistate, stanno crollando, accelerando una competizione tra grandi potenze e minando la cooperazione internazionale, fondamentale per ridurre i rischi di guerra nucleare», si legge nell’annuncio dell’organizzazione, arrivato pochi giorni prima della scadenza del trattato New START, l’ultimo grande accordo bilaterale di controllo degli armamenti nucleari strategici tra Stati Uniti e Russia.

«Per la prima volta in oltre mezzo secolo, le due maggiori potenze nucleari del Pianeta non hanno più un vincolo legalmente operativo sui loro arsenali strategici», ha notato Raffaele Crocco, ideatore dell’Atlante delle Guerre. Sullo stesso Bulletin of the Atomic Scientists, appena qualche giorno fa, si leggeva: «A febbraio 2026, stimiamo che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti mantenga un arsenale di circa 3.700 testate nucleari destinate al trasporto tramite missili balistici e aerei. La maggior parte delle testate non è schierata, ma immagazzinata per un eventuale caricamento su missili e aerei, se necessario».

Altri decisivi contributi al processo di normalizzazione delle armi nucleari sono arrivati da leader europei come il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, i quali hanno annunciato che avrebbero collaborato più strettamente sulla politica militare e di sicurezza relativa alle armi nucleari francesi. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, tenutasi dal 13 al 15 febbraio, diversi capi di governo – con la sola eccezione del Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez – hanno discusso della possibilità di incrementare il ruolo delle armi nucleari nelle loro strategie militari. Peraltro – va ricordato – nessuno degli Stati dotati di armi nucleari – tra cui Stati Uniti, Russia, Israele, Francia, Regno Unito – ha aderito al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), il primo accordo internazionale che proibisce completamente le armi nucleari.

«Ogni arma nucleare aggiuntiva nel mondo e ogni Paese in cui vengono dispiegate aumenta il rischio che vengano utilizzate», ha ammonito l’ICAN, Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. Parole destinate a restare inascoltate finché ci sarà chi – nell’industria come nella finanza – ha tutto l’interesse a che quella corsa non si fermi.

Tra i principali produttori di sistemi d’arma atomici ci sono grandi gruppi aerospaziali e della difesa: Northrop Grumman, Lockheed Martin, Boeing, RTX negli USA; Leonardo in Italia; Safran e Airbus in Europa; la cinese CASC in Asia. A finanziarli, secondo il rapporto At Great Cost: The companies building nuclear weapons and their financiers, pubblicato da ICAN e PAX, sono 260 istituzioni finanziarie che nel 2024 hanno mantenuto rapporti significativi con i 24 principali produttori del settore. Nonostante le campagne per il disinvestimento abbiano ridotto il numero degli investitori, il valore delle partecipazioni azionarie è cresciuto di 36,7 miliardi di dollari: gli investitori detenevano oltre 513 miliardi in azioni e obbligazioni, cui si aggiungono quasi 270 miliardi in prestiti e sottoscrizioni. Tra i maggiori finanziatori, Bank of America, Citigroup, JP Morgan Chase e i fondi Vanguard, Capital Group e BlackRock. In Italia, Unicredit e Intesa Sanpaolo. A spingerli a investire: i rendimenti stabili garantiti dai contratti governativi pluridecennali, il potere di lobbying dei contractor e un contesto geopolitico che continua pericolosamente a rilegittimare la spesa militare, rendendo sempre più concreta la minaccia di una guerra nucleare. 

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