Con la scelta delle tre società che si contenderanno l’appalto per la costruzione del lander lunare, la Nasa ha dato ufficialmente il via alla corsa per tornare sulla Luna, con l’obiettivo di far camminare la prima donna della storia sul satellite terrestre. Ad annunciarlo, come riportato dalla testata giornalistica The Guardian, è lo stesso amministratore dell’organizzazione spaziale americana, Jim Bridenstine, il quale ha ribadito come la scelta sia ricaduta su quelle tre aziende che avevano proposto i progetti reputati più innovativi nel campo dell’esplorazione spaziale.

La Blue Origin controllata dal fondatore del colosso americano del commercio online Jeff Bezos, la SpaceX del proprietario dell’azienda automobilistica Tesla Motors, Elon Musk, e la Dynetics dell’Alabama dovranno dunque convincere i tecnici della Nasa del valore dei propri progetti nei prossimi 10 mesi, prima di iniziare la costruzione dei prototipi. A seguito di questa prima fase di analisi, l’organizzazione spaziale americana sceglierà quale sarà la proposta maggiormente in linea con le richieste del programma spaziale americano. In questo elenco ha però destato scalpore l’esclusione del colosso dell’aviazione Boeing che aveva come le contendenti depositato la propria domanda di partecipazione. Tuttavia, sebbene manchino ancora le dichiarazioni ufficiali da parte sia della Nasa sia della Boeing, l’esclusione sembra dovuta al fallimento negli scorsi mesi del volo di prova del prototipo presentato per il concorso.

Bezos e Musk a confronto

Sono anni in fondo che soprattutto Bezos e Musk avevano già messo gli occhi sullo Spazio, intravisto come importante finestra di guadagni economici per il prossimo futuro. E la possibilità di entrare in diretta collaborazione con l’agenzia spaziale americana è un’opportunità che nessuno dei due intende lasciarsi sfuggire di mano, nonostante i progetti presentati siano molto differenti sia nel funzionamento che nei costi di realizzazione.

Il progetto della Blue Origin è infatti stimato in oltre 500milioni di dollari, composto da un lander che in fase di rientro abbandonerebbe sul suolo lunare i propulsori per agevolare il rientro sul nostro pianeta. Il progetto della SpaceX, invece, sarebbe maggiormente adattabile a qualsiasi tipo di razzo ed avrebbe un costo di realizzazione decisamente più contenuto e stimato sulla cifra di 135milioni di dollari americani, con la possibilità di essere eventualmente riutilizzato e in linea con le scelte ambientalistiche della cordata capitanata da Tesla Motors.

Adesso anche lo spazio viene privatizzato

Nella sua ottica di profonda revisione della spesa pubblica americana, l’amministrazione di Donald Trump non ha potuto esentare dai tagli anche la sua agenzia spaziale, nonostante le ambizioni di ricerca mai nascoste dagli Stati Uniti. Ed in questo scenario, la decisione di appaltare parte dello sviluppo delle missioni ai privati è stata intravista come una possibilità per ridurre i costi e al tempo stesso contare sull’affidabilità delle società private operative nel campo tecnologico.

Con l’inasprirsi della competizione in campo spaziale, che negli ultimi anni ha visto l’ingresso dirompente anche dell’India di Narendra Modi col suo programma spaziale “low cost” e con quello satellitare di Teheran, la scelta di Washington è de facto diventata obbligata, confermando l’interesse americano per lo Spazio. E da qui, la decisione di intraprendere il percorso che, entro il 2024, dovrebbe portare la prima donna a calpestare la superficie lunare.

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