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Le ultime notizie che sono venute alla luce a seguito delle indagini sul colosso tedesco delle carte prepagate Wirecard AG e che vedono interessati alcuni membri dell’istituto di vigilanza finanziario tedesco, la Bafin, hanno gettato ulteriori ombre sulla Germania. In modo particolare, poiché lo scandalo che ha coinvolto la società finanziaria con sede ad Asscheim non è che l’ennesimo di una lunga serie che da qualche anno a questa parte ha interessato Berlino. E soprattutto, ha minato la credibilità e la solidità del sistema finanziario tedesco, considerando sino a non troppo tempo fa come un pilastro della sua economia garantito da dei sistemi legislativi e di vigilanza all’avanguardia. Tuttavia, dopo le ultime rivelazioni anche queste certezze sembrano essere venute improvvisamente meno, dando più di un filo da torcere al governo federale della Germania e soprattutto al ministro delle Finanze – e futuro candidato alla cancelleria – Olaf Scholz.

La mossa di Scholz

Sin da quando la Bafin era stata chiamata in causa la prima volta e nonostante le parole del presidente dell’istituto di vigilanza tedesco Felix Hufeld, Scholz aveva annunciato la necessità di mettere in campo una forte ristrutturazione all’interno degli organi preposti al controllo delle società finanziarie tedesche. Con il proseguire delle indagine e con il contestuale “peggioramento” della posizione dell’istituto, di conseguenza, la decisione è diventa non più rimandabile, soprattutto a causa della delicatezza del momento economico attraversato e della necessità di riguadagnare il prima possibile la credibilità.

Benché Hufeld continui a sminuire le responsabilità della Bafin all’interno della vicenda sostenendo che Wirecard AG fosse in realtà una società tecnologica, è fuori discussione come al suo interno si siano verificate delle gravissime lacune. Sorvolando su come per la stessa Unione europea Wirecard fosse però considerata a tutti gli effetti una società finanziaria, è stato comunque già chiarificato dalle indagini in corso come i controlli su Asscheim andassero avanti a rilento e, molte volte, le accuse nei suoi confronti siano state archiviate con troppa fretta. E in questo scenario, dunque, la mossa di Scholz potrebbe essere intesa non soltanto come un tentativo di salvare la credibilità tedesca, ma come quella di salvare – principalmente – la solidità della propria figura, in quanto possibile futuro cancelliere della Germania.

Le paure di Scholz: tutto rischia di ripercuotersi su di lui

Scoprire dal giorno alla notte di avere un ammanco nei propri saldi per 1,9 miliardi di euro è un fatto gravissimo per una società: ma lo è ancora di più per l’apparato di sorveglianza che, sino a pochi mesi prima, non aveva mosso nessuna critica nei confronti dei documenti ufficiali societari. Tanto più, considerando come la quotazione all’indice Dax di Francoforte mettesse l’emittente di carte prepagate nella condizione di dover presentare tutto alla luce del sole. E in questo scenario, dunque, com’è possibile che nessuno si sia mai accorto che Wirecard AG producesse utili a ritmi assolutamente poco credibili?

Se la colpa di tutto questo – o di una parte di esso – può essere infatti additato a chi non ha effettuato i dovuti controlli, è altresì vero però che a garantire sull’operato della Bafin è lo stesso ministero delle Finanze e in ultima battuta il suo massimo inquilino. E nella situazione attuale, che vede Scholz prossimo candidato alla cancelleria per il CDU per le elezioni federali del 2021, questa “colpa” è tutt’altro che secondaria e lo ha messo nella condizione di dover correre ai ripari.

Non essendo possibile riavvolgere il nastro per tornare indietro, dunque, la strategia utilizzata  – come spesso accaduto in Germania – è stata quella dell’apportare significative migliorie per evitare che il problema si riproponga in futuro. Tuttavia, anche in questo caso le prese di posizione nei confronti degli attori della vicenda sono state eccessivamente blande, lasciando con ogni probabilità impuniti tutti coloro che sono andati “leggeri” con i controlli e che hanno anteposto alla ligia vigilanza i propri fini personali. Ma in sede di scrutinio, però, è molto difficile che gli investitori tedeschi che hanno perso miliardi di euro nel crollo di Wirecard AG non si ricordino di questo “piccolo” particolare.