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Rafforzare il rublo, limitare ulteriormente il peso delle sanzioni economiche e fare un bello scherzetto all’Europa. La Russia non accetterà più pagamenti in dollari ed euro per il suo gas consegnato in Europa, ma accetterà solo rubli. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin in una riunione del governo, svelando una carta a sorpresa.

“Ho deciso di attuare una serie di misure per trasferire il pagamento delle nostre forniture di gas ai Paesi ostili (ossia quelli che hanno attuato sanzioni contro Mosca) in rubli russi”, ha dichiarato il capo del Cremlino, ordinando che i cambiamenti siano attuati nel più breve tempo possibile. Banca Centrale e Gabinetto dei ministri dovranno determinare entro una settimana la procedura da attuare.

“Non ha senso per noi consegnare le nostre merci nell’Unione europea e negli Stati Uniti e ricevere pagamenti in dollari, euro o altre valute”, ha sostenuto Putin, facendo capire che la Russia inizierà ad accettare soltanto rubli in cambio della vendita di gas naturale, con la prospettiva di applicare la misura anche ad altre merci.

Gli effetti dell’annuncio

Nella giornata di ieri, in seguito alle dichiarazioni di Putin, il prezzo del gas è salito. Ad Amsterdam, dopo un balzo a 119 euro al Mwh, le quotazioni sono scese a 115 euro, registrando un rialzo del 17% rispetto alla chiusura di ieri. A Londra il prezzo si attesta a 273 penny al Mmbtu (+16,8%). Dopo aver toccato un massimo intorno a 132,25 euro al megawattora, il prezzo del gas all’hub olandese Ttf continua la sua corsa seppur registrando una leggera frenata.

A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che la Russia continuerà a fornire gas secondo volumi e prezzi fissati nei contratti precedenti, “poichè il Paese ci tiene alla propria reputazione come partner e fornitore affidabile”. Altro effetto delle parole di Putin: il rublo ha recuperato valore alla Borsa di Mosca. Quasi come per magia, nelle scorse ore veniva scambiato a 100 sul dollaro, contro i 75 del periodo precedente la guerra in Ucraina.

Le reazioni dell’Europa

Al momento non si registrano repliche ufficiali da parte dell’Unione europea. Ha invece risposto la Germania, e lo ha fatto attraverso il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck. “Sarebbe una violazione del contratto se la Russia insistesse sul fatto che gli acquisti di gas da parte dei paesi dell’Ue debbano essere pagati in rubli d’ora in poi”, ha dichiarato. La Germania, ha aggiunto il ministro Habeck, “si consulterà con i suoi partner europei per valutare se la richiesta del presidente russo Vladimir Putin significa che non è più un partner stabile”.

Dall’Italia, intanto, l’economista e consigliere di Palazzo Chigi, Francesco Giavazzi, ha spiegato che “pagare il gas russo in rubli significherebbe aggirare le sanzioni. Non c’è alcuna decisione” da parte del governo “ma penso che continueremo a pagarlo in euro”.

La mossa di Putin

In un primo momento sembrava che quello di Putin fosse un disperato tentativo di alleggerire il peso delle sanzioni. È così, ma non c’è affatto disperazione nella mossa del Cremlino, quanto la piena consapevolezza di colpire l’Europa e, al tempo stesso, beffarla.

Perché improvvisamente la Russia preferisce essere pagata in rubli anziché in dollari o euro, e cioè due valute molto più forti della debolissima moneta russa? Il ragionamento di Putin è semplice: per continuare ad acquistare il gas russo sarà presto necessario pagare in rubli. I Paesi europei dovranno dunque, in qualche modo, recuperarne abbastanza per poter saldare ingenti conti. E l’unico modo per accumulare rubli a sufficienza consisterà nel bussare alla porta della Banca centrale russa chiedendo di cambiare euro in rubli. Dal canto suo, la Banca sarà ben felice di mettere sul tavolo i citati rubli in cambio di valuta pregiata.

Detto in altre parole, d’ora in avanti comprando il gas russo i Paesi europei non ingrasseranno più le tasche delle aziende vicine o controllate dal Cremlino, ma direttamente lo Stato russo. Dunque, nonostante le sanzioni, in questo modo Mosca potrà continuare a racimolare euro e dollari per: 1) sostenere l’economia russa a rischio default; 2) pagare le spese di guerra; e 3) ripagare il debito estero. Se i piani di Putin dovessero funzionare, per il blocco occidentale c’è il rischio di incorrere in una disfatta finanziaria. Già, perché a quel punto le sanzioni “rimbalzerebbero” sulla Russia tornando indietro e generando il più classico degli effetti boomerang.

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