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Una procedura di ammonistrazione controllata forzosa, seguita da una nazionalizzazione temporanea della durata di qualche mese e da una definitiva separazione. È questa l’agenda che potrebbe seguire Boris Johnson per rendere il Regno Unito definitivamente indipendente da Gazprom, e quindi dal gas russo. L’indiscrezione è stata riportata da Bloomberg, che ha descritto ogni singolo, possibile passaggio. Innanzitutto, il soggetto finito nel mirino di Londra è Gazprom Marketing and Trading Retail, la controllata dello stesso colosso russo che garantisce le forniture al dettaglio in tutto lo Uk.

Ebbene, nei prossimi giorni la stessa Gazprom Marketing and Trading Retail potrebbe essere messa in amministrazione controllata; step numero uno – hanno fatto sapere fonti del governo britannico – che consentirebbe al Regno Unito di rilevare temporaneamente il controllo dell’azienda in caso di fallimento. Azienda, ricordiamo, che rifonisce clienti come McDonald’s, Siemens, varie strutture sanitarie ed edifici pubblici.


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Gli step di Londra

Londra ha già fatto qualcosa di simile lo scorso novembre. In quell’occasione, l’azienda energetica britannica Bulb era finita in amministrazione controllata tramite Teneo Inc, società di pubbliche relazioni e consulenza. Per l’amministrazione controllata di Bulb – che vantava una fetta di mercato pari a circa la metà della controllata di Gazprom – sono stati stanziati 1,7 miliardi di sterline (2,3 miliardi di euro) di fondi governativi per garantirne le attività e tutelarne i clienti.

Per quanto riguarda Gazprom, il governo Johnson starebbe pianificando una procedura analoga da imporre alla filiale commerciale britannica del gigante del gas, paralizzata (o meglio, a rischio fallimento) a causa delle sanzioni dopo l’avvio delle operazioni militari speciali di Mosca in Ucraina. In tal caso, la controllata subirebbe una nazionalizzazione temporanea per qualche mese.

L’iniziativa, ha sottolineato la Bbc, è ora sottoposta ad approfondimenti legali ed è attesa entro l’8 aprile, data in cui è prevista la presentazione di un programma ad hoc di aggiornamento della strategia energica complessiva del Regno Unito promessa dalla compagine Tory alla luce dei fattori di crisi strutturale del settore e dell’impennata globale post Covid del prezzo degli idrocarburi, oltre che dei contraccolpi della guerra nell’est d’Europa e dello scontro tra Mosca e occidente.

Staccarsi dal gas russo

La mossa del governo Johnson rientra senza ombra di dubbio nell’ottica di rendere Londra indipendente dal gas russo. Anche se, va detto, tale dipendenza è stata ridotta notevolmente nel corso degli ultimi anni, di sicuro molto meno di numerosi Paesi dell’Europa continentale come Germania o Italia.

Poiché la controllata di Gazprom in Uk ha tra i suoi clienti anche strutture ospedaliere, il ministro della Salute, Sajid Javid, ha già ordinato da un paio di settimane alle strutture del servizio sanitario nazionale (Nhs) di non rinnovare i contratti.

In ogni caso, per assistere al definitivo sganciamento dell’isola dal gas russo – preannunciato da Londra sulla scia degli Usa di Joe Biden – il governo Johnson si è dato alcuni mesi di tempo. A quanto pare, il Regno Unito non potrà fare a meno delle residue forniture di Gazprom prima di fine 2022. Tornando alla filiale di Gazprom, in caso di un suo eventuale fallimento e di mancato acquirente, l’Uk dovra scegliere quale strada imboccare: intervenire per salvarla oppure lasciar correre, con tutti i rischi e gli scossoni del caso.

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