Gabriel Boric, presidente del Cile, ha annunciato la scorsa settimana la sua volontà di nazionalizzare l’industria del litio e di procedere al controllo pubblico dell’asset minerario più strategico del Paese assieme al rame, storica fonte di introiti e valuta per Santiago.
La mossa è giunta come un fulmine a ciel sereno e mostra l’avvicinamento di una fase di rafforzamento del controllo degli Stati sulle loro risorse strategiche. Inoltre, vedere il secondo produttore al mondo nazionalizzare i suoi asset può creare un precedente e in prospettiva lasciar pensare a uno stato di fatto in cui Cile, Perù e Bolivia, i tre Stati del “triangolo del litio”, con industrie statalizzate e sotto il controllo pubblico possano essere il polmone di riferimento di una futura “Opec del litio” capace di dettare legge sui prezzi.
Il mercato mondiale del litio prevede aumenti della produzione del 450% da qui al 2050 per sostenere una domanda sempre maggiore da parte dell’industria energetica, dei comparti strategici per la transizione, delle filiere volte a riempire gli stock delle potenze più “affamate” di litio.
Il litio – lo ricordiamo – terzo elemento della tavola periodica è abbastanza comune sulla Terra, ma da Stato a Stato cambia la capacità dell’industria di estrarlo a costi contenuti. L’oro bianco dell’America Latina è il più abbondante e conveniente a prezzi accessibili, e Boric lo sa. Il presidente di Sinistra radicale ha incaricato Codelco, il colosso statale del rame da sempre croce e delizia del Cile, di studiare la creazione di una compagnia nazionale per la produzione e la vendita del litio. Foreign Policy ricorda che Codelco, su mandato governativo, “negozierà con le due società di estrazione del litio nel paese, SQM e Albemarle, con sede negli Stati Uniti, per una partecipazione maggiore nei loro attuali contratti” che scadono rispettivamente nel 2030 e nel 2040.
Codelco è il polmone dell’economia cilena. Talmente strategica che neanche durante il “laboratorio” neoliberista imposto da Augusto Pinochet e dai Chicago Boys americani legati a Milton Friedman dopo il golpe che pose fine al governo di Salvador Allende fu privatizzata. Codelco, attaccata nella guerra economica scatenata a colpi di sanzioni e svalutazioni monetarie da Washington su iniziativa di Henry Kissinger negli anni pre-golpe, torna al centro della scena come regista della strategia di nazionalizzazione del presidente cresciuto col mito di Allende e dei “mille giorni più belli del Cile” conclusi dal golpe dell’11 settembre 1973. Un Boric messo sotto pressione da sondaggi sfavorevoli, dal brusco stop alla sua riforma costituzionale iper-progressista del 2022 e da una paralisi legislativa per la minoranza della Sinistra in Parlamento prova la mossa del cavallo, avendo compreso quanto il litio sarà strategico negli anni a venire.
Il Cile ha aderito alla Nuova via della seta cinese nel 2018 e ha firmato accordi con l’Unione Europea nel dicembre 2022 per le forniture di litio proprio in prospettiva delle sfide future per il mercato dell’oro bianco. Ma ora la sfida lanciata da Boric, se concretizzata, potrà avere effetti dirompenti. Foreign Policy sottolinea che potrebbe produrre conseguenze al ribasso sullo stock di investimenti diretti esteri (Ide) in entrata in Cile.
Il Financial Times, però, ribatte presentando l’opinione di Emily Hersh, amministratore delegato di Luna Lithium, secondo la quale “i risultati relativamente buoni di Codelco come società mineraria statale e il desiderio di Boric di rispettare le concessioni esistenti sul litio sono di buon auspicio per le proposte politiche” del leader cileno, specie se potrebbero avviare un’integrazione regionale il cui attore decisivo sarà però l’Argentina, capace di trasformare una sintonia politica dell’America Latina profonda per il mercato del litio in una vera e propria Opec dell’oro bianco con il controllo sul 60% delle riserve sfruttabili a livello mondiale.
E in grado di plasmare a suo vantaggio i flussi di investimento in nome di un crescente potere contrattuale. Il ritorno del primato della sicurezza in economia, che già Adam Smith ricordava come decisivo, non vale solo per le grandi economie della Terra ma anche, se non soprattutto, per i produttori di materie prime. Fondamentali per plasmare l’ordine economico globale di domani.