Un embargo totale al Venezuela. Con l’ultimo ordine esecutivo firmato da Donald Trump, gli Stati Uniti sferrano un colpo durissimo al governo venezuelano. La nuova misura adottata da Washington prevede il congelamento di ogni proprietà facente capo al Venezuela presente in territorio americano e il divieto assoluto a ogni transazione economica da e verso Caracas. Si tratta del primo embargo imposto dagli Stati Uniti a un paese situato nell’emisfero occidentale; il Venezuela entra così a far parte della lista americana dei cattivi, insieme a Iran, Cuba, Siria e Corea del Nord. A questo punto le sanzioni economiche nei confronti di Maduro hanno raggiunto l’apice.

La mossa di Trump

Trump ha spiegato il motivo che lo ha spinto a prendere questa decisione: “Era necessario bloccare le proprietà del governo venezuelano per più motivi – si legge in una lettera del presidente americano al Congresso – principalmente a causa della continua usurpazione del potere del regime illegittimo di Nicolas Maduro, che si aggiunge alla violazione dei diritti umani da parte di quel regime, agli arresti arbitrari, alla detenzione di cittadini innocenti e alla continua riduzione della libertà di stampa”. In passato gli Stati Uniti avevano più volte usato il pugno duro contro il Venezuela, in particolare colpendo personaggi chiave ed enti strategici, come nel caso della società petrolifera Petroleos de Venezuela e la banca centrale venezuelana.

L’efficacia dell’embargo

La posizione degli Stati Uniti sulla crisi venezuelana è stata chiara fin da subito. Trump appoggia il leader dell’opposizione Juan Guaidó, il quale ha tentato di togliere di mezzo l’attuale presidente venezuelano Maduro con tre colpi di stato, tutti falliti. Con questa mossa, Washington spera di dare il colpo di grazia a Caracas; l’ordine di embargo fa sì che “tutte le proprietà del governo del Venezuela negli Stati Uniti sono bloccate e non possono essere trasferite, pagate, esportate, trattate o ritirate”. Ma basterà per far alzare bandiera bianca a Maduro? Difficile dirlo, perché in altri contesti le sanzioni, pur pesantissime, non hanno fin qui regalato grandi soddisfazioni agli Stati Uniti. Ha poco senso, nel caso del Venezuela, creare un isolamento attorno al paese se quel governo è comunque supportato da altre potenze, come Cina e Russia. Simili sanzioni non hanno portato risultati sperati là dove applicate (Corea del Nord, Iran e Cuba) ma, anzi, hanno peggiorato ulteriormente le crisi economiche dei singoli paesi. Ecco perché l’embargo contro il Venezuela rischia di indebolire ulteriormente il popolo venezuelano, offrendo a Maduro l’ennesimo assist per attaccare le “mosse imperialiste” degli Stati Uniti.

La speranza e il dialogo

La domanda, dunque, è se un embargo può bastare per risolvere una situazione politica complicatissima. Una delle ultime speranze per raggiungere la pace attraverso il dialogo può arrivare dalla conferenza internazionale di Lima, in Perù, a cui prenderanno parte rappresentanti di 59 paesi per parlare proprio della crisi venezuelana. L’idea, ha spiegato il ministro degli Esteri peruviano, Nestor Popolizio, è quella di mettere di fronte le nazioni legate in qualche modo alla crisi per incoraggiare il dialogo tra le parti e costruire un consenso per effettuare nuove elezioni.