L’Australia ha un grosso problema con la Cina. L’ascesa geopolitica di Pechino ha fatto capire a tutti i Paesi dell’Asia che da quelle parti c’è una nuova superpotenza. Nel mirino del Dragone è finita Canberra, storica alleata statunitense. Per controllare l’Oceano Pacifico e l’Indiano, Xi Jinping deve necessariamente fare i conti con un’isola più fastidiosa del previsto.

La risposta cinese al ban Huawei

Le relazioni tra Cina e Australia erano fino a poco tempo fa floride, sia dal punto di vista economico che culturale. La tensione è poi aumentata per via del caso Huawei. Canberra ha chiuso le porte al brand cinese nella corsa allo sviluppo della rete 5G australiana. Pechino ha risposto bandendo le esportazioni di carbone termico australiano da ben cinque dei più grandi porti di Dalian. Una mossa con cui la Cina unisce l’utile al dilettevole, almeno agli occhi del suo popolo. Già, perché Xi Jinping ha imposto una svolta cinese green oriented, con una riduzione interna del consumo di carbone. Limitare fortemente le importazioni di carbone rafforza la politica del Dragone e in più stringe un cappio intorno al collo dell’Australia (un caso che ricorda quanto sta accadendo con l’India). Che tuttavia non è certo lo Sri Lanka o il Bangladesh, e ha alle spalle protettori come Stati Uniti e Regno Unito.

Colpito il settore del carbone australiano

La mossa cinese è solo ed esclusivamente politica, e per certi versi richiama alla mente il precedente svedese. Le importazioni di carbone da Indonesia e Russia non hanno subito il minimo contraccolpo. Solo l’Australia ha subito una pesante stretta, una sorta di ritorsione che potrebbe portare a conseguenze da monitorare con attenzione. La Cina ha posto un divieto indeterminato alle importazioni di carbone da Canberra, in vista di un nuovo regime di quote. Un funzionario del porto di Dalian ha parlato di un limite di 12 milioni di tonnellate di carbone termico fissato al 2019 per i porti di Dalian, Baynquan, Panjin, Dandong e Beiliang. Un chiaro messaggio lanciato al governo australiano da Pechino. Come dire: non ci fate entrare in Australia nella corsa al 5G? Bene, noi vi danneggiamo economicamente colpendo uno dei vostri settori export più remunerativo. C’è ancora uno spiraglio: le autorità cinesi parlano di vaghe quote, quindi la porta non è totalmente chiusa. Ma molto dipenderà dalla risposta dell’Australia.

I rischi per il futuro

E in Australia si diffondono i primi timori. Il ban di Pechino è per il momento incentrato sul carbone utilizzato per la produzione di acciaio, e nella zona attorno alla città di Dalian. Il rischio è che possa diffondersi anche in altri porti cinesi, ma soprattutto che possa riguardare anche il carbone termico, usato in ambito energetico. Gli esportatori australiani vedono ritardare le loro consegne e l’intero settore potrebbe presto subire un forte contraccolpo.

I rapporti commerciali tra Cina e Australia

La paura è giustificata dai dati. Il carbone è il bene più prezioso per l’Australia, dal momento che le sue esportazioni generano 64 miliardi di dollari annui. La Cina consuma più o meno un quarto delle spedizioni totali. C’è comunque da dire che l’anno scorso sono approdate nei porti di Dalian 7 tonnellate di carbone australiano. Decisamente meno rispetto al nuovo limite di 12 milioni di tonnellate. I numeri restano tuttavia imponenti e sono collegati a un fiume di soldi. Che Canberra potrebbe perdere dall’oggi al domani.

L’importanza geopolitica di Canberra per la Cina

Il legame tra Asia e Australia è consolidato al punto che due terzi dell’interscambio australiano si svolgono con il continente asiatico. Nel frattempo il destino economico di Canberra si è legato fin troppo alla Cina. Pechino è destinatario del 30% dell’export dell’isola anglosassone. Oggi l’Australia si ritrova in una posizione ingombrante, sia geograficamente che geopoliticamente. Mentre in economia Canberra va a braccetto con il Dragone, in politica estera ha importanti accordi con potenze occidentali. Ad esempio l’Australia appartiene ai Five Eyes, una sorta di patto fra le Nazioni angloamericane ed è quindi una appetitosa terra di conquista per Xi Jinping. C’è già chi ha parlato di “invasione silenziosa” riferendosi alla penetrazione cinese nell’isola. Per la Cina Canberra è la parte d’Occidente più vicina al suo raggio d’azione, quindi imporsi culturalmente sull’Australia vorrebbe dire conquistare una pedina preziosa nella lotta a distanza contro gli Stati Uniti. Ma l’Australia deve pensare anche a sé stessa. Abbiamo detto come l’economia del Paese si affidi quasi ed esclusivamente alle esportazioni. Dunque è di basilare importanza che i mari antistanti alle sue coste non diventino feudo esclusivo della Cina.

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