Uno scontro interno all’Italia, tra governo e opposizione, e uno esterno, tra Roma e l’Unione europea. Il Meccanismo europeo di stabilità ha esacerbato gli animi all’interno dell’esecutivo giallorosso. Giuseppe Conte, accusato nei di aver avallato la riforma del Mes in autonomia, senza avvisare il Parlamento, ha ribadito come oggi sia andata in scena una riunione di maggioranza proprio sul Fondo salvastati in cui tutto è stato discusso “in modo trasparente e cristallino, come è sempre stato fatto con il Parlamento”. Anzi, Conte ha rincarato la dose aggiungendo che “ogni volta che vado al Consiglio Ue, il giorno prima passo sempre dalle comunicazioni al Parlamento. L’ho sempre fatto e continuerò perché il Parlamento resta sempre sovrano”. Eppure Luigi Di Maio resta diffidente. Il leader grillino ha smorzato le voci su eventuali battibecchi con il collega Gualtieri, ma ha anche rilasciato dichiarazioni chiarissime: “Noi non abbiamo mai avuto nessun dubbio sul presidente del Consiglio, rispetto alla questione del cosiddetto fondo salva stati. non vedo nessun rischio di scontro con il presidente del Consiglio e nessun rischio di scontro nel governo. Certo se qualcuno, non in Italia, vuole utilizzare questo fondo per dare all’Italia quello che ha dato alla Grecia, no grazie. L’Abi ha detto che con questa riforma compreremmo meno titoli di Stato e questo è un problema. Occorre fare una ricognizione”.

“L’Italia rischia l’isolamento”

Dall’Europa non arrivano reazioni ufficiali, eppure aleggia nell’aria una preoccupazione condivisa: che l’Italia possa rimanere isolata. Spieghiamo meglio. Secondo quanto riportato dall’Agi, nel caso in cui Conte decidesse di rimettere in discussione l’accordo politico raggiunto a giugno sul trattato di riforma del Mes, Roma potrebbe subire il contraccolpo di una “scelta controproducente”. In altre parole a Bruxelles considerano le tensioni italiane sul Meccanismo europeo di stabilità una bagarre interna. Ma una bagarre che potrebbe pericolosamente paralizzare la ristrutturazione della zona euro. In particolare vengono citate due questioni fondamentali per l’Italia: lo strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e il meccanismo europeo di garanzia dei depositi. Il messaggio che filtra è chiaro: dovessero esserci turbolenze sui mercati, Roma sarebbe molto più esposta con il vecchio Mes ancora in vigore.

Bruxelles aspetta chiarimenti

Le fonti Ue consultate dall’Agi non lasciano spazio all’immaginazione: “L’Italia potrebbe farsi del male da sola. All’Eurogruppo e all’Eurosummit di dicembre ci si attende un via libera a tutto un pacchetto, che comprende la discussione politica sulla garanzia sui depositi. Un no dell’Italia al Mes potrebbe portare a ulteriori rinvii”. Insomma, a Bruxelles per il momento non sono arrivate proposte di modifica da parte dell’Italia. Ma l’attenzione resta massima. E per il 4 dicembre, in vista della prossima riunione dell’Eurogruppo, l’Ue si aspetta che Roma chiarisca la sua posizione. I vertici europei continuano a sostenere che la riforma del Meccanismo europeo di stabilità rappresenti un netto miglioramento per l’Italia rispetto alle vigenti regole del fondo salvastati. Ma a Roma non tutti si fidano.

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