Cambiare passo sulla sovranità digitale europea, garantire alla Commissione europea un potere di coordinamento e controllo sulle dinamiche di rafforzamento dell’autonomia strategica del Vecchio Continente in materia di tecnologia e, implicitamente, rintuzzare le ambizioni e il protagonismo della Francia di Emmanuel Macron. Sono queste le richieste che Angela Merkel e tre leader sue alleate nel contesto comunitario hanno rivolto alle autorità di Bruxelles per far proseguire in maniera più spedita la marcia politica dell’Europa in campo tecnologico. Una manovra che svela come la Cancelliera, negli ultimi mesi del suo mandato, intenda dare alla sua Germania una maggiore coscienza strategica e non concedere, nel quadro dell’asse franco-tedesco che non viene messo in discussione, spazi al protagonismo “gollista” dell’Eliseo.

Le quattro leader del Nord Europa che hanno saldato l’alleanza tecnologica sono, oltre alla Merkel, Kaja Kallas (Estonia), Sanna Marin (Finlandia) e Mette Frederiksen (Danimarca). Le quattro hanno scritto una lettera a Ursula von der Leyen pubblicata dal quotidiano tedesco Handelsblatt in cui pongono in essere una precisa visione per la loro strategia tecnologica: contrasto all’egemonia del big tech statunitense, cautela e chiusura graduale degli spazi alla concorrenza cinese, stimolo ad una concreta azione per la Commissione.

“La creazione di valore e le innovazioni digitali avvengono in misura considerevole al di fuori dell’Europa”, notano le quattro leader nordiche, evidenziando che “le dipendenze e le debolezze di capacità, competenze e tecnologie digitali europee” stanno diventando sempre più evidenti come pregiudizio alla ripresa del Vecchio Continente.

Alla Commissione europea, nell’ottica di Merkel, Kallas, Marin e Frederiksen, il compito di prendere la palla al balzo e stabilire le priorità dell’azione esecutiva in materia di digitale. In primo luogo stabilendo le priorità su settori strategici e tecnologie critiche. Un richiamo al recente ordine esecutivo di Joe Biden per internalizzare negli Stati Uniti le filiere più importanti per l’industria nazionale si legge laddove i capi di governo, nella missiva, scrivono che è necessario identificare i campi in cui l’Europa è dipendente nelle forniture e dove possono crearsi colli di bottiglia.

In secondo luogo, bisognerà fare in modo di creare mercati aperti e competitività a tutto campo in questi settori critici. Puntando a costruire rapporti di mutua dipendenza con quei Paesi che è difficile sostituire in larga misura nelle filiere e valorizzando le politiche nazionali per approfondire l’utilizzo di tecnologie e brevetti a livello di applicazione materiale nei settori industriali e dei servizi (dall’energia alla sanità). Il tutto per accelerare il ruolo dell’Europa come creatore di sviluppo tecnologico ed economico.

In terzo luogo, l’Unione Europea deve diventare capace non solo di giocare da protagonista nella sfida all’innovazione di frontiera del presente ma anche di creare competenze e conoscenze tali da anticipare i trend futuri e contribuire a creare i nuovi standard tecnologici su cui si giocheranno le partite di domani. Un richiamo a quanto sta facendo la Cina, per esempio, mobilitando le premesse della futuristica tecnologica 6G quando ancora deve entrare nel pieno la battaglia sul 5G.

Merkel, Kallas, Marin e Frederiksen richiamo insistentemente il ruolo della Commissione non a caso: i destinatari del messaggio sono Emmanuel Macron Thierry Breton, il super-commissario francese all’Industria che sta costruendo l’impianto politico-organizzativo dei programmi comuni europei nella tecnologia, nell’aerospazio, nella difesa, nell’energia non distogliendo mai gli occhi dall’effetto-moltiplicatore che essi possono generare sull’industria nazionale transalpina. I dissidi tra Francia e Germania sul caccia Fcas hanno portato la Merkel a rilanciare l’idea di non far proseguire esclusivamente l’asse franco-tedesco come collaterale e complementare alla costruzione europea ma di sfruttare le strutture di Bruxelles come garanzia contro il protagonismo e il dinamismo transalpino. Cooptare nei progetti europei anche partner “satelliti” della Germania e Paesi ostili alle iniziative del Presidente francese come la Danimarca, membro della Nuova lega anseaticasignifica ricordare che la barra del timone sta sempre dalle parti di Berlino e che le fughe in avanti di Parigi su programmi troppo poco maturi per il quadro europeo difficilmente saranno tollerate.

“A Bruxelles”, nota Formiche, “si mormora che Ursula von der Leyen abbia intenzione di diventare la reale interlocutrice, sui temi del digitale, di Cina e Stati Uniti. Finora, questo ruolo lo ha ricoperto la danese Margrethe Vestager, commissaria europea per la Concorrenza dal 2014 e unica figura politica davvero temuta nella Silicon Valley”, che con la presidente non avrebbe difficoltà a giocare di sponda per controbilanciare Macron e il suo abile e preparato commissario. L’obiettivo di fondo? Evitare che ci sia una sproporzione di massima nella distribuzione di fondi, appalti, progetti e prospettive d’influenza politica quando piani come Gaia-X o le filiere tecnologiche europee autonome diverranno una realtà concreta e operativa. Quello che, sotto sotto, si sperava dalle parti dell’Eliseo. Ma Macron non ricorda, in diverse occasioni, che almeno fino alla transizione di potere in Germania del prossimo autunno in Europa è destinato a rimanere il numero due. E che solo la Germania ha l’influenza per dare una copertura veramente “europea” ai piani franco-tedeschi. Alle sue condizioni, ovviamente.

 

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