La fama di Temu continua a crescere in tutto il mondo. “Shop like a billionaire”, è il motto della piattaforma cinese di e-commerce che, in appena due anni, è riuscita a ritagliarsi uno spazio in prima fila all’interno di un settore altamente competitivo, quale è quello del commercio online. La stagione del dominio globale di eBay e Amazon è sempre più un lontano ricordo, almeno a giudicare dal clamore mediatico raggiunto dai loro sfidanti made in China. Temu, ancor più di Aliexpress e Dhgate, sembrerebbe essere lo sfidante più equipaggiato per contrastare i colossi occidentali.
Eppure, nelle ultime settimane, la casa madre dell’azienda, PDD Holding – multinazionale tecnologica fondata a Shanghai nel 2015 dall’ingegnere informatico Colin Huang – ha dovuto fare i conti con un terremoto non da poco. Le sue azioni, a fine agosto, sono crollate di oltre il 30% bruciando oltre 50 miliardi di dollari di valore di mercato. Il motivo? Tutto è successo dopo che il gruppo ha pubblicato risultati di fatturato “deludenti” per due dei suoi gioielli, Pinduoduo e Temu, appunto. E dopo che i suoi stessi dirigenti hanno messo in guardia dalla rapida concorrenza e dalle sfide non aziendali che potrebbero frenare la crescita e i profitti futuri.
Temu tra luci e ombre
La situazione è curiosa, perché i dati sul secondo trimestre avevano evidenziato per PDD Holdings un fatturato di 97,06 miliardi di yuan – poco meno di 14 miliardi di dollari – e un utile di 4,4 miliardi di euro, con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente pari all’86% e al 144%. Non è bastato, tutto questo, a rassicurare gli analisti, che si aspettavano invece valori più alti nelle vendite (100 miliardi di yuan) e che hanno mostrato incertezza per il futuro. Già, perché il citato “clamore mediatico”, di Pinduoduo in Cina e Temu all’estero, ha un costo non indifferente.
Le spese operative del gruppo, al 30 giugno, sono infatti quasi raddoppiate per via degli investimenti massicci effettuati in pubblicità, marketing e promozioni varie volte a conquistare il cuore degli acquirenti. La Borsa, poi, ha le sue regole. E il risultato è che PDD Holdings ha visto andare in fumo decine di miliardi di dollari.
La casa madre non rende noti i risultati finanziari di Temu, ma i suoi dirigenti, durante una chiamata con gli analisti, hanno avvertito di una “incertezza significativamente maggiore” nell’unità commerciale globale dell’azienda che tanto piace agli occidentali. In sostanza, nella realtà Temu continua a crescere, vendere e accumulare fan entusiasti, ma lo starebbe facendo con un ritmo inferiore rispetto alle previsioni del “mercato” e a quelle degli investitori.
Che c’entra l’economia della Cina?
Di per sé, dunque, l’allarme Temu potrebbe essere tranquillamente ridimensionato. Il fuoco di paglia c’è stato, sia chiaro, però è stato subito innalzato al rango di semi-incendio per analizzare la Cina (intesa come Paese). La tesi è semplice: il contraccolpo di PDD sarebbe una chiara cartina al tornasole della crisi economica che starebbe attraversando Pechino. Certo, gli analisti del settore prevedono che le vendite di e-commerce oltre la Muraglia continueranno a rallentare. eMarketer, per esempio, stima che la crescita annuale dei ricavi scenderà dall’8,3% di quest’anno al 6,5% nel 2028.
Come se non bastasse, il governo cinese ha deciso, a lungo termine, di adottare una strategia pluridecennale per privilegiare la produzione industriale rispetto a tutto il resto. Questo, unito alla nutrita concorrenza, ha effettivamente raffreddato gli affari di Temu. Che però, soprattutto all’estero, continuano ad essere più che buoni.
Basti pensare che la app dell’azienda è diventata una tra le più popolari negli Stati Uniti e in altri mercati, come quello messicano, grazie al suo allettante cocktail di prezzi stracciati, qualità del prodotto più che discreta e ingenti spese pubblicitarie (con “espedienti in-app” che attirano gli acquirenti a caccia di offerte).
Al netto della Borsa e della Finanza mondiale, Temu – nata, ricordiamolo, due anni fa – è l’unica azienda di e-commerce presente nella Top 20 dei siti più visitati ad essere stata lanciata nell’ultimo decennio. È già dietro alla sola Amazon e davanti a eBay.