Bruxelles non vuole diventare un campo di battaglia. Perlomeno quella Bruxelles che fa riferimento al governo centrale belga, le cui funzioni appaiono spesso marginali, tra la devolution a Fiandre e Vallonia da un lato e la presenza delle istituzioni europee dall’altro, ma che sul fronte del sequestro degli asset della Banca centrale russa congelati si stanno pienamente esplicitando.
Bruxelles blocca Bruxelles
Il primo ministro belga Bart de Wever ha posto infatti un sostanziale veto politico al “prestito di riparazione” con cui la Commissione Europea intende prelevare gli asset russi congelati per finanziare l’aiuto a Kiev nei prossimi anni.
Il 54enne conservatore, già sindaco di Anversa e leader della Nuova Alleanza Fiamminga, ha ritenuto fondamentale esprimere il dissenso del suo esecutivo sulla prospettiva di procedere all’esproprio della componente pubblica delle riserve congelate (140 miliardi di euro su 210 totali) perché esporrebbe Bruxelles a pesanti ritorsioni. Euroclear, la società che ha in gestione operativa gli asset temporanemanete presi sotto controllo europeo e i cui profitti finanziari sono stati allocati per finanziare Kiev, è un’azienda di diritto belga e già da diverse settimane si è detta contraria all’esproprio, che creerebbe un precedente in termini di diritto privato e commerciale.
Politico.eu, testata che respira da vicino l’aria che tira dai palazzi del potere comunitari, ha commentato criticamente la mossa di De Waver, ribadita in una lettera alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, definendo il Belgio “la risorsa più preziosa della Russa”. Presentando, dunque, la Bruxelles belga come il contropotere della Bruxelles comunitaria, un asset indiretto per Mosca:
Il blocco belga ha messo a dura prova l’alleanza europea dell’Ucraina in un momento critico. Se i leader avessero concordato di procedere rapidamente con il piano di prestiti al vertice di ottobre, ciò avrebbe inviato un forte segnale a Vladimir Putin sulla forza a lungo termine dell’Ucraina e sul fermo impegno dell’Europa a difendersi.
I dubbi di De Wever
Parole, queste, quantomeno forzate, verrebbe da dire. De Wever non si è opposto all’aiuto all’Ucraina tout court, ha però chiesto che in caso di sottrazione degli asset alla Banca centrale russa il rischio venisse condiviso tra tutti i Paesi europei e la Commissione, evitando atteggiamenti ambivalenti che avrebbero portato Bruxelles a pagare per tutti in caso di strappo o reazione di Mosca.
Inoltre, nota la Bbc, de Wever ha proposto che l’Europa “eroghi un prestito di 45 miliardi di euro all’Ucraina per il prossimo anno, utilizzando disposizioni che possono essere attinte nell’ambito dell’attuale bilancio condiviso dei 27 Stati membri”. Quali che possano essere le inclinazioni personali del primo ministro, de Wever non è un uomo solo al comando e anche se fossero confermate eventuali inclinazioni particolarmente morbide con Mosca (difficili da pensare per un leader membro del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei) va ricordato che guida un governo di coalizione dove il suo partito controlla 24 seggi su 150 in Parlamento.
Le ragioni del Belgio
La stessa Politico.eu riconosce che “de Wever teme che la stabilità dell’euro stesso possa essere compromessa se un raid su Euroclear costringesse gli investitori a riconsiderare la possibilità di investire i propri asset nelle banche europee”. Posizione condivisa con l’amministratrice delegata di Euroclear, Valérie Urbain, e che spesso a Bruxelles i vertici della Commissione sembrano liquidare con eccessiva fretta.
L’idea della rottura con la Russia a tutti i costi sembra predominare dalle parti della Commissione, anche a costo di un salto nel buio in cui, peraltro, difficilmente sarebbero tutelati i Paesi messi più a rischio dallo strappo. Il Belgio, Paese europeo e europeista per eccellenza, col suo strappo mostra le problematiche di una scelta che non avrebbe precedenti su scala globale. E rischia di portare l’economia europea in un territorio inesplorato.
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