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La guerra tra democratici e repubblicani sulla ripresa economica

Mancano quattro mesi alla contesa elettorale per la Casa Bianca che vedrà Donald Trump sfidare Joe Biden ma, tra crisi pandemica, recessione economica e caos sociale, la partita tra democratici e repubblicani negli Stati Uniti è già estremamente accesa. La...
USA 2020, il candidato democratico alla presidenza Joe Biden a Wilmington (La Presse)

Mancano quattro mesi alla contesa elettorale per la Casa Bianca che vedrà Donald Trump sfidare Joe Biden ma, tra crisi pandemica, recessione economica e caos sociale, la partita tra democratici e repubblicani negli Stati Uniti è già estremamente accesa. La crisi economica ha finora portato a un crollo del Pil del 4,8% nel primo trimestre, a decine di milioni di disoccupati e a un’esplosione dell’insicurezza sociale che si è palesata in tutta la sua drammaticità dopo la morte di George Floyd. Dopo un primo pacchetto di stimolo da circa 2 trilioni di dollari, più o meno il Pil dell’Italia, mediato dal bazooka monetario della Fed la politica americana ora discute di un nuovo, necessario piano di aiuti all’economia. E tra l’asinello e l’elefantino cominciano ad esplodere le rivalità politiche in vista del voto di novembre.

Numerose sono le faglie che dividono l’amministrazione repubblicana, la maggioranza ad essa fedele in Senato e quella democratica alla Camera dei Rappresentanti. In primo luogo, esaurita la fase emergenziale del Cares Act in cui democratici e repubblicani puntavano fortemente su misure tampone come l’helicopter money e piani di aiuto massiccio alle imprese in crisi di liquidità, la dialettica è tornata sugli assi tradizionali. Il nodo cruciale è la scelta delle modalità più efficaci per tutelare i circa 33 milioni di americani ancora disoccupati quando la copertura dello stimolo primaverile finirà il 31 luglio prossimo.

I dirigenti democratici segnalano che l’assicurazione anti-disoccupazione, che mediamente vale 600 dollari la settimana, è un tampone che non copre la perdita di reddito da lavora di una fascia così grande della popolazione; i repubblicani, invece, ritengono che per una scelta razionale i cittadini preferiscano il sussidio di disoccupazione al reddito da lavoro. Il piano del Grand Old Party è dunque maggiormente orientato a concedere detassazioni, sconti fiscali alle imprese, incentivi per i lavoratori che torneranno sul posto di assegnazione. Su questa possibilità, tuttavia, aleggia la spada di Damocledi un nuovo possibile lockdown legato alla nuova esplosione della pandemia oltre Atlantico.

I due partiti si confrontano anche sull’efficacia del Paycheck Protection Program per la tutela delle imprese che, secondo Axios, ha visto oltre 125 miliardi di dollari non sfruttati. Il motivo sembra essere, secondo Axios, legato ai requisiti troppo stringenti chiesti alle aziende, ma c’è il sospetto la grande maggioranza dei fondi abbia preso la direzione di aziende e territori che meno avevano bisogno dell’aiuto di Washington. Per rendere più completa l’assistenza i democratici alla Camera hanno fatto passare a maggio lo Heroes Act da 3 trilioni di dollari, basato su un vastissimo programma di aiuti agli enti locali, sostegno ai redditi, piani di transizione energetica. Un piano che non ha possibilità di vedere il semaforo verde repubblicano in Senato ma che rappresenta un vero e proprio manifesto della futura politica negoziale della sinistra.

Come fa notare StartMag, infatti, “il leader repubblicano al Senato Mitch McConnell ripete ad ogni piè sospinto che il pacchetto Heroes non ha alcuna speranza di passare e che le nuove misure di stimolo che saranno decise saranno redatte nel suo ufficio. E McConnell è uno che ha ripetuto spesso che, per quanto riguarda natura ed entità dello stimolo, bisognerà fare in questo mese di luglio un esame approfondito dei risultati del primo pacchetto prima di vararne uno nuovo”. Trump ha il colpo in canna del piano infrastrutturale da un trilione di dollari in investimenti, a cui dal campo democratico hanno provato a controbattere passando un pacchetto da 1,5 trilioni focalizzato sulle infrastrutture per la transizione energetica. La partita sarà lunga: e non aiuta il fatto che il Congresso conoscerà a luglio le sue settimane di chiusura, che potrebbero rallentare, col consenso tacito dei partiti intenti a riorganizzarsi, un piano di ripresa di cui l’America ha forte bisogno. E il partito che sarà percepito dall’opinione pubblica come responsabile di un lungo stallo potrebbe subire una penalizzazione elettorale.





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