Negli ultimi mesi la sfida lanciata dagli Stati Uniti alla leadership globale della cinese Huawei nella corsa alla costruzione delle nuove reti 5G ha raggiunto livelli di asprezza difficilmente prevedibili. Le recenti sanzioni che impongono a Huawei di non acquistare componenti americane sono solo l’ultimo capitolo del braccio di ferro tra il colosso di Shenzen e Washington, immagine del versante strategico della rivalità Cina-Usa.

Ma sugli esiti di questa pressione, esercitata per via giudiziaria (con la volontà del Dipartimento della Giustizia di arrogarsi il titolo di “pubblico ministero del mondo”), economica (attraverso il regime sanzionatorio) e politica (con le pressioni sugli alleati per la scelta di campo pro-Usa), sono sino ad ora tutt’altro che soddisfacenti. Huawei ha iniziato il 2019 con una crescita record del fatturato, che mira ad accrescere da 100 a 125 miliardi di dollari nel 2019 proprio grazie alla costruzione di reti 5G a livello globale. E, al tempo stesso, anche le pressioni sugli alleati sono risultate in larga misura infruttuose.

Dopo una fase iniziale in cui gli Stati Uniti sembravano capaci di cooptare un gran numero di Paesi alleati a sostegno della chiusura a Huawei della costruzione dei 5G nazionali (Australia, Nuova Zelanda, Canada, Giappone, Germania, Regno Unito) il vento è cambiato. Il Regno Unito, ad esempio, ha snobbato Trump non definendo Huawei una minaccia per la sicurezza nazionale. E nel resto d’Europa ha prevalso il pragmatismo e la necessità di tutelare gli interessi tecnologici nazionali anche, se non soprattutto, attraverso la possibilità di edificare le nuove reti 5G a un prezzo accessibile. Che risulta tanto importante quanto la sicurezza delle reti stesse o la discussione sulla loro possibile vulnerabilità ad attacchi cyber o informatici.

Germania, Francia e Olanda sono in prima fila in questa opposizione ai desiderata di oltre Atlantico. Angela Merkel, Emmanuel Macron e Mark Rutte hanno fatto sapere, con sfumature diverse, di non essere disposti a tollerare imposizioni. “La nostra prospettiva non è quella di bloccare Huawei o qualsiasi azienda”, ha detto il capo dell’ Eliseo nel corso di una conferenza a Parigi. “La Francia e l’ Europa sono pragmatiche e realistiche. Crediamo nella cooperazione e nel multilateralismo”.

Angela Merkel, invece, ha ribadito la linea autonoma già dimostrata nei confronti degli Usa in occasioni quali l’edificazione del gasdotto Nord Stream 2 con la Russia, spiegando che la Germania “ha già sviluppato un percorso ben strutturato per decidere sulla partecipazione alla rete 5G”, all’interno del quale sono formulati i criteri generali di sicurezza che devono valere per tutte le compagnie interessate. “Per noi – sottolinea Merkel – i criteri sono il punto di partenza decisivo, dopo cui stabiliamo chi partecipa”.

Come sottolinea Formiche, nei prossimi mesi “la Bundesnetzagentur“, l’authority delegata all’assegnazione delle gare,  “dovrebbe affidare la diffusione della nuova rete ultraveloce ai 4 operatori telefonici principali Deutsche Telekom, Vodafone, Telefónica e Drillisch. Le telco potranno – successivamente alla conclusione dell’asta – iniziare a costruire l’infrastruttura necessaria per supportare la rete. In Germania, attualmente, tutti gli operatori lavorano con tecnologia Huawei nei loro sistemi”.

In questo contesto assume diversa rilevanza strategica la scelta dell’Italia di non chiudere a Huawei in occasione della firma del memorandum sulla “Nuova Via della Seta”. Gli affari del colosso di Shenzen nel nostro Paese sono numerosi e capillari, dalla costruzione del centro di ricerca a Pula in Sardegna alle joint venture con il Politecnico di Milano, e per il nostro Paese la cooperazione con Huawei risulta, in prospettiva, di valenza strategica. I Paesi europei hanno dimostrato di saper tutelare le priorità dei propri interessi nazionali nel caso della disputa tra gli Usa e Huawei: sul lungo periodo anche all’Italia sarà richiesto di fare lo stesso. E gli Stati Uniti dovranno, in futuro, scendere a patti accettando la presenza di un player di rilevanza globale come Huawei.