SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Secondo quanto riportato dall’indagine della testa giornalistica keniana DailyNation, il mercato ittico del Paese subisce ogni anno un calo della domanda a causa delle sempre maggiori importazioni di pesce dalla Cina. La maggiore competitività di Pechino nei confronti dei pescatori locali – con i prezzi al dettaglio che valgono meno della metà – potrebbe distruggere la produzione interna del Kenya che negli ultimi anni è entrato in crisi anche a causa della minore produttività del Lago Vittoria. A rimetterci però non sarebbero soltanto gli addetti ai lavori ma gli stessi acquirenti finali, in quanto sono stati riscontrate particelle velenose all’interno dei prodotti importati via mare dalla Cina.

La Cina manda in Africa il prodotto di scarto

Stando all’indagine, in alcuni lotti di prodotto importato sarebbero stati riscontrati valori oltre quattrocento volte più grandi dei valori massimi consentiti di piombo, un vero e proprio veleno per il corpo dell’uomo. Non solo, ma anche le precarie condizioni igieniche del trasporto e soprattutto i lunghi giorni per mare in sistemi di conservazione non a norma peggiorerebbero ulteriormente la qualità del prodotto; portando in questo modo sul mercato una merce dannosa per la salute della popolazione. Nonostante la questione abbia già mosso l’opinione pubblica, la grande competitività a livello di prezzo e la diffusa povertà non hanno però limitato la diffusione del pesce asiatico che arrivare regolarmente sulle tavole dei cittadini del Kenya.

La gravità della situazione è insita però nella conoscenza dei danni che un prodotto deteriorato e ricco di sostanze velenose provoca al corpo umano da parte della Cina, la quale però ha preferito ignorare il problema. In questa situazione, si evince come Pechino dirotti i prodotti di minore qualità e nocivi alla salute verso il mercato africano, interessato all’acquisto per il prezzo stracciato della merce. Ed in questo scenario, la necessità di mantenere contenuti i costi provoca una mancata attenzione dei produttori cinese per la fase di trasporto – cui migliorie provocherebbero un aumento del prezzo di vendita ed una conseguenza minore competitività del pesce asiatico rispetto a quello africano. E l’impossibilità di bloccare le importazioni dalla Cina deriverebbe anche dall’incapacità della produzione interna di soddisfare il fabbisogno, sebbene in questo modo la situazione non possa che peggiorare anno dopo anno.

La popolazione e l’economia del Kenya sono in pericolo

Il commercio ittico cinese nella repubblica africana e la nocività dei prodotti provocano però due conseguenze che negli anni rischiano di essere devastanti per Nairobi: la distruzione del mercato del pesce interno e gravi danni alla salute della popolazione; due fattori che dovrebbero spingere il governo del Kenya a prendere dei celeri provvedimenti.

Per quanto riguarda la salute, i danni provocati da una lunga alimentazione contenente piombo si traduce con danni all’apparato nervoso, ipertensione, bassa fertilità e, nei bambini, sviluppo della crescita. Sebbene ciò dovrebbe essere abbastanza per impedire alla Cina di importare un prodotto in queste condizioni, all’interno del pesce asiatico sono state trovate anche tracce di zinco a livelli superiori a quelli raccomandati dalla Fao, un minerale che provoca gastroenterite e vomito. Insomma, un vero e proprio alimento spazzatura.

In seconda battuta, quello che una volta era il fiore all’occhiello dell’economia del Kenya rischia di scomparire nell’arco di pochi anni e non soltanto a causa dell’inquinamento crescente del Lago Vittoria. La globalizzazione e la competizione scorretta di Pechino hanno forse già danneggiato irreparabilmente il settore, con il numero degli addetti ai minimi storici per il Paese ed in uno scenario che non lascia tante speranze di ripresa; confermando ancora una volta la grande capacità competitiva della Cina, nonostante i prodotti scadenti che riesce ad immettere sui mercati.