La geopolitica della corsa allo spazio
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L’Unione Europea inizia a prendere le misure per vincere la “battaglia del grano” e evitare gli effetti globali di uno shock legato alle esportazioni mancanti dai mercati di Russia e Ucraina. Il tema della crisi alimentare, che su InsideOver avevamo associato come prevedibile conseguenza del conflitto a Est già nelle sue prime battute, è diventato giorno dopo giorno sempre più pressante per i decisori del Vecchio Continente esponendo Paesi come l’Italia. Bruxelles intende sbloccare i milioni di tonnellate in attesa di esportazione bloccate in Ucraina per consentire al grano di raggiungere i mercati di destinazione nei Paesi più a rischio di conseguenze sistemiche per la crisi.

“In Ucraina ci sono 20 milioni di tonnellate di grano bloccate dalla guerra di Putin. Ci sono tante navi che non possono lasciare i porti per questo stiamo cercando delle vie alternative per esportare questo grano“. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell, al termine della riunione dei ministri dello Sviluppo tenutasi a Bruxelles il 20 maggio scorso. “Nel mondo ci sono 193 milioni di persone, in 53 Paesi, a grave rischio di sicurezza alimentare”, ha spiegato. Borrell ha ribadito che la crisi alimentare “è causata dalla guerra di Putin e non dalle sanzioni” imposte dall’Ue a Mosca.

Paesi come Egitto, Tunisia, Somalia, Laos, Libia rischiano di esplodere per la crisi alimentare, assieme a Stati già fragili come i Paesi del Sahel e il Libano. Turchia, Bangladesh e Iran acquistano più del 60% del proprio grano da Russia e Ucraina, e l’Europa vuole mobiltiare almeno 30 milioni di tonnellate di grano ucraino tra scorte immagazzinate nei silos del Paese invaso (i 20 milioni di Borrell) e nuova produzione. Come nota Il Messaggero, il primo approdo utile sono i porti Ue che si affacciano sul Mar Nero: in Romania c’è quello di Costanza – il cui spazio aereo è presidiato dai militari dell’Aeronautica italiana -, in Bulgaria Varna e Burgos”. Costanza è il più importante porto del Mar Nero, Varna e Burgos possono contribuire a alleggerire la carenza di Odessa. Danzica e Gdynia, in Polonia, e lo scalo lituano di Klaipeda sono le alternative sul Mar Baltico.

Entrambe le opzioni presentano necessità strategiche e logistiche da soddisfare. Per portare il grano ucraino a Nord si dovrà o soddisfare la necessità di costi di trasporto elevati (i porti polacchi) o passare per la Bielorussia sanzionata (Klaipeda). Tanto che gli Usa starebbero facendo pressione con l’Onu sull’Ue per “sospendere le sanzioni adottate contro Minsk negli ultimi due anni”. A Sud, invece, in un recente reportage abbiamo sottolineato il fattore abilitante che potrebbero avere per le esportazioni del grano ucraino i porti fluviali del sistema del Danubio: lo scalo moldavo di Giurgiulesti, in particolare, è di proprietà della Banca europea di ricostruzione e sviluppo e rappresenta una piccola Odessa in grado di deviare grazie ai suoi terminal e ai vicini snodi ferroviari parte del traffico. Con 1,4 milioni di tonnellate annue di merci mosse nel 2021, la sua capacità è importante per quanto non esaustiva delle necessità europee.

L’annuncio dei piani europei e dell’Onu hanno contribuito a frenare la speculazione sui prezzi del grano, giunti nelle scorse settimane ai massimi storici. Il prezzo del grano è sceso del 9% negli ultimi tre giorni della scorsa settimana dopo l’impegno l’annuncio del piano per garantire le spedizioni di quello bloccato in Ucraina, la comunicazione della possibilità che l’India consenta il rispetto dei contratti di vendita già stipulati nonostante il bando all’export e, ironia della sorte, l’aumento dei raccolti in Russia del 2,6% per raggiungere 84,7 milioni di tonnellate delle quali circa la metà destinate all’esportazioni (39 milioni di tonnellate). L’aumento dei raccolti in Russia, su scala globale, renderà meno costoso anche il grano ucraino che, tuttavia, deve affrontare il problema del raccolto 2022. Il raccolto mondiale del grano, in generale, scenderà a 775 milioni di tonnellate a causa del mix esplosivo tra cambiamenti climatici e guerra che ha tagliato le semine in Ucraina e fatto balzare il costo dei fertilizzanti, con effetto sulle rese produttive a livello globale. Questo è quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’allarme sulla sicurezza alimentare globale lanciato dall’Onu e dal premier italiano Mario Draghi. “Il risultato è la diminuzione delle scorte globali di grano che – sottolinea la Coldiretti – dovrebbero ammontare a 267 milioni di tonnellate, in calo per il secondo anno consecutivo e al livello più basso degli ultimi sei anni”.

Crollano in particolare raccolti di grano in Ucraina fino un quantitativo stimato di 19,4 milioni di tonnellate, circa il 40% in meno rispetto ai 33 milioni di tonnellate previsti per questa stagione che collocano il Paese solo al sesto posto tra gli esportatori mondiali di grano. Per l’Unione Europea nel suo insieme, prosegue l’analisi, il livello di autosufficienza delle produzione comunitaria varia dall’82% per il grano duro destinato alla pasta al 142% per quello tenero destinato alla panificazione. Il problema è tutto nei Paesi in via di sviluppo, di cui l’Europa rischia di essere, una volta di più, il frangiflutti delle crisi. L’ex ministro dell’Interno italiano e direttore della Fondazione Med-Or Marco Minniti è di recente intervenuto al Senato francese avvertendo: “abbiamo poco tempo, questo può portare a crisi sociali molto grandi, a “rivolte per il pane” – basti pensare a quello che è successo nel 2011, non già nel 2015, ma nel 2011. Tensioni sociali che possono creare una crisi umanitaria, non solo in Ucraina, ma anche in Africa. La crisi alimentare può quindi diventare crisi sociale. L’Europa potrebbe essere stretta in una tenaglia umanitaria con un ramo a nord-est, in Ucraina, e un ramo a sud, in Africa”. Un modo per evitare questa crisi è la vittoria nella battaglia per l’esportazione di grano ucraino. Oggi più che mai asset vitale per assicurare calma e stabilità non solo nei mercati internazionali ma anche, e soprattutto, nel turbolento estero vicino dell’Europa.

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