Tra beghe interne che minacciano la stabilità dell’equilibrio politico e un’economia che stenta a riprendere il passo dei recenti anni d’oro, la Germania aggiunge un nuovo nodo da sciogliere alla sua già nutrita lista di problemi. Adesso il governo tedesco rischia di dover riscrivere il rapporto con un alleato non da poco: gli Stati Uniti. Tutta colpa del gasdotto Nord Stream 2, una condotta costruita sul fondale marino che avrà il compito di trasportare gas naturale (metano) dalla Russia alla Germania, e da qui al resto dell’Europa. I lavori per la costruzione dell’opera sono quasi conclusi, dunque Washington ha pensato bene di lanciare l’ultimo avvertimento a Berlino: guai a terminare questa infrastruttura energetica. Gli americani non si sono fermati alle parole, visto che il Congresso Usa ha approvato l’adozione di sanzioni contro il gasdotto russo-tedesco. Il testo, dopo essere passato alla Camera, è stato approvato anche dal Senato con 86 sì e 8 no. Spetterà ora a Donald Trump firmare o meno il documento, anche se il tycoon aveva già fatto capire di volerlo fare.

Gelo tra Washington e Berlino

L’Unione Europea e la Germania sono insorti contro gli Stati Uniti, ritenendo che le eventuali sanzioni paventate rappresentino una vera e propria ingerenza americana all’interno della politica energetica europea. Berlino non intende certo abbassare la testa, e lo si capisce dalle reazioni di alcuni esponenti di spicco della scena politica tedesca. Saskia Esken, copresidente dell’Spd, cioè del Partito socialdemocratico tedesco, ha spiegato all’emittente televisiva Zdf che il governo deve reagire alle misure adottate da Washington sul Nord Stream 2. “È problematico che gli Stati Uniti tentino di acquisire influenza sugli affari europei sanzionando il gasdotto tra Russia e Germania”, ha poi quindi aggiunto Esken. Angela Merkel, pur rimarcando la volontà di portare a compimento il gasdotto, ha provato a mediare lasciando uno spiraglio per incontri distensivi tra le parti: “Non vi è altra possibilità che condurre colloqui decisivi”. La cancelliera ha inoltre fatto capire che “il governo federale non ha alcuna intenzione di ritirarsi dalla disputa con gli Stati Uniti sul Nord Stream 2”. Le ipotetiche sanzioni americane, che potrebbero entrare in vigore nella giornata di domani, 20 dicembre, andrebbero a colpire sia le persone giuridiche che quelle fisiche coinvolte nella costruzione del gasdotto. Le misure prevedono il congelamento dei beni controllati in Usa di entrambi i soggetti citati per un periodo di cinque anni. Alle persone fisiche, inoltre, verrà vietato l’ingresso in territorio americano.

Motivazioni politiche ed economiche

Due sono i motivi che hanno spinto gli Stati Uniti a compiere questo passo. Prima di tutto l’amministrazione Trump intende utilizzare l’arma delle sanzioni per fermare la costruzione di una pipeline che consentirebbe alla Russia di trasportare il gas naturale direttamente nel cuore dell’Europea. Ebbene, una condizione del genere, secondo il Congresso Usa, alimenterebbe la presunta aggressività militare del presidente russo Vladimir Putin nel Vecchio Continente. A Washington non piace l’idea che l’Europa debba dipendere dal Cremlino, e tanto i Repubblicani quanto i Democratici sono marciati compatti contro Berlino. Oltre alle motivazioni di natura politica c’è da considerare un aspetto economico non da poco. Il Nord Stream 2 pesta i piedi alla strategia americana, in quanto non solo consentirebbe alla Russia di svincolarsi dal sistema sanzionatorio che pende sul capo di Mosca, ma anche e soprattutto perché gli Stati Uniti sono da poco diventati produttori di gas di primo livello. E hanno tutta l’intenzione di volersi accaparrare la fetta di mercato europea senza spartirla con nessuno. Tanto meno con la Russia.

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