È in atto una silenziosa guerra dei mari tra Nord Africa e Europa per l’oro blu nascosto sotto il mare. Ingenti quantità di preziosi idrocarburi giacciono inutilizzati sotto il Mediterraneo Occidentale e l’Oceano Atlantico e diversi paesi stanno giocando d’anticipo nel tentativo di accaparrarsi queste risorse. Ha destato scalpore alcuni giorni fa la notizia, annunciata da Agenzia Nova nell’aprile 2018 ma rimasta sotto traccia per mesi, delle rivendicazioni algerine sul mare antistante la Sardegna. Il tema è tuttavia emerso solo dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della regione di Sardegna, Mauro Pili, il quale ha accusato Algeri di aver “attaccato i confini internazionali a mare” mettendo “nero su bianco i nuovi confini della propria Zona economica esclusiva (Zee) marittima”.  La delimitazione algerina si estende peraltro fino all’isola spagnola di Cabrera, a sud di Maiorca. Da parte loro, gli algerini sostengono di aver rispettato l’articolo 55 della convenzione di Montego Bay del 1982, che offre ai paesi la possibilità di estendere per una distanza di 200 miglia nautiche dalla costa una propria zona economica esclusiva. La stessa cosa adesso la sta facendo il Marocco con la Spagna.

Il Marocco lambisce le Canarie

Rabat ha adottato mercoledì 22 gennaio due progetti di legge (il numero 37.17 e il 38.17) per stabilire il dominio marittimo e la sovranità al largo della costa del Sahara Occidentale, tra le città di Tarafay e Dakhla, fino a lambire le Isole Canarie di proprietà spagnola. In un discorso alla Camera dei rappresentanti, il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita ha sottolineato che le leggi rivestono un’importanza cruciale nel consolidare la sovranità del Marocco sulle sue acque territoriali. Ci sono però almeno due elementi di criticità:

  • Per le Nazioni Unite il Sahara Occidentale risulta come un territorio conteso con il Fronte Polisario, l’organizzazione del popolo sahrawi, e non come parte integrante del Regno marocchino.
  • La Spagna non ha accettato di buon grado che il suo vicino meridionale abbia proclamato unilateralmente una Zona economica esclusiva che non solo lambisce le Isole Canarie, ma annulla di fatto ogni pretesa sulla sua ex colonia.

Le leggi erano “congelate” in parlamento dal luglio 2017 e sono state approvate dopo il discorso di re Mohammed VI in occasione del 44esimo anniversario della Marcia Verde, l’evento con il quale 350 mila marocchini nel 1975 marciarono lungo l’ex colonia del Sahara spagnolo, nota anche come Sahara occidentale, per riunirlo al territorio marocchino. “Lo spirito che ci ha permesso di recuperare il Sahara nel 1975 è lo stesso che ci spinge oggi a raggiungere lo sviluppo in tutte le regioni del Regno”, ha dichiarato il re il 6 novembre 2019. “Ciò include naturalmente le nostre province meridionali”.

L’Algeria punta l’Isola di Cabrera

La delimitazione unilaterale dell’Algeria nel 2018 colpisce anche le acque spagnole, non solo quelle italiane. Il decreto presidenziale algerino si estende fino all’isola di Cabrera (a sud di Maiorca) e proprio come in Italia, anche in Spagna è passata inosservata per due anni. “Non siamo d’accordo e abbiamo informato l’Algeria”, ha detto il ministro degli Esteri spagnolo Arancha González Laya in una conferenza stampa a Madrid. Il capo della diplomazia spagnola si recherà ad Algeri la prossima settimana per discutere proprio di questa problematica. Tuttavia, le carte a disposizione di Madrid per far cambiare idea agli algerini sono limitate. L’Algeria è infatti un paese troppo strategico per la Spagna perché fornisce circa la metà del gas che consuma. L’aumento della domanda interna nel paese nordafricano, il graduale esaurimento delle riserve nei giacimenti attivi e la mancanza di investimenti in nuovi pozzi hanno comportato una forte riduzione del flusso di metano dall’Algeria verso la Spagna, che rischia letteralmente di finire alla canna del gas.

Il governo di Madrid sotto attacco

La mosse del Marocco e dell’Algeria, nonostante fossero pronte da decine di mesi, sembrano aver spiazzato Madrid. Il ministro degli Esteri spagnolo ha cercato di buttare acqua sul fuoco, ma è stata criticata per aver tenuto una posizione troppo morbida. L’esponente del governo iberico ha respinto la decisione di Rabat, sottolineando che tutti i paesi hanno diritto di delimitare le loro acque marittime, Spagna inclusa. “Questo è ciò che sta facendo il Marocco. Il prossimo passo è fissare i confini. Ho chiesto e ricevuto un impegno dal ministro marocchino a non fare questo unilateralmente”, ha detto la Gonzalez Laya secondo “El Pais”. Il capo della diplomazia spagnola ha spiegato di aver ricevuto rassicurazioni dal collega marocchino Bourita, definendo esemplari” le relazioni del Marocco con la Spagna. Rassicurazioni che però non hanno convinto i media spagnoli, che denunciano “manovre unilaterali” e “minacciose” da parte del Marocco.

Esportazioni di gas in calo

Le esportazioni di gas dal Nord Africa verso l’Europa sono diminuite del 19,4 per cento nella settimana dal 3 al 9 febbraio rispetto ai sette giorni precedenti (dati Enagas, Snam Rete Gas, Interfax). Mettendo insieme l’afflusso di gas lungo le condotte Maghreb-Europa (Algeria-Marocco-Spagna), Medgaz (Algeria-Spagna), Trasmed (Algeria-Tunisia-Italia) e Green Stream (Libia-Italia), il calo è ancora più evidente, pari al 41,7 per cento, se paragonato alla stessa settimana dello scorso anno. La condotta Maghreb-Europa, che collega l’hub di Hassi R’Mel alla città spagnola Cordoba ha visto un crollo del 72,9 per cento anno su anno, scendendo a 5,8 milioni di metri cubi al giorno. In calo anche il flusso lungo il gasdotto Megaz (Hassi R’Mel-Beni Saf-Almeira) sceso del 20,3 per cento anno su anno a quota 16,1 milioni di metri cubi al giorno.

Il Transmed ha visto un flusso medio dall’Algeria a Mazara del Vallo di 24,4 milioni di metri cubi al giorno, in calo del 32,1 per cento settimana su settimana e del 44,5 per cento anno su anno. Più contenuta la diminuzione delle esportazioni del gas libico a Gela (che continua ad arrivare nonostante la guerra in Libia) lungo in GreenStream, pari a 11,7 milioni di metri cubi al giorno in calo del 4,9 per cento rispetto alla settimana precedente del 19,3 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E’ in questo contesto che vanno lette le rivendicazioni di Algeria e Marocco sulle acque del Mediterraneo e dell’Atlantico. Sia gli algerini che i marocchini hanno intenzione di lanciare dei tender per le esplorazioni di gas offshore, sperando di replicare il successo dell’Egitto con Zohr, il mega-giacimento scoperto da Eni e messo in produzione a tempo di record. Non solo: l’Algeria potrebbe avviare anche l’estrazione dello “shale gas”, il metano racchiuso negli scisti bituminosi a grandi profondità che richiede l’utilizzo del “fracking”, la tecnica della fratturazione idraulica temuta dalla popolazione per i possibili danni all’ambiente e alle falde acquifere. La partita per le risorse energetiche è dunque aperta, ma la prima mossa l’hanno fatta i nostri dirimpettai nella sponda sud del Mediterraneo.

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