Dopo lunghi anni di austerità sulla pelle del popolo greco, alla fine il Fondo monetario internazionale lascerà il Paese. La decisione, simbolicamente convalidata dal primo ministro della Grecia Kyriakos Mitsotakis e da Kristalina Georgieva (direttrice dell’Fmi) arriva dopo anni di collaborazione e duri scontri tra Atene e la Troika. Adesso, per il popolo greco, è forse arrivato il momento di tirare un sospiro di sollievo, nonostante i problemi che ancora attanagliano il Paese.

La Grecia torna padrona delle proprie finanze

Il lungo programma di rientro dal debito che ha interessato la Grecia negli ultimi anni ha portato ad un drastico taglio della spesa pubblica e a un contestuale aumento del cuneo fiscale. Con il ceto imprenditoriale in ginocchio per le tasse troppo elevate e i lavoratori spesso in difficoltà a compiere il giro del mese a causa dei bassi salari, il sistema ha retto soltanto grazie alla forza di volontà della popolazione.

L’obiettivo dell’Fmi, in fondo, non è mai stato quello di garantire la ripresa del Paese nell’interesse del popolo greco, ma di tutelare gli investitori che, negli anni, avevano prestato fondi alla Grecia. Questo risultato, infatti, è stato portato a casa, con il debito pubblico ridotto entro limiti accettabili e con la stabilità politica raggiunta che garantisce bassi tassi d’interesse per il denaro in prestito che attualmente Atene detiene ancora in mano. È però giunto il momento che il governo ellenico inizi a pensare anche ai cittadini, che mai come adesso necessitano di una minore austerità per favorire la ripresa delle produzioni e dei consumi.

I problemi del taglio alla spesa pubblica

I tagli alla spesa pubblica sono risultati necessari per ristabilire il livello di indebitamento pubblico della Grecia, tuttavia la loro attuazione ha provocato non pochi problemi nel sistema economico-sociale locale. In primo luogo, i fondi destinati all’ammodernamento infrastrutturale ed alla sanità pubblica hanno causato un’arretratezza rispetto al resto dell’Unione europea, che in ogni caso devono essere recuperati nei prossimi anni. I tagli al sistema previdenziale hanno invece pesato direttamente su lavoratori e pensionati, cui capacità di spesa future rimarranno sostanzialmente stabili anche nei prossimi anni a causa della diminuita propensione al risparmio causata da stipendi ed assegni pensionistici troppo vicini alla soglia di sussistenza.

Infine, i tagli alle forze dell’ordine non potranno essere mantenuti in eterno e non soltanto per questioni dovute alla sicurezza ed al mantenimento dell’ordine pubblico. Anche le entrate fiscali hanno subito una frenata a causa dei minori controlli sul contrabbando nel Paese come nel caso del mercato del tabacco dove, infatti, nel solo 2018 le casse di Atene hanno perso oltre 600 milioni di accise (fonte Ekathimerini). La restaurazione dei sistemi di controllo sono però subordinati ad un aumento di spesa pubblica, che Atene si è già detta disposta ad attuare nel prossimo futuro.

Dopo aver ottenuto in parte il favore del popolo anche grazie al suicidio politico di Alexis Tsipras, adesso il primo ministro Mitsotakis dovrà dimostrare di essere in grado di gestire la situazione post-abbandono dall’Fmi. Uno scenario sicuramente complicato, ma dal quale uscirà la Grecia dei prossimi anni; nella speranza che il Paese non ricada ancora una volta nella spirale dell’ennesimo sovra-indebitamento, che questa volta facilmente condurrebbe al default di Atene.

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