Con il passaggio della pandemia di coronavirus, le economie europee si sono trovate di fronte alla peggiore crisi dell’ultimo secolo, con dati raccapriccianti che stanno evidenziando contrazioni che hanno raggiunto la doppia cifra – come accaduto in Germania ed in Italia. Per cercare di superare questa difficile situazione di stallo, l’Europa ha messo in campo misure volte ad incentivare i consumi, le quali però non sono unanimemente condivise ed appaiono più come un tentativo di salvare il salvabile piuttosto che un vero stimolo alla ripresa. E in questo scenario, dunque, per cercare di sollevarsi dalla crisi alcuni Paesi hanno deciso di intraprendere la propria strada, come accaduto nel caso della Grecia e di una decisione destinata a far riflettere anche nel nostro Paese. Ossia, quella di cercare di convincere gli anziani a trasferirsi nella penisola ellenica grazie a sgravi fiscali sull’assegno pensionistico e, prossimamente, anche con prezzi di favore sull’acquisto degli immobili, come riportato dal quotidiano greco Kathimerini. Una scelta lungamente dibattuta, ma che secondo il governo del Paese guidato da Kiriakos Mitsotakis potrebbe aiutare Atene a superare questo periodo di difficoltà e dare lo sprone necessario alla ripresa dei consumi.

L’importanza degli anziani

Come accade anche in Italia, in quasi tutti i Paesi dell’Europa la popolazione pensionata subisce dei pesanti tagli sui propri assegni pensionistici, a titolo di imposte. Tassazione che, a detta di molti, apparirebbe ingiusta a coloro che hanno lavorato una vita per mantenere l’apparato assistenzialistico statale e che, anche una volta usciti dal mercato del lavoro, si ritrovano a dover comunque alimentare. Oppure – come accade invece nei Paesi del Benelux e nella Gran Bretagna – il destino che ci si trova di fronte è quello di vivere alla mercé di un tempo uggioso, proprio quando si vive quel momento di “vacanza perenne” che segna il fine vita dei più fortunati cittadini europei che sono giunti in buona salute al traguardo pensionistico.

La Grecia – come il Portogallo – ha deciso dunque di accomunare queste due esigenze. Mentre sul clima il governo greco non ha dovuto aggiungere nulla, per attirare i pensionati europei è stata giocata la carta degli sgravi fiscali per mantenere – quasi – per intero il proprio assegno pensionistico qualora si prenda la residenza in Grecia. E al tempo stesso, per facilitare gli spostamenti è stato deciso di discutere una serie di manovre volte a favorire gli acquisti di immobili con prezzi di favore: ripopolando la Grecia e attraendo persone disposte a spendere sul proprio territorio. In uno scenario che, di conseguenza, circonda gli anziani di una grandissima importanza anche sotto il profilo economico del Paese, puntando sulla loro capacità di spesa per far fronte ai periodi di difficoltà.

L’Italia dovrebbe fare lo stesso?

La situazione della Grecia non è poi così differente da quella di molte regioni dell’Italia meridionale, che soffrono un continuo spopolamento, di una carenza di investimenti sul territorio e soprattutto di un continuo calo dei consumi – che la pandemia ha “semplicemente” accelerato. In questo scenario, dunque, appare strano come anche nel nostro Paese la politica non si sia mai mossa per attirare gli eterni vacanzieri del Nord Europa, come fatto da Lisbona e da Atene, con lo scopo di far ripartire l’economia di un territorio sempre più in crisi. E soprattutto, ha lasciato negli anni molte linee di interpretazione, da quelle fondate sul “complottismo” a quelle basate su un’equità sociale che verrebbe meno, sino ad arrivare alla semplice mancanza visionaria di una politica troppo poco attenta ai particolari.

Dopotutto, che cosa avrebbero da invidiare le scogliere della Calabria, la costa della Puglia e le campagne della Toscana ai panorami della Grecia? E soprattutto, quali servizi avrebbero in meno i cittadini comunitari rispetto a quelli ai quali potrebbero accedere ad Atene? Sostanzialmente nessuno: l’unica differenza risiede nel non aver mai implementato una politica fiscale aggressiva nei confronti degli altri Paesi europei, come fatto invece precedentemente dalla Grecia e dal Portogallo.

Per un’Italia che vuole ripartire – giocando soprattutto sulle bellezze del proprio territorio e sulla necessità di ripopolare ampie aree ormai semi-disabitate – qualcosa si dovrebbe però muovere, per non rendere la distanza incolmabile. Soprattutto, adesso che anche Atene si è mossa verso questo redditizio mercato e considerando come nel corso degli anni la popolazione europea è destinata ad invecchiare ulteriormente. Altrimenti, rischiamo ancora una volta di trovarci a piangere sull’ennesima possibilità di ripresa mancata a causa di una grave cecità visionaria della nostra politica.

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