Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, le banche che sino allo scorso operavano liberamente sul territorio europeo grazie alla loro iscrizione nei registri londinesi  sono state obbligate a trovare dei nuovi Paesi nei quali istituire le loro sedi. In assenza infatti della registrazione in uno degli appositi registri speciali, banche, società finanziarie e start-up fintech non sarebbero infatti autorizzare ad operare nell’area unica e verrebbero di fatto escluse dal mercato.

Già negli scorsi mesi molte società (una tra tutte, l’italiana Satispay con il Lussemburgo) avevano deciso di spostare la propria sede sociale in altri Paesi appartenenti all’Unione europea, evitando così di incorrere nel blocco operativo. A trarne maggiore vantaggio, in quell’occasione, furono principalmente i Paesi del Benelux, con Lussemburgo e Paesi Bassi che hanno attirato le attenzioni degli istituti finanziari della City grazie anche alle meno stringenti normative e ad una tassazione ridotta all’osso. Adesso, però, anche un altro Paese potrebbe scegliere la stessa strada, entrando in modo dirompente nella lotta per accaparrarsi le ricchezza in fuga dal Regno Unito: la Grecia di Kiriakos Mitsotakis.

Giù le tasse e legislazione semplificata

Come riportato dal Telegraph e cogliendo le immense opportunità provenienti dall’uscita della Gran Bretagna dal mercato unico, il governo della Grecia ha intravisto la possibilità di attirare sul proprio territorio le società finanziarie in fuga dalla City di Londra. Dovendo per forza fare i conti in ottica futura con un’economia che risentirà ancora per molto tempo della pandemia a causa della grande componente di pil proveniente dal turismo, Atene ha dovuto mettere a punto una serie di piani volti a bilanciare le perdite provenienti dal settore. E investire nelle banche e nelle società finanziarie – mai come in questo momento – potrebbe rivelarsi la scelta più azzeccata per traghettare il Paese fuori da questa prima parte della crisi dando al tempo stesso solide basi per la ripartenza futura.

Per fare ciò, e soprattutto per battere la concorrenza del Nord Europa, la scelta della Grecia come base per la propria operatività deve essere però incentivata da apposite semplificazioni normative e dalla promessa di tassazioni agevolate. In questo scenario, Atene sembra dunque davvero intenzionata a rivoluzionare la propria legislazione, introducendo apposite normative per le società operanti sull’estero  all’avanguardia sul territorio europeo. E ancora una volta, nonostante le limitate possibilità a proprio disposizione, la  Grecia sembra essersi messa nella posizione di ottenere il massimo dei risultati al minor prezzo possibile.

L’Italia si è fatta beffare?

Nel mondo economico italiano sono anni che si paventa la possibilità di introdurre una serie di normative meno stringenti per le società operanti esclusivamente sull’estero: le famose off-shore. Tuttavia, negli ultimi anni nulla si è mosso a riguardo, lasciando sostanzialmente impreparato il nostro Paese alla Brexit ed alla possibilità di catalizzare gli investimenti in fuga da Londra (benché ormai sia dal 2016 che tutti sanno che questo momento sarebbe arrivato).

Con un’economia fortemente colpita dal passaggio della pandemia di coronavirus e con gli investimenti in fuga dal nostro territorio proprio verso quei Paesi che garantiscono tassazioni più basse, la sensazione però è quella che, questa volta, qualcosa andasse davvero fatto. Almeno per recuperare parte delle perdite e iniettare al tempo stesso liquidità nelle casse del Fisco italiano, messo fortemente sotto stress dalla necessità di elargire aiuti diretti all’economia.

Sebbene i problemi attuali siano sostanzialmente speculari e sebbene Atene versi in condizioni ancora peggiori di quelle del nostro Paese, la Grecia si è dimostrata però molto più caparbia e veloce, con ottime possibilità di conseguire il risultato sperato. L’Italia, invece, da questa sfida a distanza non si può nemmeno considerare sconfitta quanto più proprio non pervenuta. A ennesima conferma di come, purtroppo, a livello programmatico soffriamo di gravissime carenze rispetto ai nostri partner-avversari europei.