La grande sfida di Donald Trump: governare il debito americano

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Attacco al debito Usa, i rendimenti schizzano al 5%. L’ombra della guerra finanziaria di Cina e Ue, così titolava lo scorso aprile La Stampa descrivendo l’aumento del rendimento dei titoli di Stato americani, sotto pressione dai venti di guerra commerciali conseguenti al Liberation Day del 2 aprile. Ancora più drastico era stato il titolo della testata Investing.com, che lo scorso maggio si domandava: L’America Sta per Fallire? Come il Debito Pubblico potrebbe far fallire gli USA. Infine, chiudendo il cerchio, la sentenza sul tema l’aveva probabilmente data Ray Dalio, il fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates, che dopo la bocciatura di Moody’s sul rating sovrano Usa aveva acceso i riflettori sul vero pericolo, a detta sua, ancora sottovalutato e cioè che gli Stati Uniti arrivassero a non ripagare il proprio debito attraverso la svalutazione progressiva della moneta (la cosiddetta manovra di “monetizzazione del debito”).

Il grande dilemma del debito Usa

Insomma, tra la primavera e l’inizio dell’estate di quest’anno il tema del ripagamento o meno del debito pubblico americano ha appassionato e fatto dannare in molti, portando la questione anche al grande pubblico. La preoccupazione ha iniziato a diventare così diffusa che lo scorso giugno, all’apice probabilmente dell’isteria generale su tale criticità, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, fu costretto ad andare in televisione per ribadire che gli Stati Uniti non avrebbero mai dichiarato il default e avrebbero invece ripagato tutti i propri debiti.

Passata l’estate, il tema è ritornato appannaggio degli addetti ai lavori, lasciando il passo a nuove notizie che sono subito rientrate nella top 10 dell’agenda informativa globale. Tra minacce di attacco americano al Venezuela, guerre commerciali su terre rare e microchip, la sigla dell’”accordo di pace” per il Medio Oriente a firma del Presidente Trump e la “spettacolare” crisi di governo francese, di debito americano non si è più parlato. E, tatticamente, cioè nel breve termine, questo è accaduto con cognizione di causa. In effetti, la percezione del mercato sulla sostenibilità del debito americano è diventata più favorevole, come mostra l’immagine seguente che rappresenta il rendimento del Treasury decennale USA (il titolo di stato a dieci anni, vero termometro del sentiment del mercato sul debito USA) negli ultimi mesi.

Il debito si stabilizza: la sfida di Trump

Rispetto ai picchi di aprile e maggio (4,6%) i tassi di interesse sui titoli a dieci anni sono progressivamente calati, stabilizzandosi negli ultimi giorni intorno al 4,1%. Livelli molto lontani rispetto agli spettri del “5%” preventivati il maggio scorso. Che cosa sta dunque succedendo al debito USA, adottando una visione mediana rispetto all’eccesso di pessimismo o ad una dolosa mancanza di prudenza?
Partiamo da alcune considerazioni:

In primo luogo, Donald Trump ha sicuramente contribuito ad aumentare il caos globale e l’incertezza commerciale da quando si è insediato alla Casa Bianca a gennaio. Ma proprio il caos ha probabilmente avvantaggiato il veloce spostamento dei riflettori dal debito ad altre questioni, contribuendo a un minore nervosismo sui mercati dei bond americani. Il costo del finanziamento del debito, cioè l’altra medaglia dei rendimenti dei titoli di stato USA, si è quindi ridotto progressivamente.

In secondo luogo, secondo le previsioni del FMI, il debito pubblico degli Stati Uniti è comunque destinato a superare per la prima volta in questo secolo i livelli registrati in Italia e Grecia, sottolineando la situazione precaria delle finanze pubbliche americane.  Il debito pubblico lordo degli Stati Uniti aumenterà di oltre 20 punti percentuali da oggi fino a raggiungere il 143,4% del PIL del Paese entro la fine del decennio. Ciò avviene mentre il FMI stima che il deficit di bilancio degli Stati Uniti si attesterà sopra il 7% del PIL ogni anno fino al 2030, il più alto tra tutti i Paesi ricchi monitorati dal fondo. Il debito complessivo degli Stati Uniti, pubblico e privato, rimane quindi una delle principali vulnerabilità dell’economia americana.

Stablecoin, recessione, Fed

Terzo punto, Il Genius Act, firmato da Trump nel luglio 2025, obbliga gli emittenti di stablecoins (monete di emissione privata il cui valore deve essere “ancorato” al valore di un altro asset, tipicamente il dollaro USA) a detenere riserve in titoli del Tesoro USA a breve termine. Questo meccanismo crea una domanda strutturale per il debito pubblico americano e potrebbe appiattire la curva dei rendimenti al ribasso, specialmente sulla parte breve.

Vi è poi il fatto che, secondo l’analisi del Beige Book della Fed condotta da Rosenberg Research, circa l’88% della popolazione statunitense vive in Stati che stanno attraversando una fase di recessione economica. Tali condizioni rendono più probabile un progressivo e graduale taglio dei tassi di interesse da parte della FED, che potrebbero incentivare l’acquisto dei bond americani nel corso delle prossime settimane (spingendo al ribasso i tassi di interesse).

Infine,I dati della Federal Reserve Bank di New York mostrano che il tasso interbancario overnight medio (SOFR) ha raggiunto il 5,34% alla fine di ottobre, superando l’intervallo target dei tassi sui fed funds compreso tra il 5,25% e il 5,50%. Ciò indica che le banche stanno iniziando ad accumulare riserve, un classico segnale di esaurimento della liquidità sistemica.

Nel frattempo, secondo Reuters, le riserve bancarie presso la Fed erano scese a quasi 3.000 miliardi di dollari al 24 settembre, il livello più basso dal 2019, spingendo molte grandi banche a trasferire fondi nel mercato dei pronti contro termine per ottenere rendimenti più elevati, riducendo la portata dei prestiti interbancari. Questa situazione dimostra che, oltre al rallentamento dell’economia reale, permangono rischi di stress finanziario nei meccanismi di pagamento e nelle riserve bancarie. Le preoccupazioni relative alle condizioni di liquidità nel mercato monetario e bancario hanno alimentato le aspettative che la Federal Reserve metta presto fine alla sua politica di quantitative tightening (QT) o riduzione del bilancio, alleggerendo ulteriormente la pressione sui prezzi dei titoli di stato USA.

Cosa aspetta gli Usa?

In sintesi, per comprendere le dinamiche che supportano la sostenibilità del debito USA, bisogna distinguere tra un piano strategico (di lungo termine) e uno tattico (di breve termine). Nel primo piano permane una necessità vorace degli Stati Uniti di emettere continuamente nuovo debito per finanziare le proprie funzioni interne ed esterne, alimentando l’insostenibilità fiscale del governo; nel secondo piano, invece, si intersecano tra di loro degli elementi favorevoli, come la diffusione delle stablecoins, che rendono momentaneamente stabile l’Outlook dei bond americani. Entrambe le affermazioni sono vere contemporaneamente e considerare almeno tutti questi fattori nell’analisi della capacità di indebitamento americano significa acquisire una prospettiva più consapevole che permetta di leggere gli avvenimenti futuri legati al debito (americano e non solo) con uno sguardo strategico.