Le industrie di tutta Europa, e non solo, si stanno attrezzando per rispondere all’emergenza sanitaria del coronavirus che ha sorpreso decisamente impreparati numerosi sistemi sanitari nazionali in quanto a disponibilità di presidi medici, dispositivi di protezione individuale e macchinari indispensabili come i ventilatori polmonari.

Di fronte alle crescenti necessità, per iniziativa propria o sotto esortazione e stimolo dei governi nazionali, intere filiere produttive stanno conoscendo una massiccia riconversione verso la produzione di mascherine, abbigliamento medico, valvole, respiratori, C-Pap e altri, fondamentali prodotti necessari per l’operatività di ospedali e personale sanitario.

Manifestazione concreta dell’importanza di questa urgenza è stata l’esplicita richiesta del premier britannico Boris Johnson ai capitani d’industria del Paese, principalmente del settore meccanico e automobilistico, affinché riconvertissero alcune aree dei loro impianti alla produzione di ventilatori e respiratori. In Italia, lo sforzo di strategia politica si è fatto altrettanto incisivo con la nomina di Domenico Arcuri, direttore di Invitalia, a commissario straordinario dell’emergenza.

E Invitalia ha messo sul campo 50 milioni di euro per il finanziamento della riconversione industriale nel Paese. Come sottolinea Industria Italiana,”Potranno accedere agli incentivi le imprese di tutte le dimensioni […] che dovranno realizzare un programma di investimenti, di valore compreso tra 200mila e 2 milioni di euro, che sarà agevolato fino al 75% con un prestito senza interessi (tasso zero) rimborsabile in 7 anni. Gli incentivi saranno erogati sull’investimento e il capitale circolante”.

Anche il settore privato del Vecchio Continente si è messo in moto. Le filiere produttive più consone per un’efficace e rapida riconversione sono quelle dei settori meccanici e automobilistici, che hanno macchinari e linee tali da riconvertirsi alla produzione di macchinari, e quelli del tessile e della moda, funzionali alla fondamentale produzione di mascherine. Dalle ditte produttrici di assorbenti e pannolini ai giganti del fashion (la francese Lvmh, la spagnola Zara), passando per le realtà di eccellenza italiane (come la cuneense Miroglio) la platea della riconversione è ampia e variegata.

Il settore auto ha in generale puntato a interiorizzare know-how e potenzialità operative delle aziende specializzate fornendo loro linee produttive e capacità operativa. Questo è il caso dei gruppi della galassia Exor, da Fca alla Ferrari, antesignana della pratica. L’unico produttore italiano di ventilatori, la bolognese Siare Engineering, pur avendo annullato tutte le commesse estere, non riusciva inizialmente a stare al passo con la domanda degli ospedali e ha potuto contare sul sostegno dei gruppi della galassia Fiat: Fca è stata coinvolta “per vedere se può contribuire con le materie prime e semilavorati, elettronica, pneumatica, valvole o tubi prelevati da suoi magazzini e opportunamente modificati”, ha dichiarato l’ad di Siare, Gianluca Preziosa. “O anche spianandoci la strada dell’accesso ai mercati e a centinaia di migliaia di potenziali fornitori della sua filiera”. Al contempo, negli Usa Fca, Ford e General Motors studiano iniziative analoghe. E il Lingotto, gruppo tra i più attivi nel campo, ha addirittura annunciato di voler produrre, in un suo stabilimento in Asia, un milione di mascherine al mese da donare a ospedali e operatori sanitari.

La sfida, enorme e complessa, coinvolge anche università e centri di ricerca. In Lombardia la Regione e il Politecnico di Milano hanno sviluppato a tempi da record prototipi di mascherine filtranti da fornire alle aziende. “Si stanno dedicando alla produzione di presidi sanitari, fra gli altri, anche le aziende che fanno parte del comparto produttivo di Apple e Foxconn”, fa notare Starting Finance, sottolineando poi che “in Italia per aiutare le aziende ad avviare la produzione di presidi sanitari […] c’è una squadra di accademici coordinata dal rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino, di formazione ingegnere”.

Sul tema della riconversione industriale la flessibilità delle industrie scese in campo si è dimostrata fondamentale. La resilienza della capacità produttiva in scenari di crisi è un fattore chiave: al tempo stesso, la necessità che tale riconversione si sia resa necessaria invita governi e operatori politico-economici a considerare fondamentale, in futuro, l’accumulazione di scorte di emergenza di materiali che possono risultare strategici e fondamentali in scenari di crisi sanitaria. Un’altra delle importanti lezioni di una crisi senza precedenti.

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