Nelle scorse giornate l’agenzia Bloomberg ha gettato il sasso nello stagno del dibattito finanziario inter-europeo annunciando che Commerzbank avrebbe consigliato ai suoi clienti di liberarsi dei titoli di Stato italiani detenuti nei loro portafogli giustificandosi con la possibilità di un downgrade dei Btp a livello spazzatura da parte delle principali agenzie di rating.

La notizia ha causato, in Italia, una reazione bipartisan: dall’opposizione Giorgia Meloni è insorta attaccando a testa bassa la banca di Francoforte, mentre nel governo il viceministro dello Sviluppo Economico Stefano Buffagni (Movimento Cinque Stelle) ha sottolineato che la notizia può “può provocare danni economici giganteschi”. La voce, non confermata nè smentita dalla Germania, è ulteriormente problematica perchè Commerzbank è partecipata per oltre il 15,6% dallo Stato tedesco.

Come è giunto in mano a Bloomberg il rumor della presunta manovra di Commerzbank? Perchè il consiglio è partito proprio ora? Quali sono le potenziali conseguenze politiche ed economiche della manovra? La questione è aperta ad interpretazioni.

Forse Buffagni ha esagerato nell’allarme: la manovra di Commerzbank, se messa in campo ora, risulterebbe a dir poco suicida per la banca tedesca prima ancora che profittevole per i suoi clienti. Commerzbank è un colosso dai piedi d’argilla come la sorella Deutsche Bank. Tanto che il governo tedesco non è riuscito, nella primavera 2019, a perfezionare la fusione tra i due player finanziari tedeschi per le troppe incertezze che aleggiavano sulla capacità operativa dei gruppi. Inoltre, l’attuale ripresa degli acquisti massicci da parte della Bce di titoli di Stato, almeno nel breve periodo, non renderebbe conveniente una vendita allo scoperto di Btp. L’annuncio nero su bianco, nel caso trovasse conferma, renderebbe palese l’attestazione di debolezza di Commerzbank. Un’istituzione che volesse operare in maniera speculativa agirebbe, sottolinea Mauro Bottarelli su Il Sussidiario, come Deutsche Bank nel 2011: “prima scarica l’impossibile, in punta di piedi e quando le acque paiono ancora calme e poi opera così da infame da comunicarlo poco prima che si scateni la tempesta, addirittura sotto forma di documento ufficiale sulle detenzioni a bilancio”. Il vero nodo oggigiorno, prima ancora che economico, è di matrice politica.

Il memo di Commerzbank è reso pubblico in maniera grossomodo contestuale alla sortita di Klaus Regling, direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), sulla necessità di rendere pienamente operativo il fondo salva-Stati in relazione alla crisi del coronavirus. Un “uno-due” di cui insospettisce il tempismo, poco dopo che Angela Merkel aveva aperto a concessioni su un utilizzo più morbido del Mes ma al prezzo del totale rifiuto dell’emissione di Eurobond. Utilizzando un lessico derivato dal gergo militare, potremmo parlare di una manovra di alleggerimento per deviare la pressione politica che Paesi come Italia, Francia e Spagna stanno esercitando su Germania e Olanda per ottenere uno strumento di debito mutualizzato.

Manovra, secondo Bottarelli, che ha dato i suoi frutti, deviando il dibattito: “È una partita tutta politica, una guerra di nervi. Gira tutto attorno alla moral suasion che Angela Merkel vuole cercare di imporre in sede europea per scongiurare del tutto e per sempre l’idea della mutualizzazione del debito”. In una fase in cui tutto evolve a velocità notevole giorno dopo giorno, non è da scartare l’ipotesi che Berlino abbia agito in termini “provocatori” per prendere fiato. Di tatticismo e tatticismo, oltre ogni ipocrisia, l’Unione Europea sta però lentamente morendo. E la Germania, sul lugno periodo, minaccia di scottarsi duramente.

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