Il gas della discordia, i giacimenti in grado di far ribollire le acque del Mediterraneo orientale: quando nei mesi scorsi vengono scoperte importanti riserve di gas dinnanzi le coste cipriote, si è ben consapevoli che da lì a breve sarebbe iniziata una gara per il loro controllo. E così è: la Turchia, in particolare, rivendica anche a nome della repubblica turcofona di Cipro del nord il diritto di esplorare quei giacimenti e sfruttarne in parte le potenzialità. Circostanza questa che ovviamente turba e non poco la parte greca di Cipro, il cui governo è un membro dell’Ue ed è l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Da qualche settimana a questa parte, è in atto un vero e proprio braccio di ferro tra le varie parti in causa. 

Un asse italo – francese per il gas cipriota

Ed in questo braccio di ferro l’Europa in quanto Ue non ne esce molto forte, almeno per il momento: Bruxelles approva delle sanzioni, richieste da Nicosia ed Atene, che però non vengono prese molto sul serio dalla Turchia. Al contrario, Ankara ritiene non meritevoli di discussione le manovre approvate in sede comunitaria. Ed allora a muoversi è l’Europa intesa come continente di Stati nazione che non ci stanno a perdere le proprie prerogative nel Mediterraneo orientale. E così, ecco che spunta fuori ancora una volta l’asse italo – francese: Eni e Total, come già fatto in Libano, assieme riescono ad assicurarsi alcuni dei più importanti lotti dei giacimenti a largo di Cipro.

Il colosso francese, in particolare, entra all’interno del consorzio in cui vi è già la presenza di Bp e Qatar Petroleum, assicurandosi anche parte di lotti già in mano all’Eni. Una collaborazione, quella tra la nostra azienda e quella francese che, come scrive Formiche, aumenta il peso specifico del consorzio dove sono già presenti le società prima citate. Un consorzio in grado quindi di avere una corsia privilegiata con il governo di Cipro, il quale a sua volta ha anche il sostegno di Washington nella disputa con la Turchia.

Ed Atene bussa alle porte dell’Egitto

Anche la Grecia, alleata storica della comunità grecofona di Cipro, decide di iniziare a muoversi autonomamente nel Mediterraneo orientale vista la mano leggera dell’Europa sulla Turchia. A fine luglio il neo ministro degli esteri, Nikos Dendias, visita Il Cairo dove incontra il suo omologo Sameh Shoukry. L’impressione è che Atene, entrata da poco nel nuovo corso politico guidato dal neo premier Kyriakos Mitsotakis, sia riuscita a trovare una sponda proprio in Egitto. Il presidente Al Sisi non ha certo intenzione di vedere la Turchia sempre più influente nel Mediterraneo orientale: Ankara ed Il Cairo sono agli antipodi su tutti i più importanti dossier regionali, a partire da quello libico dove la Turchia appoggia Al Sarraj mentre l’Egitto è sponsor di Haftar.

Per questo alle gravi accuse lanciate proprio da Il Cairo dal ministro degli esteri greco, il quale parla di violazione della sovranità cipriota e di azioni illegali da parte della Turchia, Shoukry annuisce parlando di “proficua discussione con il collega greco sulle gravi provocazioni perpetuate nel Mediterraneo orientale”, alludendo per l’appunto ad Ankara. L’appoggio egiziano per Atene appare più che mai vitale nel braccio di ferro con la Turchia per la questione relativa ai giacimenti ciprioti.

Cosa c’è in ballo dinnanzi alle acque cipriote

La questione è comunque ben lungi dall’essere risolta, in quanto oltre ad affari miliardari la posta in gioco riguarda l’influenza stessa che a livello politico ed economico in futuro è possibile esercitare in questa parte del Mediterraneo. La Turchia vuole per sé un ruolo decisivo ed usa la sua presenza nella Repubblica turca di Cipro come testa di ponte per l’intera area orientale del Mare Nostrum. Il sogno di Ankara è unificare la propria Zee (Zona economica esclusiva) con quella a suo dire appartenente al governo turco – cipriota, creando una grande piattaforma in cui esercitare influenze politiche ed economiche.

Una prospettiva a cui ovviamente si oppongono gli altri attori impegnati nella regione, a partire dal governo cipriota, passando per Atene e quindi Bruxelles ed i vari alleati occidentali. Una partita in cui la Grecia sembra coinvolgere, come detto, anche lo stesso Egitto. In poche parole, la grande gara per le risorse del Mediterraneo orientale e l’influenza nella regione è appena partita. Ed i risultati appaiono tutt’altro che già disegnati.