Dalla tecnologia alle infrastrutture, dalla finanza alla difesa sono anni di grande spesa in Europa e al fianco delle autorità pubbliche planano i fondi di private equity, che iniettano risorse a pioggia in diversi settori in crescita e nel 2025 hanno trainato un aumento degli investimenti nel Vecchio Continente.
Private equity, 311 miliardi di dollari in Europa
Da gennaio a settembre il Financial Times ha stimato che il private equity in Europa abbia raccolto 311 miliardi di dollari per investimenti strategici, oltre un terzo del totale mobilitato su scala mondiale. Si tratta di un record globale per l’Europa, che è frutto di un combinato disposto di fattori.
Innanzitutto, la trazione del grande progetto d’investimento infrastrutturale e militare tedesco emerso dopo l’elezione alla Cancelleria Federale di Friedrich Merz si è fatta altamente sentire. In secondo luogo, l’Europa aveva alle spalle decenni di sottoinvestimento nei settori strategici. E poi c’è stato il richiamo della necessità: capitali pubblici non sufficienti hanno chiamato in campo l’appoggio dei grandi protagonisti del mercato private equity, i fondi americani.
Lo nota anche il Ft: “Quest’anno KKR ha investito in Europa più di 20 miliardi di dollari , escludendo il debito estero utilizzato per acquistare asset, il totale più alto, mentre la rivale Blackstone prevede di investire 500 miliardi di dollari nel prossimo decennio” sul Vecchio Continente. Anche Global Infrastructure Partner (Gip), controllato dal 2024 da BlackRock, sta spingendo sull’Europa, principalmente sul fronte dei data center.
Il boom del private equity europeo
Il Ft emerge che in particolare sono raddoppiati rispetto al 2024 i finanziamenti per le opere infrastrutturali, sulla via per superare i 75 miliardi di dollari in un anno. Inoltre, un ruolo sistemico nell’approfondimento del peso dei private equity capaci di apportare risorse fresche al mercato potranno averlo, da un lato, la rinnovata enfasi politica sulla concentrazione tra progetti e imprese a cui molte letture della strategia europea, tra cui quella del Rapporto sulla Competitività di Mario Draghi, stanno portando i mercati, e dall’altro il valore relativamente ristretto delle borse del Vecchio Continente.
Il capitale privato d’oltre Oceano è in questo senso la supplenza alla difficoltà per le imprese di finanziarsi sui mercati borsistici con i volumi necessari a sostenere gli investimenti in conto capitale in programma e una copertura per le spese degli Stati. In sostanza, ciò che un tempo nell’era della ricostruzione post-Seconda guerra mondiale veniva fatto con la leva della spesa pubblica e delle politiche anticicliche keynesiane (creare le basi di un nuovo sviluppo industriale, finanziare le infrastrutture, spingere la competitività) viene fatto in sinergia tra la spesa nazionale e la finanza del private equity, che mira non a speculare ma a valorizzare e trarre profitto dagli asset.
La sponda di Goldman Sachs in Europa
Nell’era del capitalismo dell’asset management il private equity è la forma di capitale paziente che più spesso è chiamato in campo per tali politiche di spesa. Anche negli Usa se ne parla, soprattutto sul fronte della Difesa e della logistica. Un report di Goldman Sachs segnala che “gli investitori sono attratti dal valore delle aziende europee rispetto alle controparti statunitensi più costose” e che in vista di una stagione di tagli dei tassi da parte della Banca centrale europea “con il calo del costo del capitale in Europa, gli investitori di private equity potrebbero ottenere maggiori profitti”. Per il colosso finanziario di New York:
L’industria europea è fortemente frammentata. Questo offre agli operatori di private equity l’opportunità di creare piattaforme e iniziare a consolidare i mercati. Possono creare aziende più grandi e migliori, con una crescita di fatturato e utili sufficiente a sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo in innovazioni come l’intelligenza artificiale.
Investimenti europei, profitti americani
In quest’ottica, è bene segnalare come nell’integrazione europea tra settori e mercati ci sarà una pesante mano americana. La dipendenza finanziaria, dopo quella tecnologica e della difesa, è una delle tre, cruciali forme di vassallaggio strategico dell’Europa rispetto all’alleato di oltre Atlantico ed una delle più vischiose e difficilmente invertibili. L’Europa si trova in una fase di euforia degli investimenti che per determinanti strutturali non può però prescindere dalla presenza di capitali privati americani e dalla prospettiva di trasferire oltre Atlantico parte dei profitti che molti investimenti garantiranno, anche quando destinati alla pubblica utilità. Con il rischio di un potenziale cortocircuito su chi avrà il controllo finale dei beni e servizi che saranno realizzati.
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