La Germania si ribella all’Europa: Bce un rischio per la democrazia

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La Germania si ribella al funzionamento dell’Unione Europea. Un giudice della Consulta tedesca, Peter Huber, si è lamentato in un documento pubblicato al termine della Legal Conference per l’eccessivo potere maturato dalla Banca Centrale Europea (Bce).

L’organo avrebbe ormai maturato una “visione illimitata” del mandato e per questo motivo metterebbe a rischio la tenuta della democrazia, tanto a Berlino e dintorni come nel resto del continente. Ma non è finita qui perché nell’affondo del giudice – come sottolinea il quotidiano Milano Finanza – a influire negativamente sulla tenuta democratica sarebbero anche le circa cinquanta autorità indipendenti e agenzie che presserebbero in vario modo i Paesi membri dell’Ue.

Nel caso della Germania, Huber sottolinea il rapporto controverso tra la normativa europea e i requisiti cosiddetti di “legittimazione democratica” previsti dalla Costituzione teutonica. Secondo l’influente personaggio tedesco, questi ultimi dovrebbero prevalere i primi anche se nella realtà non è sempre così.

La Germania si scaglia contro la Bce

A scatenare il ginepraio sono stati alcuni intellettuali che hanno pensato bene di chiamare in causa la Consulta in merito al mandato della Bce e alla decisione di quest’ultima di attuare il Quantitative easing. Che cos’è? Si tratta di una delle modalità non convenzionali con cui una banca centrale, nel nostro caso la Banca Centrale Europea, interviene sul sistema finanziario ed economico di uno Stato, nella situazione descritta l’Unione Europea.

E per quale motivo la Bce dovrebbe intervenire? Al fine di aumentare la moneta in circolazione mediante una politica monetaria ultra espansiva. Quando l’abbassamento dei tassi di interesse (applicato dalle stesse banche ai soggetti che richiedono loro un prestito) non ha alcun effetto, gli istituti centrali acquistano titoli degli Stato – cioè azioni e obbligazioni sul mercato – con lo scopo di immettere nuova moneta in circolazione. In altre parole, l’intenzione della misura è quella di aumentare le richieste dei prestiti in denaro. Soldi che potranno poi essere investiti in beni o servizi per far ripartire l’economia.

Un mandato illegittimo?

Gli intellettuali tedeschi hanno criticato la scelta della Bce di adottare il Quantitative easing. Questi signori si appellano alla legittimità dell’interpretazione del mandato dello stesso organo europeo, anche se in passato la Corte di Giustizia Europea aveva non aveva riscontrato alcun problema.

Se ha dunque poco senso mettere in discussione la legittimità del mandato della Banca Centrale europea, è però doveroso interrogarsi sui possibili conflitti tra le Costituzioni dei singoli Stati e le discipline europee. Insomma, se anche l’europeista Germania, pur sbagliando prospettiva, ha sollevato una questione del genere, vuol dire che l’argomento deve essere affrontato nelle giuste sedi e con i giusti mezzi.

Tornando a Huber, il suo punto di vista è chiaro: “Tenendo conto del fatto che, contrariamente almeno all’interpretazione tedesca dei trattati, la Bce ha sviluppato una comprensione piuttosto illimitata del suo mandato, che abbiamo assistito all’istituzione di quasi 50 agenzie europee più o meno indipendenti e che le autorità europee hanno fatto pressione gli Stati membri per garantire l’indipendenza a una parte sempre crescente della loro amministrazione nazionale, la conclusione è chiara: c’è in gioco la democrazia”.