Friedrich Merz vuole “barare” prendendo al balzo la palla del piano di riarmo tedesco ed europeo per aprire i cordoni della borsa in Germania e spingere a maxi-investimenti il suo costituendo Governo con il volano dell’ennesima emergenza? Il sospetto non viene da qualche sovranista o zelante antieuropeista, ma dal gotha dell’informazione comunitaria. Ne parla infatti Politico.eu, sottolineando come la grande spesa annunciata dall’ex rigorista dell’Unione Cristiano-Democratica, 500 miliardi di euro per le infrastrutture e altrettanti per gli armamenti, stia “allarmando l’Europa”.
La reazione è ambivalente, nota la testata basata a Bruxelles, gola profonda del Deep State comunitario: da un lato, “gli alleati della Germania in Europa hanno ampiamente accolto con favore l’atteso allentamento dei cordoni della borsa da parte di Berlino” sperando che possa allontanare i solitamente rigidi tedeschi dal profondo afflato rigorista che molti, soprattutto in riva al Mediterraneo, pensavano potesse tornare ulteriormente di moda con Merz alla Cancelleria federale. Dall’altro, “c’è un senso di disagio circa l’impatto che lo stimolo potrebbe avere in un momento in cui le economie stanno ancora lottando per riprendersi dopo il doppio shock del Covid e del conflitto in Ucraina, e con l’incombente minaccia di una guerra commerciale con gli Stati Uniti”.
ReArm Europe e… rilancia Germania
Il sospetto di molti Paesi non è tanto sul piano messo in campo da Berlino per far crescere la domanda aggregata dell’Europa, quanto piuttosto sulle misure complementari che potranno accompagnarlo. La Germania, si immaginano le cancellerie, avrà spazio fiscale extra dallo scorporo degli investimenti in difesa per attuare la “svolta epocale” (Zeitenwende) dal Patto di Stabilità. Come li impiegherà? Per molti Stati, secondo Politico.eu, c’è la possibilità che “Berlino paghi miliardi di euro per attrarre nuove fabbriche di chip o batterie, o per abbassare i costi energetici per le aziende tedesche, mentre non sono in grado di permettersi sussidi statali così generosi”.
Già Olaf Scholz, cancelliere oramai uscente, ha usato la leva dei sussidi per spingere a investire in Germania colossi come Tsmc o Intel (progetto quest’ultimo abortito) nei Lander deindustrializzati dell’Est. Inoltre, il cancelliere socialdemocratico ha messo in campo nel 2022 un “bazooka” da 200 miliardi di euro contro la crisi energetica. Ora a esser preoccupata è soprattutto la Francia, che spera in ReArm Europe per dare una spinta alla sua industria e ha incassato il via libera alla priorità comunitaria ai finanziamenti per l’industria militare. Del resto, ReArm Europe è un piano europeo ma, prima di tutto, tedesco. Lo ha firmato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione e compagna di Merz nella Cdu. Pensare che non sia stato pensato anche con un occhio alla fu locomotiva d’Europa, ora inceppata, per animare una dinamica di sistema in cui la Germania può esser avvantaggiata non è fuorviante. Non sarebbe la prima volta, dalla nascita dell’Unione Europea, che per Berlino l’interesse comunitario è, innanzitutto, quello della propria economia. A prescindere dalla capacità del resto d’Europa di stare a ruota.

