La visita ufficiale di Angela Merkel in Cina arriva in un momento delicato per entrambi i paesi. L’economia di Berlino ha lanciato preoccupanti segnali di arresto mentre il Dragone rischia di finire stritolato dai dazi di Trump. La produzione industriale tedesca, a luglio, è diminuita dello 0,6% rispetto al mese precedente, a fronte di una previsione del + 0,4%, ed è addirittura calata del 4,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un segnale evidente, questo, di come la manifattura della Germania si trovi in difficoltà e di come la sua attività industriale rimanga debole. Dall’altra parte, nonostante le apparenze, neppure la Cina se la passa bene: Pechino è alle prese con un rallentamento del Pil, che nel 2018 è cresciuto comunque del 6,6%, un debito sempre più enorme, che secondo alcuni avrebbe raggiunto il 300% del Pil, e un rallentamento generale dei consumi interni. Giusto per fare due esempi: sono calati gli ordini di auto e smartphone, due settori che negli anni precedenti trainavano l’intera locomotiva. Per evitare di affossare, e allo stesso tempo lasciare campo aperto agli Stati Uniti, Germania e Cina sono pronte a seppellire l’ascia di guerra per arrivare a un accordo di reciproca convenienza.

Il compromesso tedesco

Germania e Cina hanno sempre avuto un rapporto ambiguo. In un primo momento, tra gli anni ’90 e i primi Duemila, Berlino era convinta di aver trovato in Pechino un partner formidabile in cui delocalizzare le proprie aziende e fare affari a discapito delle altre potenze occidentali. Ma da allora la caratura del Dragone è cresciuta a dismisura e i rapporti di forza si sono invertiti, al punto che la Cina ha iniziato a divorare i suoi vecchi alleati economici. La Germania ha patito la concorrenza dei cinesi e oggi è consapevole di non poter più tenere il passo dell’ex Impero di Mezzo. Per questo motivo Merkel cerca di ritagliare uno spazio al suo paese all’interno della nuova economia globale. Due sono le alternative: opporsi alla Cina con esiti catastrofici o scendere a patto con Pechino per salvare il salvabile.

La diplomazia di Berlino

Merkel ha avuto importanti incontri con i rappresentanti del governo cinesi, fra cui il premier Li Keqiang e il presidente Xi Jinping. La cancelliera è stata diplomatica nel ribadire che la Germania è aperta agli investimenti cinesi ed è favorevole nell’accogliere le società intenzionate a investire nel paese. Per rassicurare i partner europei – usando un atteggiamento molto italiano – Merkel ha puntualizzato che Berlino vigilerà sugli investimenti cinesi dirottati in determinati settori strategici e nelle infrastrutture più critiche. In ogni caso il patto prevede maggiori investimenti cinesi in Germania in cambio di concessioni alle aziende tedesche in Cina. Merkel è stata chiarissima nell’invitare “tutte le imprese cinesi a continuare a investire in Germania”, ed altrettanto chiaro è stato Li Keqiang nel promettere “un’ulteriore apertura del mercato della Cina”. Ad alcune aziende tedesche che operano in Cina è già stato garantito di poter deviare dal regime obbligatorio delle joint venture nel paese.

Aumentano gli investimenti cinesi in Germania

Il dibattito si è poi spostato sulla guerra dei dazi: “Auspico una soluzione alla disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti – ha aggiunto Merkel – perché questa guerra colpisce tutti”. In mezzo alla tempesta commerciale gli investimenti della Germania in Cina sono aumentati del 62,7% su base annua nei primi sette mesi dell’anno in corso, così come sono cresciuti il commercio e gli investimenti bilaterali. Gli investimenti tedeschi, secondo i dati diffusi dal ministero del Commercio cinese, hanno raggiunto il valore di 1,17 miliardi di dollari mentre il commercio bilaterale è salito del 2,4% a quasi 107 miliardi di dollari”. Diamo adesso un’occhiata a parti invertire. La Cina, tra gennaio e luglio, ha investito in Germania 1,01 miliardi di dollari (+27,6% su base annua); Pechino è stato il principale partner commerciale di Berlino per tre anni consecutivi. I tedeschi, alla fine, hanno aperto le loro porte al Dragone; in cambio chiedono qualche concessione per far incrementare il giro di affari dei gioielli di famiglia trapiantati in Oriente, come Bmw e Volskwagen.